Omicidio Cerciello: gli americani sapevano che era un carabiniere

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Proseguono le indagini sul caso dell’omicidio del carabiniere Cerciello Rega avvenuto lo scorso luglio a Roma. Per la vicenda sono infatti stati fermati i due giovani americani che quella sera hanno avuto una colluttazione con Cerciello e con il compagno Andrea Varriale. I due americani hanno sempre negato di essere a conoscenza del fatto che i due, in borghese al momento dell’incontro, fossero carabinieri. Tuttavia, un’intercettazione, smaschererebbe il loro inganno.

Omicidio Cerciello: le intercettazioni

Le forze dell’ordine stanno proseguendo le indagini che dovranno fare chiarezza sulla morte di Mario Cerciello Rega. “I saw two cops” avrebbe detto Finnegan Lee Elder al padre e a un amico di famiglia, confermando, di fatto, che i due militari hanno mostrato loro il distintivo qualificandosi in quanto carabinieri. “Ho visto due sbirri di cui uno più basso, erano rivolti nella direzione opposta. Sono venuti dietro di noi, alle nostre spalle. La persona che mi ha attaccato era basso, più massiccio. Mi picchiava, mi trascinava e così ho estratto il coltello e l’ho colpito più volte alla gamba” avrebbe detto Elder sull’omicidio. Le conversazioni risalirebbero allo scorso 2 agosto durante una visita in carcere. Solo poche ore prima, il giovane aveva riferito, in sede ufficiale: “Quei due che abbiamo incontrato per strada non ci sembravano dei carabinieri, credevamo che fossero complici degli spacciatori“.

Chiesto giudizio immediato

L’incongruenza tra le due versioni di Elder hanno spinto la procura a chiedere il giudizio immediato per i due americani che hanno sempre sostenuto di aver aggredito i due carabinieri senza essere a conoscenza della loro qualifica e dell’appartenenza alle forze dell’ordine. Nel corso delle conversazioni intercettate, Elder parla anche dello zaino di Sergio Brugiatelli, all’origine dello scontro: “L’ho preso perché mi aveva mentito. Si è preso i soldi pensando di farla franca“.