Omicidio Vannini, azione disciplinare contro il pm: “Indagini superficiali”

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Nuovi sviluppi sull’omicidio di Marco Vannini: il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha promosso un’azione disciplinare contro Alessandra D’Amore, la pm titolare dell’inchiesta che avrebbe condotto indagini superficiali e non diligenti e laboriose come avrebbe dovuto. Per questo la Cassazione ha anche annullato con rinvio la sentenza di Appello che parlava di omicidio colposo.

Omicidio Vannini: azione disciplinare al pm

In più occasioni erano state portate alla luce perplessità circa lo svolgimento delle indagini. Tra queste il fatto che la casa in cui è avvenuta l’uccisione non sia mai stata posta sotto sequestro ma sia stata riconsegnata alla famiglia Ciontoli, la proprietaria, la sera stessa. Per questo non è escluso che la pm D’Amore abbia compiuto degli illeciti disciplinari basando le sue indagini solo sulle dichiarazioni dei familiari della fidanzata di Marco senza sequestrare l’immobile.

Inoltre non ha neppure ascoltato tutti i vicini di casa, tanto che era stato l’avvocato dei Vannini a spingere Clarissa Paradiso, una di loro, a deporre la sua testimonianza. Altro punto che potrebbe aver spinto Bonafede all’azione disciplinare riguarda Martina, la compagna della vittima. La pm non le ha mai contestato il reato di calunnia rispetto alle dichiarazioni fatte sul luogotenente Roberto Izzo. Lei aveva detto di non aver mai sentito il colpo di pistola e di esserne stata informata proprio da lui, il primo ad arrivare sulla scena del crimine. Lui però ha sempre negato dicendo di non aver parlato con nessuno.

La pm si sarebbe resa conto delle menzogne di Martina grazie alle intercettazioni ambientali ma non l’avrebbe mai indagata per calunnia nonostante le accuse al maresciallo Izzo di rivelazione di segreti d’ufficio.