"Omosessuale" in lettera dimissioni, bufera su ospedale Alessandria

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Roma, 13 lug. (askanews) - "Fuma circa 15 sigarette al dì, beve saltuariamente alcolici. Nega allergie. Omosessuale, compagno stabile": così in un referto medico pubblicato da La Stampa, rilasciato ad un paziente arrivato al pronto soccorso dell'ospedale di Alessandria per un mal di testa e poi trasferito nel reparto Malattie infettive, dove è stato sottoposto anche ad test Hiv, risultato negativo. Il paziente ha raccontato al quotidiano che "da subito il medico che mi ha visitato si è comportato in maniera strana", accusando poi più di tutto quella lettera di dimissioni, dove "alla terza riga è specificato che io sono omosessuale con compagno fisso. Cosa c'entra? Perché lo specifichi?", e sottolinea che "è un dettaglio che posso decidere di tenere riservato". Quell'indicazione, dell'orientamento sessuale, in una lettera di dimissioni firmata da un medico ha scatenato una bufera di critiche. E mentre l'uomo e il suo compagno stanno valutando un reclamo, L'Azienda ospedaliera Santi Antonio e Biagio e Cesare Arrigo, ha diffuso un comunicato in cui si dice "molto dispiaciuta di leggere che un paziente possa essersi sentito discriminato in un percorso che prevede la raccolta di dati anamnestici finalizzati a curare nel miglior modo possibile il paziente stesso". L'azienda infatti sottolinea dal canto suo che "l'anamnesi deve raccogliere tutte le informazioni personali e cliniche che possono rivelarsi utili all'assistenza e alla guarigione".

Quindi "dispiace che sia stata portata alla ribalta nazionale la struttura di malattie infettive, dove vengono seguiti da anni centinaia di pazienti con vari orientamenti sessuali, senza alcun pregiudizio e senza che si siano mai stati evidenziati problemi, poiché anzi il personale della struttura collabora attivamente con le organizzazioni Lgbt della zona con riscontri sempre positivi". E - ripete - "siamo molto dispiaciuti se in questo caso invece il paziente si sia sentito discriminato", spiegando ancora "la raccolta di tali dati sensibili rientra solo nel rapporto medico-paziente che è strettamente personale e tutelato dalla riservatezza della cartella clinica e di tutti i documenti in essa contenuti: i medici e il personale sono obbligati infatti a rispettare il segreto d'ufficio oltre che quello professionale". E secondo l'azienda ospedaliera anche "nel caso specifico, l'informazione era stata concordata tra il medico e il paziente e la lettera di dimissione era riservata per cui consegnata esclusivamente al soggetto interessato alle cure".

Detto questo l'Azienda ospedaliera sottolinea di essere "disponibile ad andare incontro alla richiesta" del paziente "con la rettifica del referto anche se la stessa, come da nostra prassi, è stata concordata al momento dell'anamnesi, quando il paziente ha voluto che il redattore sottolineasse alcuni aspetti e ne omettesse altri". Inoltre, proprio per dissipare ogni critica, è stata anche convocata una riunione: lunedì alle ore 17.30 in Direzione generale è previsto un incontro con le organizzazioni Lgbt "per fare chiarezza sulla vicenda, rinnovando la nostra volontà di collaborare per offrire il miglior contesto di cura a tutti i cittadini che ci scelgono".