'Nyt' solleva caso attribuzione su scultura Giambologna. Uffizi: "Nessun giallo"

webinfo@adnkronos.com

Nessun presunto 'giallo' sulla "Venere al bagno" del Giambologna (1529-1608), una delle novità esposte nella mostra "Plasmato dal fuoco. La scultura in bronzo nella Firenze degli ultimi Medici", in corso a Palazzo Pitti fino al 12 gennaio prossimo. Le Gallerie degli Uffizi, dirette da Eike Schmidt, replicano al "New York Times" che in un articolo riporta talune perplessità degli studiosi sull'attribuzione. Ma per il museo fiorentino i maggiori esperti mondiali (Betrand Jestaz, Lars-Olof Larsson e Charles Avery) sono tutti concordi sulla necessità che sia considerata opera della mano del Giambologna.  

Il proprietario della statua è il mercante d'arte di Londsra Alexander Rudigier (amico di Schimdt, scrive il quotidiano newyorchese), da sempre sostenitore della paternità del Giambologna. Diversi esperti sostengono che la scultura sia solo una copia bronzea e di un secolo posteriore di una in marmo del Giambologna esposta al Getty Museum di Los Angeles. 

Dorothea Diemer, storica dell'arte tedesca ed esperta del Giambologna, dalle pagine del "New York Times", critica l'attribuzione: "Cercano di dare credibilità alla loro opinione esponendo la scultura. In più, è un'opera in vendita, quindi l'attribuzione fa la differenza. Ed è questione di tanti soldi". 

Dagli Uffizi smontano il caso e spiegano che non c'è nessun "giallo" come vorrebbe far credere il "New York Times": "Contrariamente a quanto affermato, non è corretto sostenere che una maggioranza degli studiosi sia contraria all'attribuzione di quest'opera a Giambologna. Anzi: a favore si sono schierati, chiaramente e inequivocabilmente, numerosi e stimatissimi esperti della materia". 

Tra coloro che ritengono la scultura forgiata dal Giambologna figura Bertrand Jestaz, già professore a Parigi alla École nationale des chartes (Scuola Normale Superiore per la Paleografia), alla École du Louvre ed alla École pratique des Hautes-Études. Jestaz è il decano degli studi del Rinascimento italiano in Francia e uno dei massimi esperti del bronzo rinascimentale italiano. Il professor Lars-Olof Larsson, autore della prevalente monografia sul più famoso allievo del Giambologna, Adriaen de Vries, propende per la paternità al grande artista.  

A favore anche Charles Avery, già curatore del Victoria and Albert Museum di Londra ed autore dell’unica monografia recente del Giambologna. Avery pubblicò per primo la "Venere al bagno" in marmo ora accolta al J. Paul Getty Museum, la prima versione della "Venere al bagno" in bronzo del 1597: all'epoca, dovette sostenerne l’autografia contro molte critiche. Jestaz, Larsson e Avery hanno tutti contribuito alla fondamentale mostra del Giambologna nel 1978.  

Agli Uffizi spiegano che la "Venere al bagno" in bronzo è già stata ampiamente discussa e analizzata in due tra le più importanti riviste scientifiche internazionali di storia dell'arte: il "Bulletin Monumental" in Francia e il "Burlington Magazine" in Inghilterra. Lo scambio degli argomenti disponibili è stato portato a termine nel "Burlington Magazine" in favore all'attribuzione al Giambologna. 

Come anche altri capolavori del bronzo rinascimentale la "Venere" ora esposta a Palazzo Pitti, spiegano sempre dagli Uffizi, è solamente firmata dal suo fonditore, che l'ha pure datata al giorno della fusione. "Che un bronzo sia firmato dal fonditore corrisponde a un’usanza diffusa nel Rinascimento, ed oggi non più sufficientemente conosciuta", precisa una nota. 

"La critica all'attribuzione è basata su una sbagliata lettura di questa iscrizione - spiega la nota delle Gallerie degli Uffizi - È stato avanzato che la cifra '5' del 1597 sia un 6 incompleto. Questa ipotesi non è tecnicamente verificabile e rimane del tutto speculativa. Si può facilmente immaginare che se fosse stato un '6', l'autore avrebbe corretto il numero incidendo a freddo dopo la fusione la parte lasciata aperta di quello che si legge come '5', cosa evidentemente non avvenuta". 

Alcuni commenti riportati sul "New York Times" si baserebbero su test eseguiti sul bronzo oltre dieci anni fa, quando ancora gli strumenti non erano sofisticati ed esatti come quelli di cui disponiamo ora. "Nondimeno, già vent'anni fa i tecnici del J.Paul Getty Museum avevano stabilito che il bronzo fosse del Cinquecento", replicano dagli Uffizi. Il risultato degli esami scientifici eseguiti ultimamente dal Laboratorio scientifico dei Musei di Berlino, confermato dall'Oxford Institute, Wantage e ricontrollati dal Professor Ernst Pernicka, membro dell'Accademia Austriaca delle Scienze, al Centro di Archeometria a Mannheim "permettono di escludere che il bronzo sia fuso dopo il 1648 con una probabilità di 99,7 percento".  

Il direttore degli Uffizi, Eike Schmidt, si ricorda, è uno dei massimi esperti della scultura bronzea rinascimentale. Come specialista ritiene che la "Venere al bagno" del Giambologna sia un capolavoro dell'arte italiana del Cinquecento e che l’opera meriti l'inserimento nel contesto pubblico della mostra "Plasmato dal fuoco". Inoltre uno degli obiettivi principali di questa mostra è di far vedere al grande pubblico opere che non sono mai state viste prima.  

Quanto all'amicizia dello stesso Schmidt con il co-proprietario della "Venere al Bagno", lo storico dell'arte ed antiquario Alexander Rudigier, si risponde che "il direttore degli Uffizi, proprio in quanto esperto di bronzi antichi, conosce ed è in buoni rapporti con tutti gli antiquari del settore, tuttavia quando si tratta di stabilire quali opere debbano entrare o meno a far parte di una mostra, si attiene rigorosamente a valutazioni di tipo espositivo ed accademico. Che è lo stesso criterio seguito per scegliere se includere o meno opere di privati: con la doverosa precisazione che dall'ingresso di Schmidt alla guida degli Uffizi nel 2015, su un totale di oltre 90 esposizioni organizzate fino ad oggi, per circa 10mila opere complessivamente offerte alla visione del pubblico, sono stati selezionati prestatori privati in appena 90 casi". 

"La Venere non è mai stata esposta in una mostra scientifica, a confronto con altre opere dello stesso artista. Solo in questo ambito ognuno può formarsi un giudizio sulla questione", concludono dagli Uffizi. E il "debutto" a Palazzo Pitti è "particolarmente prezioso" proprio perché solo in pochi finora hanno avuto occasione di esaminarla in un contesto adeguato, quale è la mostra "Plasmato dal fuoco".