Oltre l’Occidente: la collezione meno nota di Peggy Guggenheim

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Image from askanews web site
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Venezia, 18 ott. (askanews) - Una terracotta messicana che risale almeno a 1600 anni fa raffigura una coppia di sposi con bambino. Accanto a essa un gruppo familiare di Henry Moore, probabilmente lo scultore simbolo del Novecento modernista. E' uno degli accostamenti che si possono scoprire nella mostra "Migrating Objects" che ha riaperto al pubblico presso la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia e che è dedicata al volto meno noto della famosa mecenate, quello di collezionista di arte non occidentale.

La mostra, infatti, presenta oggetti artistici provenienti dall'Africa, dall'Oceania e dalle Americhe, con datazioni che vanno da prima di Cristo fino al secolo scorso. Maschere, copricapo, tessuti, sculture cerimoniali, animali: i soggetti sono vari, ma tutti ci restituiscono un'idea di distanza da noi e, al tempo stesso, di familiarità. Sia per il carattere universale delle rappresentazioni e la comune radice antropologica, sia perché la mostra pone gli oggetti in dialogo con il lavoro degli artisti occidentali delle avanguardie novecentesche che si sono appropriati dei segni di queste culture extra europee, trasportandole in tal modo nel nostro immaginario.

E se il caso di Pablo Picasso è fin troppo celebre, non meno rilevanti sono le influenze presenti in Alberto Giacometti, di cui in mostra è esposta una inquietante "Donna sgozzata" del 1932, o in Max Ernst, con il suo magnifico "Antipapa", dipinto nel quale peraltro appare la stessa Peggy Guggenheim.

"Migrating Objects", quindi, racconta sia i significati originari delle opere, inserite nel proprio contesto geografico, sia le connessioni, le appropriazioni, insomma in un certo senso le migrazioni delle forme e dei significati, oltre che degli stessi oggetti. Per andare a rivedere le origini di un mondo, il nostro, che in fondo è sempre stato caratterizzato da linguaggi multipli e diversi, portatori di ricchezza e complessità.

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