Omicidio Arcuri: fidanzato si avvale della facoltà di non rispondere

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Andrea Landolfi, il giovane arrestato per l’omicidio di Maria Sestina Arcuri si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il 30enne, ex fidanzato della donna, si trova ora in carcere ma non intende rispondere alle domande del giudice per le indagini preliminari. Nella mattinata di venerdì 27 settembre, infatti, si è svolto l’interrogatorio di garanzia. Tre giorni prima, invece, la Corte di Cassazione aveva rigettato il ricorso all’arresto. Per il momento il 30enne rimane in carcere, in seguito alla misura cautelare preventiva richiesta dalla procura di Viterbo lo scorso marzo (resa effettiva lo scorso mercoledì). Proseguono le indagini.

Omicidio Arcuri, le indagini

Sono in corso le indagini e si attende il processo che definirà il colpevole dell’omicidio di Maria Sestina Arcuri. Per il momento il principale indiziato è l’ex fidanzato Andrea Landolfi che si trova in carcere grazie a una misura provvisoria e preventiva. Il provvedimento dei giudici, infatti, ha ritenuto necessaria tale azione in quanto il soggetto risulta pericoloso e vi è il rischio di reiterazione del reato. Ancora non è chiaro se si procederà per via ordinaria (dopo che il pm avrà esercitato l’azione penale) oppure con rito diverso, immediato quando esiste l’evidenza della prova.

La Corte di Cassazione

“La Cassazione è deputata a verificare se sia stata rispettata la legge processuale, se ci siano stati problemi in ordine alla contraddittorietà della motivazione o carenze motivazionali” ha spiegato l’avvocato di Landolfi, Luca Cococcia, riguardo al ricorso avanzato dalla difesa. “Ho evidenziato alla Cassazione quattro motivi: il più rilevante è quello relativo all’attività svolta sul minore, riguardo a violazioni di legge sull’esame così come è stato svolto dalla Procura”. Poi ha proseguito: “Il mio assistito ha accolto la notizia pacatamente, sicuro della sua innocenza. Continuerà a combattere e io accanto a lui per la ricerca della verità, ma rispetto la decisione della Cassazione”.