Omicidio con aggravante antisemita a Parigi: niente processo

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Il terribile omicidio risale alla notte tra il 3 e il 4 Aprile 2017. Kobili Traoré, 27 anni, scavalcò il balcone della sua vicina, Sarah Halimi, 67 anni, situato al terzo piano di una palazzina a Belleville, quartiere di Parigi nella zona orientale della città. Traoré, musulmano, famiglia originaria del Mali, svegliò la vicina di casa al grido di Allah Akbar, la massacrò di botte recitando versi del Corano e la gettò dalla finestra. Ai poliziotti che lo fermarono disse: “Ho ammazzato lo sheitan, il diavolo”.

Al termine del processo i giudici stabilirono che fu omicidio con l’aggravante antisemita. L’assassino però non sarà processato: “Non era in grado di intendere e volere. Ha agito in preda a un accesso di delirio dopo aver consumato cannabis”. Questa decisione è stata presa durante la corte di appello di Parigi dopo sette perizie psichiatriche. La rabbia e le proteste della comunità ebraica (circa 500mila persone, la più importante in Europa) non si sono fatte attendere. Il Rabbino capo Haim Korsia ha scritto una lettera alla ministra della Giustizia Nicole Belloubet per condannare una decisione che secondo lui equivale “a una licenza di uccidere gli ebrei”.

Omicidio antisemita a Parigi

Il fratello della vittima, William Halimi, ha denunciato “incoerenze e disfunzionamenti” nell’inchiesta: secondo lui, Sarah è stata vittima di un crimine religioso antisemita. Emmanuel Tordjman et Maud Touitou, due noti avvocati di Parigi, entrambi ebrei, hanno scritto una lettera aperta al rabbino capo invitandolo a “non avere paura dei giudici”.

Inoltre, negli ultimi giorni le manifestazioni di protesta si sono moltiplicate, soprattutto a Parigi e Marsiglia. Secondo il Consiglio delle istituzioni ebraiche gli atti antisemiti in Francia sono aumentati del 74 per cento nel 2018. E probabilmente sono aumentati ancora nel 2019. Attualmente, Kobili Traoré si trova nel reparto psichiatrico dell’ospedale Villejuif. Le sue condizioni non sono considerate compatibili con il carcere.