Oltre metà di cardinali elettori, ma non c'è "gruppo bergogliano"

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Città del Vaticano, 4 ott. (askanews) - Con la "creazione" di 13 nuovi cardinali, al Concistoro che presiederà domani pomeriggio a San Pietro, il Papa avrà nominato la maggioranza assoluta di porporati chiamati ad eleggere il suo successore in un eventuale Conclave. Non si configura, tuttavia, un "gruppo bergogliano" compatto in seno al collegio cardinalizio.

Con questo nuovo concistoro, il sesto in sei anni di pontificato, il numero dei cardinali elettori di nomina bergogliana arriva a 67 su 128.

I nuovi cardinali sono il vescovo comboniano spagnolo Angel Ayuso Guixot, 67 anni, da maggio presidente del pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso; l'arcivescovo portoghese José Tolentino Mendonca, 54 anni a dicembre, dal 2018 archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa; l'indonesiano Ignatius Suharyo Hardjoatmodjo, 69 anni, dal 2010 arcivescovo di Jakarta; il cubano Juan de la Caridad Garcia Rodriguez, 71 anni, dal 2016 arcivescovo di San Cristobal de La Habana; il cappuccino africano Fridolin Ambongo Besungu, 59 anni, dal 2018 arcivescovo di Kinshasa nella Repubblica democratica del Congo; il gesuita Jean-Claude Hollerich, 61 anni, dal 2011 arcivescovo di Lussemburgo e dal 2018 presidente dei vescovi Ue (Comece); il guatemalteco Alvaro L. Ramazzini Imeri, 72 anni, dal 2012 vescovo di Huehuetenamgo; l'italiano Matteo Zuppi, 64 anni, dal 2015 arcivescovo di Bologna; il salesiano spagnolo Cristobal Lopez Romero, 67 anni, dal 2017 arcivescovo di Rabat in Marocco dopo aver lavorato in Paraguay dal 1986 al 2011; e il gesuita slovacco-canadese Michael Czerny, 73 anni, dal 2016 sottosegretario della Sezione Migranti del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale. Il Papa darà la porpora anche a tre ultraottantenni, che non hanno, peranto, diritto di voto in un eventuale Conclave: l'arcivescovo inglese Michael Louis Fitzgerald, padre bianco, 82 anni, presidente del pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso dal 2002 al 2006 quando fu "spedito" nunzio in Egitto; il gesuita lituano Sigitas Tamkevicius, 81 anni a novembre, dal 1996 al 2015 arcivescovo di Kaunas; e Eugenio Dal Corso, originario del veronese dell'Opera don Calabria, 80 anni di cui 11 trascorsi in Argentina, arcivescovo emerito di Benguela in Angola dove è rimasto come semplice missionario.

Domani i cardinali diventeranno 228, quelli con meno di ottant'anni (e diritto di voto) 128. Tra gli elettori ci saranno 54 europei (di cui 23 italiani), 23 latinoamericani, 18 africani, 16 asiatici, 13 nordamericani e 4 dall'Oceania.

Gli europei, a lungo il gruppo più corposo, sono ormai meno della metà, crescono i cardinali dell'America latina (dove vive la maggioranza dei cattolici del mondo) e aumentano, ma solo proporzionalmente alla percentuale dei fedeli nei rispettivi continenti, i porporati asiatici e africani. Eppure il dato che più caratterizza le nomine bergogliane, dall'inizio del Pontificato a questa parte, è che non vi è un "gruppo bergogliano". Il Papa ha non di rado scelto arcivescovi di paesi che non avevano mai avuto un cardinale, sedi secondarie, a volte addirittura vescovi ausiliari di arcivescovi rimasti senza porpora. Ha preferito premiare pastori "con l'odore delle pecore", come ama dire, uomini di Chiesa amati dalle loro comunità o rappresentativi dei loro episcopati, ma non c'è difficoltà a trovare tra i cardinali di questo Papa che passa per "progressista" cardinali senz'altro "conservatori". I cardinali scelti dal Papa, soprattutto, sono sparpagliati tra continenti, né Francesco ha promosso la loro reciproca conoscenza, dato che sono anni che non convoca i cardinali di tutto il mondo in un Concistoro ordinario. Una scelta che sembra voler lasciare mano libera al Conclave che sceglierà il suo successore, dato che, storicamente, a determinare le sorti di una elezione papale sono minoranze coese che riscono ad imporre un loro candidato. Oltre, ovviamente, all'intervento dello Spirito santo.