Omicron non è ancora un'influenza. Il governo non vuole dare il liberi tutti

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Close-up as a woman drips buffer solution from a plastic vial onto the lateral flow test device for Covid-19. (Photo: Onfokus via Getty Images)
Close-up as a woman drips buffer solution from a plastic vial onto the lateral flow test device for Covid-19. (Photo: Onfokus via Getty Images)

Non è ancora tempo di voltare pagina nella gestione della pandemia. È troppo presto trattare il Covid come se fosse un virus endemico e non più così preoccupante. Perché, prima di fare tutto questo, di buttarsi alle spalle l’emergenza e di andare anche oltre la fase attuale, bisogna avere la certezza inoppugnabile che il virus mutato faccia meno male. E questa certezza, in una situazione in costante evoluzione e con una variante contagiosissima, ancora non c’è. Per averla bisognerà aspettare almeno qualche settimana. Bisognerà, cioè, vedere cosa accadrà quando Omicron avrà raggiunto il suo picco.

È questo, in buona sostanza, il cuore del ragionamento che fa il governo davanti alla prospettiva di cambiare registro nella gestione della pandemia. L’Italia non seguirà Spagna e Gran Bretagna, che si avviano a trattare il Covid come una malattia endemica qualsiasi, come un’influenza, per usare un termine di paragone efficace. Non lo farà nell’immediato, e non lo farà - spiega chi ha in mano il dossier - almeno per le prossime settimane. Quando poi il quadro sarà più chiaro - perché Omicron avrà verosimilmente raggiunto il picco - allora si potrà ragionare in termini concreti di un’evoluzione. Ora, però - è l’orientamento maggioritario tra le stanze del ministero della Salute - è tempo dell’ottimismo, ma anche della cautela. “Non sappiamo ancora dove ci porta Omicron”, dice una fonte che conosce bene il dossier. L’insegnamento della Gran Bretagna, dove da qualche giorno i casi stanno scendendo, è utile e fa ben sperare. Ma non può essere l’unico appiglio su cui prendere decisioni radicali. L’idea del governo di Roma, quindi, è sostanzialmente questa: vedere cosa succede agli ospedali quando, tra fine gennaio e metà febbraio, arriverà il picco. Se terranno, allora si potrà pensare a nuovi provvedimenti, simili a quelli che stanno valutando in questi giorni a Madrid e a Londra.

Alla gestione endemica in un futuro non troppo lontano si dovrà passare, anche in Italia. Ma per l’esecutivo non è questo il momento, né i tempi sono maturi per stilare un piano. Perché prevederne i dettagli sarebbe ancora troppo complesso. Se il piano del governo ancora non esiste, sta iniziando a prendere forma - ma il contenuto è ancora riservato - quello del generale Figliuolo. Intervenendo a Mezz’ora in più, aveva spiegato di avere in mente progetto per il passaggio di consegne per quando la sua figura, quella di commissario straordinario, non servirà più. L’orizzonte temporale per la sua attuazione è quello della fine dello stato d’emergenza, che ad oggi scade il 31 marzo. Dall’entourage del generale parlano di un disegno in costante aggiornamento, che sarà ultimato e bollato quando ci sarà un quadro completo della situazione.

Quanto al trattare il Covid alla stregua di un’influenza, l’idea del governo è quella di non bruciare le tappe. Anche in considerazione del fatto che, per quanto in tanti stanno vincendo le resistenze, c’è ancora una fetta di popolazione non vaccinata. Che sarebbe la più al rischio nel caso in cui si andassero a ridurre ulteriormente le quarantene o a intervenire sul regime dell’isolamento. Quanto velocemente si riuscirà a passare a una gestione endemica del Covid, è il messaggio che si vuole lanciare, dipenderà anche da quanti immunizzati ci saranno.

C’è poi un altro aspetto, tutt’altro che secondario. L’ultimo decreto del governo, con le nuove misure, è stato varato da pochi giorni. Stravolgere tutto ora sarebbe prematuro e, a sentire le preoccupazioni di alcuni esperti, anche un po’ imprudente.

“Sono entrate in vigore ieri le nuove misure. Alcune delle regole inserite nell’ultimo provvedimento ancora devono essere messe in pratica. È troppo presto per guardare oltre”, sottolineano fonti della Salute. E che le condizioni per ridisegnare le norme non ci siano ancora è l’orientamento anche del consigliere del ministro Speranza, Walter Ricciardi: “La fattibilità di una strategia del genere deve essere confermata da evidenze scientifiche che in questo momento non mi pare ci siano”, ha detto all’Adnkronos. Non è soltanto desiderando un obiettivo che si raggiunge. E nemmeno facendo finta che questa sia un’influenza, perché non lo è. È una malattia pandemica ancora grave, con virus a trasmissione respiratoria, con tutta una serie di incognite legate alle varianti che possono emergere e che sono emerse in maniera importante nell’anno passato. Per realizzare questa ambizione servono una serie di misure basate sull’evidenza. Non è ancora tempo”, ha continuato.

E, per buona parte di chi si occupa della materia, non è ancora tempo neanche di cancellare il bollettino quotidiano dei contagi. L’idea è stata lanciata dall’infettivologo Matteo Bassetti, fatta propria da Andrea Costa, sottosegretario alla Salute e condivisa anche da Donato Greco, componente del Cts. Costa spiega di aver proposto questa modifica al ministro Speranza: “Il numero dei contagi di per sé non dice nulla”, ha dichiarato. Greco, invece, ha spiegato che al Cts stanno valutando se parlarne con il governo. Per quanto il dibattito ci sia - così come è unanime la consapevolezza del fatto che i veri numeri da guardare sono quelli delle ospedalizzazioni - però, la loro posizione al momento non è prevalente. Un’operazione del genere, infatti, - è il timore della Salute - potrebbe indurre ad abbassare troppo la guardia. A pensare che sia tutto passato, quando invece non è così. “In questo nuovo contesto, sicuramente i dati relativi alle ospedalizzazioni, ai ricoveri in intensiva e ai decessi sono più importanti rispetto al mero conteggio dei casi positivi, spesso asintomatici, soprattutto nella prospettiva di un passaggio dalla fase pandemica all’endemica. Nell’immediato tuttavia, e in attesa di evidenze conclusive sull’argomento, ritengo comunque utile una comunicazione puntuale e trasparente di tutti i dati disponibili, accompagnata da un’adeguata interpretazione che aiuti i cittadini ad orientarsi meglio in questa nuova fase della pandemia”, ha dichiarato il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri. Anche in questo caso, insomma, la parola d’ordine resta cautela.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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