Obesità bimbi, studio svela causa effetto yo-yo dopo la dieta

(Adnkronos) - Se un bimbo dimagrisce troppo velocemente, il suo cervello non riesce a 'resettarsi', la 'spia' della fame resta accesa e il piccolo ingrassa di nuovo. Uno studio condotto dal Seattle Children's Hospital americano, pubblicato sul 'The Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism' e presentato a Roma al 60esimo Congresso della Società europea di endocrinologia pediatrica (Espe, 15-17 settembre), spiega così l''effetto yo-yo' che rischia di vanificare gli sforzi dei bambini messi a dieta. Se il dimagrimento è rapido, entro i 6 mesi - sottolineano gli autori - mentre l'intestino si adegua presto al nuovo peso, rilasciando correttamente gli ormoni della sazietà dopo un pasto, l'adattamento cerebrale viaggia su un binario più lento e la voglia di mangiare rimane.

I ricercatori hanno preso in esame un gruppo di 28 bambini obesi dai 9 agli 11 anni, sottoposti a un programma dimagrante di 24 settimane, mettendolo a confronto con un altro gruppo di 17 bambini normopeso ai quali non era stata fatta seguire alcuna dieta specifica. Attraverso una risonanza magnetica funzionale eseguita mentre i piccoli guardavano immagini di alimenti ipercalorici, gli scienziati hanno osservato che i bimbi obesi che avevano ripreso peso dopo essere riusciti a dimagrire rapidamente mostravano, anche dopo i pasti, alti livelli di attivazione delle aree cerebrali legate all'appetito.

"Questo significa che il cervello dei bambini si trova in modalità 'affamato' anche quando l'intestino rilascia ormoni" come la grelina "che dovrebbero indurre la sensazione di sazietà", commentano Mariacarolina Salerno, vicepresidente del meeting europeo e presidente della Società italiana di endocrinologia e diabetologia pediatrica (Siedp), e Stefano Cianfarani, presidente del congresso europeo, ordinario di Pediatria all'Università Tor Vergata di Roma e responsabile dell'Unità di Diabetologia e Patologia dell'accrescimento dell'Ospedale Bambino Gesù della Capitale. In altre parole, "l'intestino si adatta subito al nuovo peso e segnala correttamente che l'organismo non ha bisogno di mangiare. Di contro, il cervello non riesce a stare al passo e continua a lasciare accesa la spia della fame, spingendo il bambino a mangiare anche se non ne ha bisogno, portandolo così a riprendere i chili persi in precedenza con la dieta".

"Questi risultati - precisano Salerno e Cianfarani - provengono da uno studio che ha coinvolto un gruppo esiguo di bambini solo all'inizio e alla fine del programma di intervento alimentare, per cui saranno necessari ulteriori ricerche, più ampie e dettagliate, per confermare che una perdita di peso rapida influisce su questi processi e comporta un effetto yo-yo". Secondo gli esperti italiani, "sarebbe anche utile indagare se e quanto tempo ci vuole affinché il cervello inizi ad adattarsi al nuovo peso, regolando in maniera corretta la sensazione di fame e sazietà. Ma, in generale, questi dati suggeriscono che per trattare più efficacemente l'obesità nei bambini dovremmo evitare interventi che portano a veloci riduzioni del peso corporeo, e puntare invece a graduali e coerenti cambiamenti nello stile di vita per raggiungere un peso stabile e migliorare anche la salute".

L'obesità infantile è un problema che ha ormai assunto le dimensioni di un'epidemia globale, ricordano gli endocrinologi. In totale oggi si contano circa 124 milioni di bambini e adolescenti obesi nel mondo. Un problema particolarmente rilevante per la salute futura, se si considera che il 40% dei bambini obesi diventeranno adolescenti obesi, e che l'80% degli adolescenti obesi saranno poi adulti obesi. In Italia, uno dei Paesi europei con il più alto tasso di prevalenza dell'obesità infantile, preceduta solo da Cipro, Spagna e Grecia, i bimbi con obesità sono il 9,4% del totale e quelli in sovrappeso circa il 20%.

"Le conseguenze per la salute possono essere devastanti - avvertono gli specialisti - L'obesità infatti aumenta, tra gli altri, il rischio di sviluppare diabete di tipo 2, malattie cardiache e cancro".