Omicidio Pamela, giudici: da Oseghale voleva freddezza disumana

Nav

Roma, 22 nov. (askanews) - Dopo "aver appagato il proprio istinto sessuale ed ucciso" Pamela Mastropietro, Innocent Oseghale, uscito a fare lo spacciatore come sempre. Lo spiegano i giudici della Corte di Assise di Macerata in un passaggio delle motivazioni della sentenza di condanna all'ergastolo, con 18 mesi di isolamento diurno, nei confronti del nigeriano Innocent Oseghale accusato di aver violentato, ucciso e fatto a pezzi Pamela Mastropietro e condannato in primo grado all'ergastolo.

"L'opera di disarticolazione, depezzamento e decapitazione si svolgeva invece nel pomeriggio e nelle ore serali dopo che Oseghale, effettuata la consegna dello stupefacente al cliente nel primo pomeriggio, era rientrato a casa - si spiega nella sentenza - Fredda e lucida era la condotta criminale dell'imputato, privo di emozioni, che, dopo aver appagato il proprio istinto sessuale ed ucciso, si allontanava tranquillamente da casa per svolgere il proprio 'lavoro´ (cedere lo stupefacente), salvo poi occuparsi, in un secondo momento, di un 'particolare´ che a lui doveva sembrare secondario (sbarazzarsi del cadavere di Pamela): freddezza disumana ampiamente dimostrata dalle modalità con cui Oseghale straziava il corpo della ragazza, turbato non dalle operazioni di disarticolazione, depezzamento e decapitazione, ma solo infastidito, a suo dire, dall'odore che proveniva dai resti cadaverici".

Insomma "l'imputato ragionevolmente per evitare che Pamela, dopo aver abbozzato una prima reazione denotante il proprio dissenso, una volta ripresasi completamente, si allontanasse e lo potesse persino denunciare, subito dopo il rapporto, le infliggeva le due coltellate mortali, a distanza di alcuni minuti l'una dall'altra, dopo aver constatato che la prima non aveva evidentemente sortito gli effetti definitivi sperati".