Enrico Michetti, occhio al tribuno folk nell'Italia dei peggiori

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ROME, ITALY - JUNE 11: Enrico Michetti (Lawyer, professor and radio speaker) candidate for Mayor of Rome attends the press conference to present the candidate for Mayor of Rome, on June 11, 2021 in Rome, Italy. At the press conference organized by the Italian center-right political parties to present their candidate for Mayor of Rome, Enrico Michetti, in the presence of Matteo Salvini (Lega political party leader), Giorgia Meloni (Fratelli d'Italia leader) and Antonio Tajani (Forza Italia leader). (Photo by Antonio Masiello/Getty Images) (Photo: Antonio Masiello via Getty Images)
ROME, ITALY - JUNE 11: Enrico Michetti (Lawyer, professor and radio speaker) candidate for Mayor of Rome attends the press conference to present the candidate for Mayor of Rome, on June 11, 2021 in Rome, Italy. At the press conference organized by the Italian center-right political parties to present their candidate for Mayor of Rome, Enrico Michetti, in the presence of Matteo Salvini (Lega political party leader), Giorgia Meloni (Fratelli d'Italia leader) and Antonio Tajani (Forza Italia leader). (Photo by Antonio Masiello/Getty Images) (Photo: Antonio Masiello via Getty Images)

Vasto programma “restituire a Roma l’orgoglio di Caput Mundi”. Perché Roma “era tutto”, Roma è Roma, come si dice nei bar, allo stadio, nello spazio eterno del luogo comune che si nutre del mito. Già, il discreto fascino dell’Impero che è sempre piaciuto a una certa destra. Vuoi mettere: prima ancora che i treni arrivassero in orario, ai cittadini ci avevano pensato gli imperatori che “pensavano alle strade, ai punti, alle terme” mica come quei perditempo del superfluo come gli egizi che “costruivano piramidi”. Se uno avesse gli occhi chiusi, penserebbe di assistere a un remake di SPQR, con un novello Massimo Boldi, intonacato come un imperatore, che si candida a sindaco. E invece è la conferenza stampa di presentazione del candidato sindaco del centrodestra.

Il folklore della romanità è il programma di Enrico Michetti, “folgorato” dall’incontro con la pro-sindaca Simonetta Matone, che invece qualche idea concreta di programma già la espone, e con “Matteo” e “Giorgia”, che si sente “civis romanus” come San Paolo, folgorato anch’esso sulla via di Damasco. Candidato sindaco e prosindaco, come console e proconsole, ma che ama definirsi “tribuno”, il “massimo” che si può dire perché “rappresenta il popolo sacro e inviolabile”. Ma Michetti - prima gaffe su quanto è igienico il saluto romano in tempi di Covid - non è estremista, nostalgico, missino, ce n’erano di più in giro nella giunta di Alemanno, non faceva a botte con i rossi nella Roma negli anni Settanta, non ha un passato di militanza. E poi, “chi sono gli altri per giudicare?” dice Giorgia, già in modalità campagna elettorale se Paolo Gentiloni lo ha proposto come Cavaliere al merito per la Repubblica, e Mattarella, mica pizza e fichi, ce ...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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