Omicidio Alessandra Matteuzzi, l’ex fidanzato “Il martello era per legittima difesa”

Omicidio Alessandra Matteuzzi, l’ex fidanzato “Il martello era per legittima difesa” (Foto Facebook)
Omicidio Alessandra Matteuzzi, l’ex fidanzato “Il martello era per legittima difesa” (Foto Facebook)

Dopo l'omicidio di Alessandra Matteuzzi, la 56enne uccisa a martellate dall'ex fidanzato, emergono ulteriori sconvolgenti dettagli sull'accaduto.

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Giovanni Padovani, ex calciatore di 27 anni, sarebbe uscito di casa portando nello zaino il martello usato per l'omicidio. Poi, raggiunta via dell'Arcoveggio, nel capoluogo emiliano, avrebbe nascosto l'arma dietro un albero e aspettato l'ex fidanzata, colpendola al suo arrivo. Al pm Domenico Ambrosino, Padovani ha detto di aver portato il martello "per legittima difesa", per proteggersi dalla sorella della vittima e dal suo fidanzato, che - a sua detta - si sarebbero già scagliati contro di lui. "Volevo difendermi dalla sorella e dal suo fidanzato che mi aveva già minacciato", avrebbe raccontato. Quindi ha aggiunto: "Mi ha minacciato brandendo un crick e volevo difendermi".

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Per questo motivo, il pm avrebbe chiesto per lui l'aggravante dello stalking, ma non quella della premeditazione. Eppure, ricostruendo il tragico episodio, sembrerebbe che l'omicidio sia stato architettato nei dettagli. Stando a quanto emerso nelle dieci pagine di ordinanza, la relazione tra Alessandra e Giovanni si era interrotta lo scorso 23 luglio. La donna, infatti, aveva scoperto alcuni tradimenti e deciso di interrompere la storia. I due non si sentivano più dal 4 agosto, ma il killer era ossessionato da lei.

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Pare che i due fossero già stati insieme nella giornata precedente al tragico delitto, consumando anche un rapporto sessuale. A confermare l'accaduto era stata la stessa Alessandra, che aveva raccontato tutto alla sorella dicendosi pentita per quanto successo. La donna aveva poi smesso di rispondergli al telefono. "Non l'ho accettato. Eravamo stati bene, mi sono sentito usato", ha riferito Padovani, che l'indomani si è diretto nuovamente a Bologna.

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Così, alle 16 di martedì 23 agosto, Padovani è salito sul tetto e ha aspettato Alessandra, che ha iniziato a urlare appena lo ha visto. Poi il 27enne ha afferrato l'arma e l'ha colpita più volte alla testa. Il killer era già stato denunciato per stalking.