Onu, si profila resa dei conti, Kiev chiede di togliere diritto veto a Mosca

Il Presidente ucraino Volodymyr Zelenskiy ritratto sugli schermi video mentre pronuncia un discorso alla 77a sessione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite presso la sede dell'Onu a New York

NEW YORK/KIEV (Reuters) - Kiev ha chiesto alle Nazioni Unite di punire la Russia per l'invasione, e di privarla del diritto di veto, mentre la riunione di oggi del Consiglio di sicurezza convocata per discutere le atrocità commesse in Ucraina, potrebbe essere il teatro perfetto per una resa dei conti tra i due Paesi.

La riunione del Consiglio di Sicurezza arriva all'indomani della mobilitazione di centinaia di migliaia di riservisti russi ordinata dal presidente Vladimir Putin, che si è anche mosso per favorire l'annessione alla Russia di alcune regioni dell'Ucraina ed ha minacciato l'utilizzo di armi nucleari.

"È stato commesso un crimine contro l'Ucraina e chiediamo una giusta punizione", ha detto ieri il presidente Volodymyr Zelensky parlando ai leader mondiali presenti all'Assemblea generale dell'Onu.

Zelensky ha chiesto che un tribunale speciale delle Nazioni Unite imponga una "giusta punizione" alla Russia e che a Mosca venga tolto il diritto di veto in Consiglio di Sicurezza.

Il Consiglio non è stato in grado di intraprendere alcuna azione significativa sull'Ucraina perché la Russia è uno dei cinque membri permanenti con diritto di veto insieme a Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e Cina. Quest'anno il Consiglio di sicurezza si è riunito oltre 20 volte per discutere della situazione in Ucraina.

Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov affronterà le sue controparti ucraine e occidentali, tra cui il segretario di Stato americano, Antony Blinken, quando il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres e il procuratore della Corte penale internazionale Karim Khan parleranno ai 15 membri del Consiglio di sicurezza.

L'Ucraina, gli Stati Uniti e altri paesi hanno accusato la Russia di crimini di guerra in Ucraina. La Russia nega di aver preso di mira i civili durante quella che definisce la sua "operazione militare speciale", descrivendo le accuse di violazione dei diritti umani come una campagna diffamatoria.

(Tradotto da Luca Fratangelo, editing Francesca Piscioneri)