Olimpiadi Tokyo 2020. Negli angoli del Giappone che guarda il futuro dal podio

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Tokyo 2020 (Photo: Getty)
Tokyo 2020 (Photo: Getty)

Un antico proverbio giapponese recita “Il saggio si inerpica sul Monte Fuji una volta, lo stolto due” e se vi interrogate sul senso della massima, ogni dubbio vien sciolto dalle gare di ciclismo su strada che, alle Olimpiadi di Tokyo, si son disputate giusto sulle pendici del vulcano, che non erutta dal XVIII secolo ma è ben vivo e minaccioso. Nel pigro fallimento della squadra di Nibali, dominata dall’oro ecuadoriano di “Locomotora” Carapaz, dall’argento belga di van Aert e dal bronzo del mostruoso sloveno Tadej Pogačar, “è lui il nuovo Merckx” garantisce il vecchio Merckx, e con il bel terzo posto femminile della tosta Longo Borghini, il parco del Fuji ha stufato nel calore umido i reporter arrivati da Tokyo, con navette e taxi di fortuna. I tifosi erano tanti, oltre 10.000, e si è trattato di una eccezione, la municipalità di Tokyo tiene gli impianti serrati, in montagna le autorità han chiuso un occhio, come ai tempi italiani delle zone Arlecchino.

Ecuador's Richard Carapaz celebrates as he rides to the finish line to win the men's cycling road race during the Tokyo 2020 Olympic Games at the Fuji International Speedway in Oyama, Japan, on July 24, 2021. (Photo by Greg Baker / AFP) (Photo by GREG BAKER/AFP via Getty Images) (Photo: GREG BAKER via Getty Images)
Ecuador's Richard Carapaz celebrates as he rides to the finish line to win the men's cycling road race during the Tokyo 2020 Olympic Games at the Fuji International Speedway in Oyama, Japan, on July 24, 2021. (Photo by Greg Baker / AFP) (Photo by GREG BAKER/AFP via Getty Images) (Photo: GREG BAKER via Getty Images)

Che bella festa è stata! Chioschi di noodles, gli spaghetti cinesi fritti come a Singapore, grattachecche colorate, pollo fritto squisito, patatine croccanti, dumplings, raviolini al vapore fumante, zuppe da bricchi di coccio che, giuro, sembravano ottime, ma non ho assaggiato per la calura. In un parcheggio enorme di nero asfalto, di solito il circuito dell’arrivo è riservato alle gare di Speedway, acrobati ragazzi saltavano per rallegrare i bambini, legioni di volontari sorridenti - il cui lavoro sembrava solo sorridere a legione, salvo poi sostarsi in file ordinate e riprendere a sorridere duecento metri a valle -, noi cronisti abbiamo incontrato per poche ore le Olimpiadi come dovrebbero essere, festa di gente e famiglie.

Quando la sera è caduta, con le ombre sinistre sul parco di Aokigahara, “Palude degli alberi blu”, i racconti del passato sono tornati alla mente, ai giapponesi come ai forestieri. Quando il paese dei samurai era impoverito dalle faide feudali degli shogun, smarrita l’autorità dell’imperatore, qui i poveri lasciavano smarrirsi anziani e bambini, che non potevano lavorare nei campi né essere sfamati col poco riso negli otri di casa. Sono gli yurei, i fantasmi dei morti disperati, che secondo la leggenda qui vagano: e per cercarli gli aspiranti suicidi arrivano a frotte, ogni anno, rendendo Aokigahara il terzo sito della morte al mondo, dopo il Golden Gate a San Francisco e il ponte di Nanchino, in Cina.

Sui sentieri, quando vi inoltrate oltre le case, baracche di legno sul ciglio della statale, il bosco si popola di cartelli in metallo plumbeo, che non vi indicano la direzione o la difficoltà del passo, vi invitano a pensare al dolore dei familiari, suggerendo di chiamare le linee verdi contro il suicidio. Il Giappone ha un tasso elevato, settimo nell’Ocse, di cittadini che si tolgono la vita, 15 su 100.000 persone (in Italia, al confronto, sono 11,8), e centinaia arrivano in quel bosco incantato, attratti dalla trama del romanzo del giallista giapponese Seichō Matsumoto “Torre delle onde” (una coppia sceglie la morte nella foresta), a cercare la fine (i libri di Matsumoto, detto “Il Simenon del Giappone”, sono tradotti da Adelphi e Mondadori).

A questo dovrebbero, nelle migliori intenzioni, servire le Olimpiadi, a farci conoscere paesi remoti, a portarci tra culture lontane, in una stagione in cui tanti amano scavare i sotterranei sotto i muri, come i fossati intorno ai castelli degli shogun, oltre il Fuji smagliante tra le nuvole, pur senza la classica mantella di neve per il cambio del clima. A Tokyo, quest’anno, incontrarsi non è semplice, con l’eccezione della gita ciclistica sul vulcano sacro, siamo relegati nella capitale, costretti da una app, detta Ocha, scaricata dal cellulare, a circuiti precisi, segregati dalla gente, e sgarrare - abbiam firmato un solenne Impegno d’Onore - costa l’espulsione. La mattina, fuori dalla locanda protetta da un leone votivo, nel popoloso quartiere di Kamata, un volontario in pettorina gialla ci scorta al bus, verso il Centro Media e gli impianti. Una ragazza, mamma di due bambini, casalinga, gentile, chiude gli occhi se il cronista distratto allunga il passo per esplorare il quartiere, un suo collega, in divisa dei vigili locali, bianca e blu, è ben più severo.

TOKYO, JAPAN - JULY 25: Annemiek van Vleuten of the Netherlands, Marianne Vos of the Netherlands and Anna van der Breggen of the Netherlands competing on Women's Road Race during the Tokyo 2020 Olympic Games at the Fuji International Speedway on July 25, 2021 in Tokyo, Japan (Photo by Ronald Hoogendoorn/BSR Agency/Getty Images) (Photo: BSR Agency via Getty Images)
TOKYO, JAPAN - JULY 25: Annemiek van Vleuten of the Netherlands, Marianne Vos of the Netherlands and Anna van der Breggen of the Netherlands competing on Women's Road Race during the Tokyo 2020 Olympic Games at the Fuji International Speedway on July 25, 2021 in Tokyo, Japan (Photo by Ronald Hoogendoorn/BSR Agency/Getty Images) (Photo: BSR Agency via Getty Images)

Eppure, malgrado le giuste restrizioni sanitarie che il premier Yoshihide Suga ha imposto ai Giochi, in una osmosi irresistibile, fuori e dentro la bolla olimpica, gli incontri accadono. I picchetti della protesta contro le Olimpiadi del CIO di Thomas Bach, “Soldi ai poveri, non ai ricchi”, urlano le loro ragioni oltre le barricate in cemento grigio, la notte dell’Inaugurazione. Poi una ragazza lancia un biglietto con la sua mail e, via social media, spiega al reporter le proprie ragioni. Il volontario sedicenne, annoiato dietro la mensa alla ginnastica, ritrova la parola in un inglese perfetto, ma con la sorprendente cadenza “drawl” del Sud degli Stati Uniti, la Virginia, “ci ho abitato per sette anni con mio padre, sono un hafu, papà giapponese, mamma americana”. E racconta l’esperienza di “hafu”, da half, metà, in un paese che da secoli riconosce l’identità come sola cittadinanza data, impossibile diventar “giapponesi”, anche per i coreani che da generazioni qui vivono.

La popolazione che invecchia, il crollo delle nascite, invita i governi, di Shinzo Abe prima e di Suga poi, ad aprire un filo all’emigrazione, nel tuonare della destra nazionalista. Lo squadrone giapponese, mentre scriviamo al secondo posto nel medagliere dietro la Cina mostruosa, schiera 35 hafu su 583 atleti, guidati dalla carismatica tennista Naomi Osaka, madre giapponese, papà hiatiano-americano, cui è toccato - con evidente simbolismo - l’onore di accendere la fiamma olimpica nello stadio, venerdì scorso, alla presenza dell’austero imperatore Naruhito.

TOKYO, JAPAN  JULY 23, 2021: Tennis player Naomi Osaka (L) carries the Olympic torch during the opening ceremony of the Tokyo 2020 Summer Olympic Games at the National Stadium. Tokyo was to host the 2020 Summer Olympics from 24 July to 9 August 2020, however because of the COVID-19 pandemic the games have been postponed for a year and are due to take place from 23 July to 8 August 2021. Stanislav Krasilnikov/TASS (Photo by Stanislav Krasilnikov\TASS via Getty Images) (Photo: Stanislav Krasilnikov via Getty Images)
TOKYO, JAPAN JULY 23, 2021: Tennis player Naomi Osaka (L) carries the Olympic torch during the opening ceremony of the Tokyo 2020 Summer Olympic Games at the National Stadium. Tokyo was to host the 2020 Summer Olympics from 24 July to 9 August 2020, however because of the COVID-19 pandemic the games have been postponed for a year and are due to take place from 23 July to 8 August 2021. Stanislav Krasilnikov/TASS (Photo by Stanislav Krasilnikov\TASS via Getty Images) (Photo: Stanislav Krasilnikov via Getty Images)

Il capo del CIO Bach ha chiesto di “non fare politica” durante le premiazioni, ma tenere il mondo fuori dai Giochi è vano, come impedire i contatti tra noi reporter e la gente: nelle trattorie che non possiamo frequentare, ma che ci portano gentili una gamella di brodo ramen per strada, l’anziano oste non parla inglese, non vuole neppure un menu inglese, “tanto qui in borgata turisti dal quartiere dei bar di Roppongi non arrivano mica, quelli cercano i night club”, ma poi ama discutere, via traduzione Google, parla al telefonino in giapponese e lascia apparire la frase in inglese. Spiega lesto che anche qui, dietro la stazione dei pendolari di Kamata, un fiume di 100.000 persone al giorno, c’è vita sociale, altroché, bar, locali notturni, signorine che accostano gli impiegati sulle scale mobile, offrendo loro un menu di peccati, nel brillare dello schermo del cellulare, prezzi inclusi.

Bach si illude, politica e realtà affiorano ogni giorno, dietro scatti, tuffi, bracciate. Tra Cina, Usa, Russia - rappresentata dal Comitato Olimpico Roc per lo scandalo doping di stato che ha messo, finalmente, al bando inno e bandiere - Europa, la gara egemonica per il medagliere è ben viva, come tra Stati Uniti e Urss al tempo della Guerra Fredda, con la partita di hockey dei dilettanti americani a battere gli assi sovietici nel 1980 a Lake Placid, “Miracolo sul Ghiaccio”, o nel 1956, dopo l’invasione dell’Ungheria, quando la piscina di pallanuoto a Melbourne tra russi e ungheresi si fece rossa di sangue per la rissa.

Ora arriva su Tokyo il tifone Nepartak , vento caldo e tempesta tropicale, salta qualche gara di canottaggio, le creste delle onde si fanno più ripide per i surfisti. L’Italia compie il suo dovere, se delude dove avevamo tradizione, scherma e ciclismo, brilla in nuove discipline, dal nuoto al taekwondo, dove ormai c’è “tradizione azzurra” come nel calcio, dal Mondiale di Pozzo 1934 all’Europeo di Mancini 2021. Con la Paola Egonu a portare il vessillo olimpico, con gli “hafu” ad accendere il Giappone, malgrado la app Ocha che ci vorrebbe in disparte, vediamo abbastanza per confermarvi che il futuro non si ferma, spira possente e ineludibile, come Nepartak che ci fa svolazzare le pagine del taccuino, impedendoci di annotare senza scarabocchi la gioia per questa mattinata di lunedì nella gloria azzurra: storica medaglia d’argento nel nuoto staffetta 4x100, con Miressi, Ceccon, Zazzeri e Frigo, record italiano, 3’10”11 davanti agli australiani e dietro solo i mostri Usa di Caeleb Dresser, 3’08”97, impresa senza precedenti per il nostro sport, arricchita dal bronzo di Martinenghi nei 100 rana, medaglie pesanti, nobili, e pesante è l’argento della cecchina Bacosi. Siate un tifoso di strada, come me, o un reporter di strada, come me, non c’è posto migliore in cui essere per adesso se non Kamata, con il vento umido che arriva dalla Baia e stasera l’oste mi sente ragazzi, eh se mi sente…

Silver medallists Italy's Alessandro Miressi, Italy's Thomas Ceccon, Italy's Lorenzo Zazzeri and Italy's Manuel Frigo celebrate winning the silver medal in the final of the men's 4x100m freestyle relay swimming event during the Tokyo 2020 Olympic Games at the Tokyo Aquatics Centre in Tokyo on July 26, 2021. (Photo by Oli SCARFF / AFP) (Photo by OLI SCARFF/AFP via Getty Images) (Photo: OLI SCARFF via Getty Images)
Silver medallists Italy's Alessandro Miressi, Italy's Thomas Ceccon, Italy's Lorenzo Zazzeri and Italy's Manuel Frigo celebrate winning the silver medal in the final of the men's 4x100m freestyle relay swimming event during the Tokyo 2020 Olympic Games at the Tokyo Aquatics Centre in Tokyo on July 26, 2021. (Photo by Oli SCARFF / AFP) (Photo by OLI SCARFF/AFP via Getty Images) (Photo: OLI SCARFF via Getty Images)

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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