Oms, la campagna contro gli alcolici alimenta l'ira dei produttori: cos'è successo

Oms, la campagna contro gli alcolici alimenta l'ira dei produttori: cos'è successo
Oms, la campagna contro gli alcolici alimenta l'ira dei produttori: cos'è successo

E' polemica per la nuova campagna dell'Oms, che ha alimentato soprattutto l'ira dei produttori di vino italiani: ecco cos'è successo.

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In occasione del 72esimo Comitato regionale organizzato a Tel Aviv, l'Oms Europa ha approvato la sua nuova campagna contro l'uso di alcol, "European framework for action on alcohol". Si tratta di un documento programmatico, che tuttavia non prevede alcuna imposizione. Al contrario, fissa una serie indicazioni che l'Oms indirizza a tutti gli Stati membri e che avranno un peso sulle decisioni finali dei singoli governi.

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La polemica non si è fatta attendere, in quanto la nuova campagna dell'Organizzazione mondiale della sanità non prevede alcuna distinzione tra superalcolici, vino e birra. Immediata la reazione dell'Unione italiana vini, che dichiara: "Si tratta di misure che equivalgono a una scure sul mondo del vino e che segna l'inizio di una nuova ondata proibizionista per un settore del made in Italy che vanta un export di oltre 7 miliardi di euro e occupa 1,2 milioni di persone in Italia. Ormai il tema antialcol è all'ordine del giorno".

Con la sua ultima decisione, l'Oms mira alla riduzione del 10% del consumo pro-capite di alcol entro il 2025. Per raggiungere l'obiettivo prefissato, si prevede per il settore l'aumento della tassazione al divieto di pubblicità, promozione o marketing in qualsiasi forma, ma anche l'obbligo di health warning in etichetta, cioè un avviso che segnali i pericoli a cui si va incontro consumando il prodotto, proprio come avviene con le sigarette.

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Paolo Castelletti, segretario generale Uiv, ha sottolineato: "Ci lascia straniti il fatto che sia proprio la sezione europea dell’Oms a fare questo cambio di passo, tornando a non fare distinzione tra consumo e abuso di alcol, né tra diffusione di casi di alcolismo nei diversi Paesi. In particolare, quello che ci mette in allarme è che un documento del genere – pur non avendo una valenza giuridica, ma solo di indirizzo – possa diventare un viatico per rimettere in discussione i finanziamenti alla promozione del vino".

Dall'Uiv fanno sapere che "le politiche suggerite dall’Oms indiscriminate verso tutte le bevande alcoliche rischiano di mettere in crisi un settore che nel nostro Paese genera oltre un milione di posti lavoro: il vino non è soltanto una bevanda alcolica, ma un ambasciatore nel mondo dell’unicità dei territori e patrimonio culturale italiano. La storia ci ha insegnato come il proibizionismo non sia la soluzione per sconfiggere la piaga dell’alcolismo, ma soprattutto come il vino sia un simbolo del bere responsabile, della Dieta mediterranea e non certo protagonista del binge".