Ong italiana salva 54 migranti. Salvini: "Vadano in Tunisia"

Ong italiana salva 54 migranti. Salvini: "Vadano in Tunisia"
Ong italiana salva 54 migranti. Salvini: "Vadano in Tunisia"

La Ong Mediterranea, che batte bandiera italiana, ha tratto in salvo 54 naufraghi, stretti su un gommone in pessime condizioni nel mare della Sar libica. Tra i migranti salvati ci sarebbero undici donne, di cui tre incinte e una in gravi condizioni, oltre a quattro bambini. Sono stati medicati, reidratati, mentre la barca si dirige verso l'Italia. L’imbarcazione è stata tallonata a lungo da una motovedetta libica, che poi ha abbandonato "la caccia".

Il racconto della Ong Mediterranea

"Siamo enormemente felici di aver strappato 54 vite umane all'inferno della Libia. Adesso serve subito un porto sicuro", ha scritto su Twitter Mediterranea Saving Humans. Nel pomeriggio del 4 luglio, la barca a vela Alex di Mediterranea, in missione di osservazione nella zona Sar libica, aveva prima individuato i resti di un gommone, ennesimo naufragio di cui non si conoscerà mai il numero dei morti e, poco dopo, all'altezza delle piattaforme petrolifiche, ha individuato un'altra imbarcazione con le 54 persone successivamente tratte in salvo.

Cosa è accaduto

La Ong ha chiamato immediatamente la sala operativa della guardia costiera di Roma, chiedendo indicazioni su come intervenire per salvare i migranti in grave difficoltà. La risposta è stata netta: lasciare l'intervento alle motovedette libiche. Mediterranea ha però "disubbidito" e ha preso in mano la situazione, cosciente del fatto che "lasciando i naufraghi al loro destino sarebbero morti oppure sarebbero stati riportati in Libia, paese in guerra, dove i centri di detenzione vengono bombardati".

La barca Alex

I migranti si trovano ora a bordo della barca a vela Alex. Questa imbarcazione è lunga appena 18 metri, dunque non è idonea a ospitare decine di disperati. Ma Mediterranea ha deciso di salvarli comunque, vista la criticità della situazione.

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Matteo Salvini: "Mediterranea vada a Tunisi"

"Gli immigrati presi a bordo da Mediterranea sono in acque libiche, e attualmente sono più vicini di decine di miglia nautiche alla Tunisia rispetto a Lampedusa. Se questa Ong ha davvero a cuore la salvezza degli immigrati faccia rotta nel porto sicuro più vicino, altrimenti sappia che attiveremo tutte le procedure per evitare che il traffico di esseri umani abbia l'Italia come punto di arrivo", ha dichiarato il ministro dell'Interno, Matteo Salvini.

La reazione dei volontari

Filippo Miraglia dell'Arci, associazione tra i fondatori di Mediterranea, alle parole di Salvini ha ribattuto così: "E' già dichiarata impraticabile dal tribunale di Agrigento, con l'ordinanza su Carola Rackete, e dalle istituzioni internazionali. La Tunisia non è un porto sicuro, il Ministro se ne faccia una ragione: per settimane ha tenuto in attesa una nave con 75 naufraghi a bordo e, dopo averli fatti scendere, ha impedito loro di fare domanda d'asilo rimandandoli nei Paesi d'origine e contravvenendo al "principio di non refoulement", garantito dalla Convenzione di Ginevra. Adesso la Alex deve portare i naufraghi in Italia, non c'è altra strada. Se si vuole combattere il traffico di esseri umani si attivi subito un ponte aereo e un programma di evacuazione per le 6 mila persone prigioniere dei lager libici sottraendole alle milizie rivali che si contendono il controllo del territorio e che le usano come arma di ricatto per i loro interessi".

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Un altro salvataggio in serata

Un’altra imbarcazione con 55 migranti è stata intercettata da una motovedetta della Guardia di Finanza e da una della Guardia Costiera a circa due miglia da Lampedusa. I profughi, tra i quali 22 donne e un minore, sono stati portati in salvo nel porto nella serata di giovedì 4 luglio. L'unità della Guardia di Finanza, V 800, è la stessa che era stata danneggiata la notte del 29 giugno dalla nave Sea Watch del comandante Carola Rachete, nel corso della manovra di attracco alla banchina dopo avere ignorato l'alt delle forze dell'ordine.