Omicidio Sacchi, "vidi soldi in zaino Anastasiya"

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“Ho visto estrarre una mazzetta di soldi dallo zaino rosa che portava Anastasiya”. Lo ha detto Simone Piromalli, sentito come testimone al processo davanti alla prima Corte d'Assise di Roma per l'omicidio di Luca Sacchi, ucciso nella notte tra il 23 e il 24 ottobre dello scorso anno con un colpo di pistola alla testa davanti a un pub nella zona di Colli Albani.

Piromalli, ritenuto uno dei mediatori nell’acquisto di una partita di marijuana, era indagato nello stesso procedimento per violazione della legge sulla droga ma la sua posizione ora è stata archiviata. Imputati a processo sono in 5: Valerio Del Grosso e Paolo Pirino, i due ventenni di San Basilio accusati di concorso in omicidio volontario insieme con Marcello De Propris, che consegnò ai due la pistola con cui è stato ucciso il personal trainer.

Sul banco degli imputati anche il padre di De Propris, Armando, accusato della detenzione della pistola, e la fidanzata di Luca, Anastasiya, che nel procedimento è sia parte lesa per l’aggressione subita che imputata, con l’accusa di violazione della legge sugli stupefacenti. Nell’ambito della stessa vicenda lo scorso 22 giugno Giovanni Princi, ex compagno di scuola di Luca Sacchi, è stato condannato a 4 anni in abbreviato per violazione della legge sulla droga proprio per il tentativo di acquisto di 15 chili di marijuana.

“Non pensavo potesse succedere una catastrofe. Valerio Rispoli mi chiese di accompagnarlo ad incontrare Giovanni Princi; poco dopo sono arrivati Luca e Anastasiya e dal suo zaino, non ricordo chi, ha estratto un rotolo di banconote – ha detto Piromalli rispondendo alle domande dei pm Nadia Plastina e Giulia Guccione – Circa mezz’ora dopo è arrivato Del Grosso e ho sentito che discutevano di una trattativa per comprare marijuana. A quel punto, durante l’attesa ci siamo spostati in un pub e mentre ero dentro il locale ho sentito un rumore forte e Anastasiya che gridava in terra. In quel momento Princi disse a me e Rispoli di andarcene via. Così facemmo e durante il tragitto ricordo di aver ricevuto una videochiamata di Del Grosso alla quale non risposi. Il giorno dopo, però, lo stesso Del Grosso si presentò sotto casa mia, accompagnato da una sua amica: mi chiese di restituirgli una tuta, cosa che feci, e nell'abbracciarmi mi disse che la sera prima era scoppiato un macello ma che lui voleva solo spaventare i presenti”.