Uccise 3 persone al volante, niente carcere

Nonostante il suo comportamento irresponsabile alla guida abbia provocato un incidente nel quale sono morte 3 persone, Lidia Mangiaracina, 37 anni, e i due figli della donna, Vito e Martina di 10 e 12 anni, non trascorrerà nemmeno un giorno in carcere. Fabio Gulotta, 22 anni, il 15 gennaio 2011 travolse con la sua Bmw la Fiat 600 guidata da Baldassare Quinci, 43 anni, sottufficiale dell’Aeronautica militare, marito di Lidia e padre dei due ragazzi.

La Bmw viaggiava a 120 km/h (con un limite massimo di 50 km/h) su via Vittorio Emanuale II a Campobello di Mazara, all'incrocio con via IV Novembre avvenne limpatto sull'utilitaria. Morirono per cause direttamente legate all'incidente la moglie di Quinci e i suoi due figli, lui sopravvisse, ma qualche mese dopo si toglierà la vita. Una "famiglia distrutta" e per una volta non si tratta di un'esagerazione giornalistica.

Giovedì il giudice dell’udienza preliminare di Marsala, Vito Marcello Saladino, ha condannato a 2 anni Fabio Gulotta, con pena sospesa. L'uomo non andrà in carcere grazie al patteggiamento richiesto dal Pm che rappresentava l'accusa. L'indignazione per una sentenza che di fatto lascia impunito un guidatore che agiva con evidente imperizia e in sfregio al Codice della Strada si fa largo su centinaia di siti web e sui social network.

Un dettaglio, in particolare, fa infuriare l'opinione pubblica: molti giornali hanno scritto che Gulotta era "ubriaco" al momento dell'impatto, questo elemento viene interpretato come aggravante prevista dalla legge con il conseguente aumento della pena prevista "dagli 8 ai 10 anni". Ci si sorprende che il giudice ne abbia riconosciuti soltanto 2. In realtà il pirata della strada al momento dell'impatto aveva un tasso alcolemico di 0,72 ml contro gli 0,5 ml consentiti, un livello che non fa scattare alcuna aggravante.

L'articolo 589 del codice penale stabilisce che "la pena della reclusione da tre a dieci anni" si applica se "il soggetto" è "in stato di ebbrezza alcolica ai sensi dell'articolo 186, comma 2, lettera c" del codice della strada. Il comma 2 lettera c parla di conducenti trovati con un almeno 1,5 ml di alcol nel sangue, il doppio rispetto a quanto rilevato nel responsabile della morte di tre componenti della famiglia Quinci.

Altro elemento che sicuramente ha giocato un ruolo nel forte sconto di pena, che ha dapprima consentito il patteggiamento (non applicabile per reati gravi), e poi permesso di arrivare ai 2 anni tanto contestati che terranno Gulotta lontano dal carcere risiede nella dinamica dell'incidente. La perizia ha dimostrato che Baldassare Quinci non si era fermato allo stop, elemento che ha determinato tecnicamente il "concorso di colpa" per il padre e il marito delle vittime.

Certo è che diventa difficile per i parenti della famiglia, ma anche per l'opinione pubblica, accettare che un individuo macchiatosi di un delitto (per quanto colposo) con conseguenze tanto tragiche non venga punito in alcun modo. Sul fatto che il Pm assegnato al caso e il Gup siano stati piuttosto teneri non vi è dubbio, ma sarebbe auspicabile attendere le motivazioni, che saranno depositate entro 90 giorni, per comprendere quali meccanismi giuridici abbiano permesso la pronuncia di questa sentenza.

Se questi meccanismi dovessero essere illegittimi, o frutto di un'errata interpretazione del giudice, un ricorso in Cassazione potrebbe annullare la decisione viceversa, considerando tutti i fatti, questo caso solleva un problema legislativo che andrebbe affrontato nelle aule di Montecitorio e Palazzo Madama.

Un'anomalia è già di per sé evidente ed andrebbe corretta: se Gulotta avesse fatto uso di sostanze stupefacenti (in qualsiasi modalità e quantità) avrebbe visto la sua pena certamente aumentata, per l'alcol è invece necessario dimostrare che il conducente fosse vistosamente ubriaco al momento dell'incidente. Questa disparità andrebbe corretta al più presto per rendere credibile la lotta dello Stato alla guida in stato di ebbrezza.

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