"O Roma o morte", 100 anni fa il preludio alla più grande tragedia politica italiana del XX secolo

Il punto di non ritorno della tragica storia dell'Italia novecentesca si consumò nel peludio di 100 anni fa con quella marcia su Roma che condusse alcune migliaia di facinorosi (fan di Benito Mussolini) all'attacco del potere di Roma, una dimostrazione che servì al re Vittorio Emanuele III per implementare la svolta repressiva nel timore del pericolo comunista. La marcia su Roma viene considerata come la tappa di svolta della rivoluzione fascista eppure nasconde aspetti paradossali visto che un potere che accoglie le intemperanze di frange violente, nel tentativo presunto di disinnescarle, non fece altro che celebrare una delle prelibatezze della politica italiana: il trasformismo di stato. Di fatto la guarnigione militare della piazza di Roma avrebbe potuto sbaragliare in un lampo le circa 10 mila camice nere in marcia e invece il re diede a Mussolini le chiavi del governo. Il 30 ottobre del 1922 l'Italia era già sotto dittatura.

Il preludio del disastro

Dalla fine della prima guerra mondiale il Paese era piombato in una recessione grave. Il tributo in vite umane del conflitto aveva letteralmente dissanguato le città e le campagne e in più fra i reduci (spesso rifiutati dalla società civile perché anche mentalmente non più capaci di integrarsi, col carico di menomazioni fisiche e mentali subite) diventarono il bacino di una insoddisfazione permanente col duplice atto d'accusa verso una società che prima li aveva mandati e morire e poi non voleva farsi carico delle loro vite spezzate. Gli scioperi e le agitazioni tanto nelle città che nelle campagne favorirono i partiti della sinistra, molti furono gli scontri tra i manifestanti e forze dell'ordine. Il fascismo attecchisce in questo clima in cui nell'incoscio opera anche l'idea che la violenza possa essere una soluzione permanente. L'11 gennaio 1919 in un comizio di Leonida Bissolati scattano le prime violenze fasciste, nell'aprile dello stesso anno la sede milanese del quotidiano socialista Avanti! (che pure Mussolni aveva diretto) viene incendiata. Episodi così costellano il cammino del futuro dittatore e dei suoi complici fino alle stanze del potere. L'azzardo della marcia su Roma si celebra quando già sia nelle grandi città che nelle zone più povere del paese le squadracce avevano messo a segno le loro azioni violente. Organizzate militarmente, grazie all'inclusione di arditi ed ex combattenti, prendono di mira le nuove amministrazioni socialiste e le forze dell'ordine le lasciano fare: ogni volta che un amministratore socialista veniva messo fuori combattimento o direttamente eliminato il sostituto era per forza un soggetto tanto gradito all'amministrazione centrale che ai fasci di combattimento.

La spirale della violenza alla fonte della dittatura

Il grande rito funebre e di elaborazione dei troppi lutti causati dalla guerra (le stime arrivano a parlare di 600 mila morti italiani nella grande guerra) fu l'organizzazione delle cerimonie per la traslazione della salma del Milite ignoto. L'altare della Patria a Roma dovenva diventare il sacrario dell'immensa tragedia collettiva.

I fascisti non si fecero scappare l'occasione e nei giorni successivi organizzarono nella capitale il terzo congresso del loro partito. Gli scontri con gli antifascisti produssero due morti e circa 150 feriti. Già allora il governo Giolitti fu incapace di tenere stabilmente l'ordine, a livello politico si consumava uno scontro ideologico senza quartiere ma la destra aveva il vantaggio del consenso delle classi dirigenti (industriali e possidenti terrieri) che salutarono ben presto il fascismo come un baluardo al rischio di rivoluzione bolscevica. Non esistono elementi reali che possano definire Benito Mussolini un uomo di pace. Il fascismo è nato con la violenza ed è finito solo dopo una lunga serie di bagni di sangue di cui è stato ispiratore e protagonista. Nemmeno quando la seconda guerra mondiale veniva data totalmente per persa gli irriducibili delle milizie fasciste rinunciarono alla violenza e a tutti i suoi cascami compresi quelli di compiere stragi efferate al fianco dei nazisti.