Onu non si accorda su nuovo trattato commercio armi: accusati gli Usa

New York (New York, Usa), 28 lug. (LaPresse/AP) - I Paesi delle Nazioni unite non sono riusciti a trovare un accordo su un nuovo trattato per regolare il multimiliardario commercio globale di armi. Alcuni diplomatici hanno accusato gli Stati Uniti di aver bloccato l'approvazione. Entro venerdì i rappresentanti dei diversi Stati avrebbero dovuto firmare il testo, ma gli americani hanno comunicato ieri mattina di aver bisogno di altro tempo per esaminare la bozza, seguiti poi da Russia e Cina.

"E' un episodio di straordinaria codardia da parte dell'amministrazione Obama, che all'ultimo minuto ha comunicato il voltafaccia e affondato il processo per arrivare a un trattato globale sulle armi, proprio quando ci stavamo avvicinando al termine", ha commentato Suzanne Nossel, direttore esecutivo di Amnesty International Usa. "E' un'abdicazione impressionante di leadership - ha continuato - manifestata dal più grande esportatore mondiale di armi convenzionali, che ha staccato la spina dei colloqui esattamente quando ci stavamo avvicinando a una svolta storica".

Anche un diplomatico occidentale, che ha chiesto di rimanere anonimo a causa della delicatezza della questione, ha accusato gli Stati Uniti di "aver fatto deragliare il processo", aggiungendo che non succederà nulla per rilanciare i negoziati fino a dopo le elezioni presidenziali americane di novembre.

Il capo negoziatore americano Thomas Countryman ha rifiutato di parlare con i giornalisti. Il portavoce del dipartimento di Stato Usa Victoria Nuland ha invece diffuso una dichiarazione in cui assicura che gli Stati Uniti supporteranno un secondo ciclo di negoziati il prossimo anno.

La bozza richiede a tutti i Paesi di stabilire norme nazionali per controllare il trasferimento di armi convenzionali e gli intermediari di armi. Vieta inoltre agli Stati che ratificano il trattato di trasferire armi convenzionali nel caso violassero un embargo sulle armi o avessero promosso reati quali genocidio, crimini contro l'umanità o crimini di guerra. Prima di esportare, un Paese dovrebbe valutare se l'arma può venir usata per promuovere pratiche corruttive, violare i diritti umani internazionali o le leggi umanitarie o arrivare nelle mani di terroristi o della criminalità organizzata.

Molti Paesi, inclusi gli Stati Uniti, controllano le esportazioni di armi, ma non c'è mai stato un trattato internazionale che ne regoli il commercio mondiale, stimato a 60 miliardi di dollari.

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