"Oggi Trump vincerebbe le elezioni". La previsione di Michael Moore

Massimo Basile

"Se le elezioni si svolgessero oggi, Donald Trump vincerebbe. Negli stati che contano il sostegno nei suo confronti non è sceso di un centimetro". È la previsione del regista Michael Moore, attivista democratico e tra i pochi a prevedere, nel 2016, la vittoria del tycoon americano nonostante tutti i sondaggi avessero indicato l'avversaria, Hillary Clinton.

In un'intervista alla rete televisiva indipendente Democracy Now, Moore è convinto che i democratici otterranno 4-5 milioni di voti in più dei repubblicani, ma per il sistema elettorale e il peso che gli stati dell'America rurale hanno, alla fine Trump vincerebbe.

Finally a truthful tweet from Trump! Tweeting at me tonight regarding my comments that he'll lose the popular vote again (by an even larger margin than 2016), but may win the electoral college in 2020 if Dems don't nominate the progressive candidate and get the base out to vote. pic.twitter.com/ERNGGhsEea

— Michael Moore (@MMFlint) December 28, 2019

"Non ho dubbi - spiega - che tra la gente a casa, seduta sul divano, in California, a New York, e persino in Texas, aumenteranno quelli che voteranno contro di lui. Il problema è che, se si votasse oggi, Trump vincerebbe negli stati che gli servono perché, vivendo lì, vi posso garantire che il sostegno nei suoi confronti non è sceso di un centimetro. La gente è spaventata all'idea che possa perdere, perché lo hanno visto come si muove, hanno un appetito vorace nei suoi confronti. Questa è la brutta notizia".

"Ciò che dovremmo fare - aggiunge - è non presentare un'altra Hillary Clinton. I democratici stanno incoraggiando la moderazione, vanno al centro, ragionano tipo 'non urtiamo i bianchi arrabbiati'. La gente sta inviando messaggi al partito, dicono 'non voteremo Trump ma neanche un democratico simil repubblicano".

Secondo il regista la formula vincente sarebbe un candidato che "ecciti la base, le donne, la gente di colore, i giovani". "Dobbiamo svegliarci quel giorno - conclude - con questo tipo di sentimento, alzarci e decidere di andare a votare, come facemmo nel 2008 con Obama. Ma bisogna polarizzare il voto, non andare dietro ai moderati".