Nuoce gravemente all'ambiente: la verità sull'olio di palma

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L'olio di palma fa male alla salute. Questa è ormai una verità condivisa dalla comunità scientifica. Tra le petizioni lanciate per dire no all'utilizzo di questo olio da sempre mascherato dietro la dicitura "olii vegetali", l'azione di Greenpeace ha aperto un varco di informazione e azione che hanno portato aziende come la Ferrero a guardare diversamente a questo prodotto. Chiara Campione, senior toxics and forests campaigner di Greenpeace Italia, ci spiega come proteggere la foresta dalla minaccia della palma da olio (e cosa possiamo e dobbiamo fare anche noi).

Partiamo dall'inizio, perché l'olio di palma fa male all'ambiente?

L'olio di palma è un olio vegetale che viene estratto da una palma tropicale che cresce in Indonesia e Malesia. Viene utilizzato in qualsiasi prodotto agroalimentare, tra cui saponi, carta, vernici, persino componenti elettroniche. Per perseguire l'obiettivo di abbassare le emissioni di co2 nei trasporti, obiettivo condiviso da molti stati e regolamentato dalla Ue, l'olio di palma viene usato anche per i biocarburanti. Questo ha portato, da 15 anni a questa parte, all'espansione a livello industriale delle piantagioni di palma, che avviene a danno delle foreste torbiere tropicali della Indonesia. Queste foreste crescono su uno strato di torba. Per impiantare la coltivazione, si taglia a raso la foresta, con il primo effetto di privare il pianeta di un polmone verde. Poi la torba viene prima drenata dall'acqua e poi incendiata. In quel momento è come se venisse accesa una bomba climatica che, oltre a privare dell'ossigeno la Terra, immette nell'atmosfera una quantità spaventosa di anidride carbonica. Per questo motivo l'Indonesia è il terzo paese al mondo per emissioni di Co2 dopo Cina e USA. Quindi si danneggia il clima, ma anche la biodiversità del territorio.
L'Indonesia e la Malesia sono degli hot spot di biodiversità, anche se le foreste non sono molto estese. Qui vivono alcune specie animali già a rischio, che l'espansione delle piantagioni di palma sta contribuendo a decimare. Parliamo dell'orango tango del Borneo e di Sumatra, la tigre di Sumatra e il rinoceronte di Giava. A questi animali viene sottratto il proprio habitat: la tigre non sa dove andare a cacciare e quindi attacca l'uomo, avvicinandosi ai villaggi in cerca di cibo. L'orango tango, nutrendosi delle foglie di palma d'olio, viene visto come un'avversità dai coltivatori, alla stregua di un acaro. Quindi questi animali vengono catturati, spesso picchiati a morte e i loro corpi vengono esposti nei campi per spaventare gli altri esemplare.


Come possiamo contribuire alla lotta contro la produzione dell'olio di palma?

Premetto che grazie a tutte le campagne di sensibilizzazione tra cui quella de Il Fatto Alimentare, il consumatore ha oggi uno strumento importantissimo a sua disposizione. Grazie al Regolamento dell'Unione Europea n.1169/2011, le aziende alimentari sono obbligate a indicare ogni singolo olio presente nell'alimento. Quindi il consumatore può scegliere se acquistare i prodotti che contengono olio di palma oppure no. Anche se è necessario specificare che noi di Greenpeace non siamo contro l'olio di palma: infatti siamo riusciti a mettere insieme dei produttori che rispettando la foresta, i lavoratori e le popolazioni indigene, hanno impiantato colture di olio di palma sostenibili.

Quali sono i criteri di sostenibilità per una piantagione di palma da olio?

Noi di Greenpeace abbiamo elaborato uno studio, suddividendo la foresta in sei tipi. Quelle ad alta densità, quelle a media densità, quelle a bassa densità e le giovani foreste rigenerate, vanno protette dalla coltivazione della palma da olio. Mentre le aree recentemente ripulite con ricrescita di arbusti e i terreni incolti sono coltivabili, senza impattare sul clima e sulla biodiversità.
Perché viene usata una foresta e non un campo agricolo per questa coltivazione?

Innanzitutto per i ricavi della vendita del legno pregiato della foresta, che ammortizzano già il 50% delle spese per l'impianto.

Cosa stanno facendo le grandi aziende per ridurre il consumo di olio di palma?

Ci sono produttori che hanno iniziato a comprare olio di palma tracciato e sostenibile dal punto di vista ambientale. Sanno dove viene prodotto e se rispetta l'ambiente, i lavoratori e le popolazioni indigene. Oltre Procter & Gamble, Nestlé e altre realtà multinazionali, in Italia la prima azienda ad aderire a questo tipo di acquisto è stata la Ferrero. Al momento attuale quasi il 100% dell'olio di palma che acquistato da loro è completamente tracciato, proviene da piantagioni che rispettano i parametri di sostenibilità ambientale.
Tuttavia in questo momento, nonostante ci siano i modi per produrre olio di palma sostenibile, la richiesta mondiale è troppo ampia per essere esaurita senza danneggiare l'ambiente. Quindi la soluzione che chiediamo alle aziende è di limitarne l'uso e di sostituirlo dove possibile. Ed è qui che i consumatori possono fare molto: sono proprio i consumatori che stanno spingendo le aziende a cambiare rotta.

Leggi anche: Cosa rischi se consumi olio di palma

In quali alimenti è più facile trovare l'olio di palma?
In tutti: da quando c'è l'etichetta, sappiamo che è nei gelati, nei prodotti da forno, nelle panature dei surgelati, negli shampoo. L'olio di palma lega molto bene gli ingredienti e rende tutto molto cremoso. È praticamente onnipresente. Purtroppo negli shampoo non è sempre rintracciabile: anche qui la composizione degli ingredienti è obbligatoria, ma l'olio di palma si può individuare nelle diciture che contengono le desinenze o i suffissi "palmi" come il Retinyl Palmitate.
Possiamo riconoscere la presenza dell'olio di palma in un alimento o in un cosmetico dall'odore o dal sapore?

In realtà, no. Dipende molto dalla percentuale contenuta nel prodotto, e a volte è davvero poco. Se annusiamo l'olio di palma puro e lo mettiamo a confronto con un altro olio, la differenza si sente, ma nelle produzioni industriali vengono amalgamati e si mascherano.

In quanti casi possiamo assumerlo inconsapevolmente?
Questo non avviene più. Potrebbe succedere solo nel caso di prodotti a lunga conservazione, messi in commercio prima del regolamento Ue.

Ci sono altri tipi di olii vegetali altrettanto o più dannosi per l'ambiente?
Tutti gli altri olii vegetali hanno un impatto sicuramente inferiore sull'ambiente, anche se l'olio di soia ad esempio è uno di quei prodotti che, in Brasile, ha messo in moto la deforastazione dell'Amazzonia, ma non è minimamente paragonabile all'effetto di un impianto di olio di palma. Mettiamola così: non c'è niente di più dannoso per la foresta di una piantagione di palma da olio.

VIDEO - Orango tango, una specie minacciata dalle coltivazioni di olio di palma