Open Arms bloccata a Lampedusa: "Migranti minacciano suicidio"

Roma, 16 ago. (askanews) - Continua lo stallo per la Open Arms, la nave della Ong spagnola

che da 15 giorni si trova in mare con 147 migranti a bordo, da due giorni di fronte a Lampedusa. Dopo aver sbarcato urgentemente 9 migranti, resta l'allarme per gli altri 134 a bordo. La Procura di Agrigento indaga anche per sequestro di persona e abuso d'ufficio.

"La situazione è drammatica - sottolineano in una nota congiunta Open Arms ed Emergency - da 15 giorni donne, uomini e bambini vivono costretti in spazi ristretti nella paura e nell'incertezza di quello che succederà".

I fondatori delle due Ong, Oscar Camps e Gino Strada, ricordano che a bordo ci sono persone che "hanno vissuto l'orrore dei campi di detenzione in Libia: torture, stupri, lavori forzati. Hanno già sopportato enormi sofferenze - denunciano - non possiamo aggiungerne altre".

La situazione a bordo è ora drammatica. "Negli ultimi giorni le condizioni di salute psicofisica si sono ulteriormente aggravate con atti di autolesionismo e minacce di suicidio che rendono ingestibile la situazione e mettono in pericolo imminente di vita le persone a bordo. Bisogna agire nelle prossime ore", chiosano le due Ong.

Poi la richiesta: "Sia immediatamente autorizzato lo sbarco a Lampedusa prima che si aggiungano altre tragedie a quelle già vissute".

Intanto sempre sul fronte migranti, arriva la testimonianza di Mohammed Adam Oga, unico sopravvissuto a bordo di una delle tante carrette del mare. "Non c'era cibo, non c'è acqua, né carburante. Ho visto morire accanto a me 14 persone, fra cui una donna incinta. Abbiamo dovuto gettare i loro corpi in mare", racconta in una intervista esclusiva al Times of Malta.