L’ultimo bimbo uscito vivo da Auschwitz: "Quando sto male torno lì. A 12 anni ho visto il male assoluto"

Oleg Mandić (Photo: ANSA)

“A 12 anni avevo visto il male assoluto. Quello che mi aspettava da quel momento sarebbe stato un valzer”. Era solo un ragazzino quando arrivò ad Auschwitz come prigioniero politico. Era l’estate del 1944. Il suo nome era Oleg Mandić e venne liberato dall’Armata Rossa nove mesi dopo. Fu l’ultimo bambino ad uscire vivo da quel campo di concentramento. Oggi, ad 87 anni, l’uomo ripercorre la sua esperienza sulle pagine del Corriere della Sera.

“Mio nonno e mio padre si erano uniti ai partigiani jugoslavi, facevano parte degli alti ranghi vicini a Tito. I russi volevano portarci a Mosca, ma non c’erano voli. Evacuarono tutti dal lager, rimanemmo soltanto noi”.

Ad Auschwitz-Birkenau, Oleg è ritornato 13 volte. La prima fu nel 1969, l’anno della morte di sua madre. E confessa di tornarci ancora oggi, per sentirsi vicino alle anime di chi a quel campo non è sopravvissuto.

“Anche lei voleva andarci ma non fu possibile, le promisi sul letto di morte che l’avrei fatto io [...] Nei momenti di difficoltà prendo l’auto, faccio il pieno e parto. Arrivo alle 7 di sera, quando i visitatori sono andati via, mostro il numero al braccio, il mio pass, entro, vado sulla rampa di Birkenau e sto seduto sui binari [...] Fa parte della mia vita, il punto d’incontro con il mio passato, con il mio destino, poter stare con le anime di chi non ce l’ha fatta.


Laureato, trent’anni passati a Milano, un passato lavorativo nell’import-export e in un’impresa editoriale, come giornalista e nel marketing. Poi la famiglia e la nascita di un figlio. Dal giorno in cui è andato in pensione, l’uomo racconta la sua esperienza e così racconta di essere sopravvissuto:

“Il 5 per cento per merito mio, il 15 per l’amore di mia madre, l’80 per fortuna”. All’arrivo venne lasciato nel reparto femminile, anche se dopo i 10 anni non avrebbe potuto. Quando lo scoprirono e decisero di trasferirlo gli scoppiò la febbre [...] Così venne “isolato” nel terribile reparto del dottor Mengele. E per lui fu ancora buona sorte. “Faceva esperimenti sui gemelli, a me non mi considerava. Anzi lì mangiavo meglio”.

Oleg Mandić si dice preoccupato del ritorno dell’antisemitismo e dell’indifferenza:

Lui che non è ebreo ma fu vittima della stessa intolleranza. “A chi tace in questi momenti dico: guai a stare zitto, dovresti ricordarti che negli anni Trenta, quando vennero a prenderti, non c’era nessuno a difenderti perché quando presero gli altri tu tacevi”.

Leggi anche...

Andra e Tatiana Bucci, salve dalla Shoah perché il dottor Mengele le credette gemelle

Love HuffPost? Become a founding member of HuffPost Plus today.

This article originally appeared on HuffPost.