Omicidio Nada Cella, tracce di sangue su motorino della donna indagata

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Nada cella (Photo: ANSA)
Nada cella (Photo: ANSA)

Alcune tracce di sangue sotto la sella di un motorino di quasi 30 anni. È la nuova possibile svolta nell’omicidio di Nada Cella, la giovane segretaria massacrata il sei maggio 1996 nello studio del commercialista dove lavorava a Chiavari (Genova). Gli investigatori hanno trovato tracce di sangue sullo scooter usato 25 anni fa da Annalucia Cecere, l’ex insegnante di 53 anni, indagata per il delitto 25 anni dopo l’aggressione.

Le tracce, rinvenute tramite le luci forensi, dovranno però ora essere sottoposte a nuovi accertamenti per capire a chi appartengano. Per questo nei prossimi giorni gli investigatori della scientifica dovranno eseguire alcune analisi irripetibili per estrarre il Dna. Lo scooter è stato sequestrato nelle scorse settimane alla Cecere che lo teneva in un box a Boves (Cuneo), dove vive da diversi anni.

Una pista, quella della due ruote, che era emersa già all’epoca. La mattina del delitto, alcuni testimoni avrebbero visto l’ex insegnante, che all’epoca aveva 28 anni, mentre saliva sul suo motorino sporca di sangue nei pressi dello studio del commercialista Marco Soracco, dove la vittima lavorava e dove è stata trovata agonizzante. La prima testimone, una mendicante, è morta. La seconda testimonianza arriva da una intercettazione telefonica dell’agosto 1996. Una donna, rimasta anonima, aveva chiamato in casa del professionista. A rispondere era stata la madre dell’uomo, Marisa Bacchioni. L’interlocutrice dice di avere visto Annalucia quella mattina. “Venivo giù in macchina da Carasco, l’ho vista che era sporca e ha infilato tutto nel motorino io l’ho salutata e non mi ha guardato. E infatti, dico la verità, 15 giorni fa, l’ho incontrata nel caruggio che andava alla posta non mi ha nemmeno guardato. E’ scivolata di là ...”. Il procuratore Francesco Pinto e la pm Gabriella Dotto, che indagano insieme alla squadra mobile, hanno diffuso l’audio dopo che la Bacchioni non ha saputo indicare chi fosse dall’altro lato del telefono.

La donna e il figlio, Soracco, sono indagati per false dichiarazioni al pm per avere mentito sui reali rapporti tra il professionista e l’ex insegnante. A fare riaprire il caso è stata la determinazione della criminologa Antonella Pesce Delfino che, insieme all’avvocata Sabrina Franzone, ha riletto gli atti della vecchia indagine scoprendo particolari sottovalutati ed errori macroscopici nelle indagini iniziali.

Tra gli elementi non presi inizialmente in considerazione anche alcuni bottoni trovati all’epoca in casa dell’indagata uguali a uno trovato sotto il corpo della segretaria. Ma non solo. Tra le carte la criminologa ha scovato una vecchia intercettazione in cui Cecere diceva a Soracco di “non riuscire a togliersi di mente quella scena”. Per cercare di risolvere il giallo gli inquirenti hanno risentito numerosi testimoni, compresi una decina di preti, ma anche gli investigatori dell’epoca. Tra gli atti allegati alla nuova indagine anche le chiamate della scorsa estate in cui l’ex insegnante minacciava la criminologa.

All’epoca, la donna era stata indagata quasi subito ma nel giro di due settimane la sua posizione era stata archiviata. Secondo gli inquirenti Cecere avrebbe ucciso per gelosia nei confronti di Soracco, che avrebbe avuto un interessamento invece per la segretaria, e per prendere il suo posto di lavoro. A confermare la gelosia anche un’altra testimone sentita di recente.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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