Omicidio Alice Scagni, i genitori sporgono denuncia contro lo Stato

Omicidio Alice Scagni, i genitori sporgono denuncia contro lo Stato (Foto Facebook)
Omicidio Alice Scagni, i genitori sporgono denuncia contro lo Stato (Foto Facebook)

Non c'è pace per i genitori di Alice Scagni, per il cui omicidio è stato fermato il fratello Alberto. La madre della vittima ha già raccontato i terribili momenti vissuti prima che la furia omicida del figlio strappasse Alice dall'affetto dei suoi cari. Ora i genitori sporgono denuncia contro lo Stato.

VIDEO - Omicidio Alice Scagni, la madre diffonde l’audio shock del fratello e denuncia il mancato intervento delle forze dell’ordine

“A signo’ e non famola tragica”. Stando a quanto raccontato dalla mamma di Alice, uccisa dal fratello Alberto, sarebbe stata questa la risposta delle forze dell’ordine contattate subito dopo la telefonata minacciosa del figlio. Quest’ultimo, infatti, il giorno prima di compiere l’omicidio avrebbe chiamato due volte i genitori. Il padre, alla seconda telefonata, lo ha registrato. Dopo la telefonata, i genitori di Alice hanno avvertito le forze dell’ordine, ma l’appello pare non sia stato ascoltato. “Ci hanno detto che non c’era una volante per presidiare via Fabrizi, dove abitava Alice. La presenza di alcune pattuglie tra le 13.30 e le 19.30 avrebbero funzionato da deterrente”, ha raccontato la madre.

L’indifferenza delle forze dell’ordine scatena la rabbia della mamma di Alice, che aggiunge: Alberto aveva già dato fuoco alla porta di casa della nonna. Così abbiamo fatto presidiare con vigilanza privata la casa mia madre. Da quel momento mio figlio non si è più avvicinato all’abitazione”. Non aver fatto lo stesso per Alice è l’unico rancore della famiglia, spiega la madre. “Ora è questo il consiglio che mi sento di mandare alle famiglie che si trovano nelle nostre stesse condizioni”, confida.

La registrazione della telefonata, in cui si sentono le voci di Alberto e del padre, evidenzia la furia del figlio, che esordisce dicendo. “Uomo di me**a, allora? I soldi per mangiare uomo di me**a”. Immediata la reazione del padre: “Tu invece cosa sei?”. Alberto non si lascia intimidire e adirato aggiunge: “Io sono un uomo a differenza di 7 miliardi di persone che stanno sulla terra e respirano la mia stessa aria. Non si devono permettere”. Il padre di Alberto e Alice risponde a tono: “Di fare cosa? Di mantenere te?”. Urlando, è arrivata la minaccia del figlio: “Rinco****nito di me**a. Se non ho i soldi tra 5 minuti, sai Gianluca e tua figlia dove ca**o sono?”.

A quel punto il padre ha chiamato le forze dell’ordine. “Non vogliamo fare la fine dei genitori di Benno”, dicono. Eppure, la richiesta di aiuto pare non sia stata ascoltata.

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Ora i genitori di Alice hanno deciso di sporgere denuncia per omissione di atti d'ufficio e morte come conseguenza di altro delitto. L'accusa è stata indirizzata alla rete statale (la ASL3 Struttura di Salute Mentale, gli agenti del 112, i Vigili Urbani che per primi si sono recati a casa di Alberto Scagni e la Questura di Genova). I genitori denunciano così il mancato intervento nonostante le numerose segnalazioni. L'uomo, infatti, da tempo soffriva di problemi psichici e la stessa struttura della Salute Mentale aveva consigliato un trattamento sanitario obbligatorio. Sebbene Antonella Zarri e Graziano Scagni avessero più volte contattato il 112, fino a poche ore prima della morte di Alice, a carico di Alberto non è mai stato disposto un provvedimento contenitivo.

Sul caso è già stato aperto un fascicolo contro ignoti per le "possibili omissioni" da parte delle forze dell'ordine. L'avvocato Fabio Anselmo scrive: "L'omicidio poteva essere evitato. Allo stato degli atti, non si può non considerare il dolo degli autori dell'omissione rispetto ai fatti avvenuti il 1 maggio scorso. I genitori di Alberto e Alice Scagni hanno chiesto l'intervento della forza pubblica affinché fosse impedito al figlio di fare del male alla sorella: le forze dell'ordine non hanno assunto alcuna iniziativa".

Quindi ha sottolineato: "Non si capisce perché, a fronte degli allarmi ricevuti, la dottoressa informata dei fatti abbia aspettato di parlare con il suo primario prima di programmare la convocazione di Alberto per una visita il 2 maggio. Non è chiaro perché non abbia proceduto direttamente".