Omofobia, Masini (Fi): ''sessualità non ha colore, invito a fare coming out come me''

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"L'omofobia non ha colore politico, ma so che un'omofobia sottile esiste, perché può nascondersi tra le pieghe più insospettabili. Non sono rimasta delusa dal mio partito, anche se da un punto di vista ideale avrei sperato in una posizione diversa. La politica, però, è anche pragmatismo e mi rendo conto che al Senato si trattava soprattutto di un voto politico''. Un voto che "in quel momento aveva una rilevanza molto più ampia rispetto allo stesso testo di legge...". Barbara Masini, almeno ufficialmente visto il segreto dell'urna, è stata l'unica senatrice di Forza Italia e del centrodestra ad aver votato a palazzo Madama in dissenso sul ddl Zan, ovvero, contro la cosiddetta tagliola, che ha affossato il provvedimento contro l'omotransfobia.

Masini, che a inizio luglio ha fatto coming out, dichiarando la sua omosessualità (vive con la compagna Pamela da 13 anni), in questo caso non ce l'ha con Fi, che le "ha sempre dato la possibilità di esprimersi liberamente" e si è trovata di fronte a una partita politica più ampia e complessa (''purtroppo, stavolta la posta in gioco era molto più alta'') ma se la prende con la sinistra: ''Francamente sono rimasta molto più delusa dal centrosinistra, dalla sua ipocrisia e superficialità". "Arrivare a questo punto in Aula e uscirne così malconci -dice all'Adnkronos la parlamentare forzista- dovrebbe aprire una riflessione seria a sinistra. E un'analisi seria non significa dire che è colpa di Renzi, perché i numeri dicono chiaramente che sono stati loro ad affossare il ddl Zan".

"Eppure -scherza- avevano anche un voto in più, quello mio... Non so se c'è stata mala gestione, improvvisazione o volontà. Fatto sta che alla fine, parlano i numeri e le parole stanno a zero...". Nel centrodestra, ci tiene a precisare l'esponente azzurra, non sono tutte rose e fiori quando si parla di gay e lesbiche o, in generale, del mondo Lgtb: ''A volte, qualcuno a destra è più incauto a dire cose che dovrebbero essere dette con più moderazione. Serve a tal proposito un lavoro culturale non facile, senza strumentalizzazioni e ideologizzazioni''. Esistono gay dentro Fi che non vogliono dirlo perché hanno paura? "Questo non lo so", taglia corto Masini che aggiunge: ''ma se cosi' fosse, invito tutti a venire allo scoperto il più possibile, perché ognuno deve essere messo in condizione di poter vivere liberamente e con naturalezza la propria sessualità".

''Spesso -rivela Masini- mi provocano dicendomi che ci sto a fare nel centrodestra, ma fino ad ora nel mio schieramento hanno rispettato la mia posizione. Ci ho sempre messo la faccia, manifestando il mio dissenso e continuerò a farlo, finché me lo faranno fare. Perché dovrei andar via? Sarei rimasta delusa -spiega- se mi avessero imposto di votare diversamente da come ho fatto e a quel punto ne avrei tratto le conseguenze. Piuttosto, vedo dall'altra parte, lo ripeto, tanta ipocrisia".

Il voto segreto sul ddl Zan, ha avuto, rimarca la senatrice forzista, il pregio di aver fatto venire allo scoperto quell'omofobia sottile che si annida dove meno te lo aspetti: ''Tra quel che si dice, si pensa e si fa, ne passa, eccome... E il voto segreto lo ha dimostrato. La paura di essere giudicati negativamente o semplicemente l'imbarazzo, ma anche il timore di veder minato un percorso politico a causa dell'omosessualità -avverte- mi amareggiano tantissimo, perché ognuno deve essere libero delle proprie inclinazioni sessuali".

''Ho sempre cercato di sensibilizzare la mia parte politica -assicura Masini- verso un diverso atteggiamento, ovvero una maggiore apertura e, sotto alcuni aspetti, penso di esserci riuscita. Magari da alcuni sono stata e verrò smentita. I cori da stadio di esultanza al Senato dopo lo stop al ddl Zan sono stati sbagliati, ma capisco che lo hanno fatto, perché si è vinto in Aula una votazione dal forte sapore politico. Però, sono dell'avviso che anche le esternazioni di giubilo per un risultato conseguito vanno fatto cum grano salis".

Nel centrodestra, precisa l'esponente azzurra, non sono tutte rose e fiori quando si parla di gay e lesbiche o, in generale, del mondo Lgtb: ''A volte, qualcuno a destra è più incauto a dire cose che dovrebbero essere dette con più moderazione. Serve a tal proposito un lavoro culturale non facile, senza strumentalizzazioni e ideologizzazioni''.

Masini ci tiene a ringraziare la capogruppo di Fi al Senato, Anna Maria Bernini che le ha dato sempre la possibilità di ''esprimere liberamente il suo dissenso'' rispetto alla linea del partito: ''ho avuto il suo ok anche in occasione della 'tagliola'. Capisco che Bernini deve tenere unito un gruppo, non è facile, ma è sempre stata aperturista su questi temi etici e la ringrazio''. Prima di votare con la maggioranza e dopo un colloquio con Bernini, Masini ha voluto annunciare il suo sì con un tweet, per una questione di principio e di chiarezza, senza mettere in difficoltà il partito.

L'unico rammarico, confida la senatrice azzurra, è che finora non ha avuto l'occasione di parlare con Silvio Berlusconi delle sue battaglie a difesa dei diritti Lgtb: ''Non ne ho mai discusso con il presidente Berlusconi. Purtroppo, non ho questo rapporto diretto con lui''.

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