Omicidio Meredith, Guede si difende: “Sono stato un vigliacco, ma non l'ho uccisa”

Rudy Guede watches during his appeal against the sentence he received in the Meredith Kercher murder trial, in Perugia December 22, 2009. Guede, the Ivorian youth accused of complicity, along with Amanda Knox and Raffaele Sollecito, in the November 2007 murder of British student Kercher was sentenced to 30 years in jail in October 2008 and his appeal verdict is expected to arrive later Tuesday.  REUTERS/Alessandro Bianchi (ITALY - Tags: CRIME LAW)
Omicidio Meredith, Guede si difende: “Sono stato un vigliacco, ma non l'ho uccisa” REUTERS/Alessandro Bianchi

A distanza di 15 anni dall’omicidio di Meredith Kercher, torna a parlare Rudy Guede, che racconta la sua verità.

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Tornato in libertà a novembre del 2021, Rudy Guede cerca di voltare pagina e si guadagna da vivere facendo due lavori, il bibliotecario la mattina e il cameriere la sera. In un'intervista al Corriere della Sera, il 35enne ivoriano torna a dichiararsi innocente. Lo ha fatto nel suo libro autobiografico, “Il beneficio del dubbio, la mia storia", e ora torna a parlare di quanto successo in quella casa di Perugia.

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"L'ho detto quando credevano che mentissi per evitare la condanna, lo ripeto più che mai adesso che ho finito di pagare il mio conto alla giustizia: io non ho ucciso Meredith", ha dichiarato.

Poi ha precisato:Io c'ero in quella casa, chi lo nega? C'erano le mie tracce sul luogo del delitto, certo. Mica stavo fermo in un angolo. Ero con Meredith, ci siamo scambiati effusioni, abbiamo avuto un approccio sessuale, sono andato al bagno, ho provato a fermare il sangue che le usciva dal collo. Ovvio che ci fossero le mie tracce in giro. La sostanza è che è stato trovato il mio Dna. Dna, non sperma. Come ho sempre detto, stavamo per avere un rapporto sessuale ma ci siamo fermati perché senza preservativi. Eravamo due adulti consenzienti".

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Guede, inoltre, tiene a ricordare: “Nelle mie sentenze c'è scritto: in concorso con Amanda Knox e Raffaele Sollecito, e nessuno dei giudici mi ritiene autore materiale del delitto. Poi loro due vengono assolti. Allora io chiedo: con chi ho concorso? Hanno respinto la revisione del mio processo, ma è un controsenso logico".

Quindi ha aggiunto: "La giustizia italiana dice che ho compiuto un crimine con due persone specifiche, ma non come autore materiale. Loro escono di scena, quindi il carcere lo sconta una persona che non si capisce di cosa sia colpevole e con chi. Un condannato impossibile. O forse il condannato ideale: il negretto senza famiglia, senza spalle coperte, senza un soldo".

L’ivoriano, condannato per l’omicidio di Meredith, attacca Knox e Sollecito: “Ne hanno dette talmente tante loro sul mio conto che per me non ha più senso dargli corda e spazio. Io ho la coscienza a posto anche nei loro confronti. Per tutti questi anni sono stato dentro, sì, ma la mia mente era libera, pulita".

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Tuttavia, non mancano i sensi di colpa. Infatti, ha sottolineato: La paura ha preso il sopravvento e sono scappato come un vigliacco lasciando Mez forse ancora viva. Di questo non finirò mai di pentirmi. Ma avevo 20 anni e avevo davanti una ragazza agonizzante, l'ho soccorsa ma poi la mente è andata in tilt. Magari sarebbe morta lo stesso, ma non aver chiesto aiuto resta la mia grandissima colpa".

Rudy Guede ha ripercorso quei momenti e ha raccontato: "La vita di Mez che se ne stava andando fra gli spasmi. Gli asciugamani non bastavano a tamponare il sangue. Ero uscito dal bagno dopo aver sentito un urlo potente malgrado avessi le cuffiette con la musica a palla. Nella penombra avevo visto uno sconosciuto con un coltello in mano. 'Andiamo via che c'è un negro', aveva detto ad Amanda. All'improvviso il mio cervello è scoppiato. Io non avevo fatto niente, ma chi mi avrebbe creduto? E allora, in preda al panico, ho fatto un errore dopo l'altro. Un comportamento criticabile, è vero. Ma questo non fa di me un assassino".