Omicron: nuove varianti di interesse e circolazione della mutazione in Italia

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Covid, Omicron 4 e 5 sono state riclassificate come varianti di preoccupazione dell’Ecdc. In Italia, Omicron 2 prevale al 94% ma sono in circolazione anche le sottovarianti della mutazione del SARS-CoV-2

Covid, Omicron 4 e 5 varianti di preoccupazione

Omicron 4 e Omicron 5 sono state riclassificate come varianti Covid di preoccupazione (Voc) nell’Unione Europea. Nella giornata del 12 maggio 2022, infatti, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie Ecdc ha riclassificato i due sottolignaggi della variante Omicron del Covid, BA.4 e BA.5, come varianti di interesse a Voc. Nel diffondere la notizia, l’ente europeo ha fatto riferimento al Portogallo per fornire un esempio di quello che potrebbe essere lo scenario futuro.

Nelle ultime settimane, infatti, in Portogallo è stata registrata un’impennata della variante BA.5 che ha causato un incremento dei contagi e del tasso di positività ai test. Secondo quanto riferito dall’Istituto nazionale della salute portoghese ha stimato che BA.5 risultava già essere presenta nel 37% dei casi di positività in data 8 maggio 2022. Inoltre, la variante presenta una crescita quotidiana superiore del 13% rispetto alla variante BA.2 monitorata in Sudafrica.

In questo contesto, l’Ecdc ha stimato che la BA.5 diventerà dominante in Portogallo entro il prossimo 22 maggio.

Ecdc sulle varianti Omicron del Covid

Per quanto riguarda il vantaggio di crescita che sembra accompagnare BA-4 e BA.5, per l’Ecdc, questo è “probabilmente dovuto alla loro capacità di eludere la protezione immunitaria indotta da una precedente infezione e/o vaccinazione, in particolare se questa immunità è diminuita nel tempo”.

L’ente europeo, poi, ha precisato: “È improbabile che persone non vaccinate siano protette contro l’infezione sintomatica con BA.4 o BA.5 – e ha aggiunto –. Non vi è alcuna indicazione di cambiamento nella gravità di Covid per BA.4/BA.5 rispetto ai precedenti lignaggi Omicron”.

L’Ecdc ha anche sottolineato che i dati attualmente disponibili sembrano indicare che “la presenza di queste varianti potrebbe causare un aumento complessivo significativo dei casi di Covid nell’Ue/See nelle prossime settimane e mesi“. Pertanto, l’ente “incoraggia i Paesi a rimanere vigili. Il rilevamento precoce delle varianti si basa in modo cruciale su test sensibili e rappresentativi e sulla sorveglianza genomica”.

Ancora, in relazione ai vaccini, è stato ribadito quanto segue: “Il beneficio per la salute pubblica che deriva dalla seconda dose di richiamo del vaccino anti-Covid, è stata valutata come più evidente negli over 80. Se dovessero emergere segnali di aumento della circolazione di Sars-CoV-2 o del rischio di malattie gravi tra i vaccinati, allora un secondo richiamo potrebbe essere preso in considerazione per alcuni o tutti gli adulti di età pari o superiore a 60 anni e per altri gruppi vulnerabili. Per questo, i paesi dovrebbero avere piani in atto per il rapido dispiegamento di dosi di richiamo in questi gruppi di popolazione”.

Omicron 2 al 94% in Italia: presenti anche sottovarianti

Al momento, come riferito dall’Ecdc, la presenza di Omicron 4 e 5 nell’Unione Europea “è attualmente bassa, ma gli elevati vantaggi di crescita riportati per questi due sottolignaggi suggeriscono che queste varianti diventeranno dominanti nell’area nei prossimi mesi“.

L’ente europeo, inoltre, ha spiegato: “Sulla base dei limitati dati attualmente disponibili, non è previsto un aumento significativo della gravità dell’infezione rispetto ai ceppi circolanti Omicron 1 e 2 (BA.1 e BA.2). Tuttavia, come nelle ondate precedenti, se il numero di casi Covid aumenterà in modo sostanziale, è probabile che segua un certo livello di aumento dei ricoveri in ospedale e in terapia intensiva”.

Per quanto riguarda l’Italia, la flash survey realizzata dall’Istituto superiore di sanità e dal ministero della Salute, in collaborazione con i laboratori regionali e la Fondazione Bruno Kessler ha rivelato quanto segue: “In Italia il 3 maggio scorso la variante Omicron del Covid-19 aveva una prevalenza stimata al 100%, con la sottovariante BA.2 predominante a sfiorare il 94% e la presenza di alcuni casi delle sottovarianti BA.4 e BA.5″.

Dall’indagine rapida richiesta ai laboratori di Regioni e Province Autonome che hanno sequenziato 1.799 campioni, poi, è emerso che:

  • 1 è al 3,5% (range 0-12,9%);

  • 2 al 93,8% (65,6-100%);

  • 3 sotto lo 0,1% (0-0,9%);

  • 4 quasi allo 0,5% (0-4%);

  • 5 allo 0,4% (0-5,6%);

  • XJ (ricombinante Omicron 1 e 2) allo 0,66%;

  • XM (ricombinante Omicron 1 e 2) allo 0,59%;

  • XN (ricombinante Omicron 1 e 2) allo 0,15%;

  • XQ e XT (ricombinanti Omicron 1 e 2) sotto lo 0,1%.

La penisola, inoltre, vede una prevalenza di Omicron 2 è al 100% in 5 regioni/province autonome (Basilicata, Molise, Pa di Bolzano, Pa di Trento e Valle d’Aosta). La variante BA.4 ha raggiunto un picco del 4,02% in Emilia-Romagna ma è stata registrata anche in Calabria (2,86%), Toscana (1,03%) e Lombardia (0,96%). BA.5, invece, è arrivata quasi al 6% in Umbria (5,56%), ma si trova anche in Puglia (3,23%) e Lazio (0,92%).

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