Open Arms, "ecco lo scambio di lettere tra Salvini e Conte"

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Tra il 14 e il 17 agosto 2019, mentre la nave Open Arms con a bordo oltre 160 migranti tra cui numerosi minori non accompagnati, aspettava l'assegnazione di un porto di sbarco, c'è stato un fitto scambio di corrispondenza via mail tra l'allora ministro dell'Interno Matteo Salvini e il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. E' quanto emerge dalla richiesta di autorizzazione a procedere per il leader della Lega per sequestro di persona avanzata dal Tribunale dei ministri di cui è in possesso l''Adnkronos. 

"Il 15 agosto il ministro Salvini sottoscriveva una nota di risposta ad una precedente missiva del 14.8.2019 del Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, con cui lo si era invitato “ad adottare con urgenza i necessari provvedimenti per assicurare assistenza e tutela ai minori presenti sull’imbarcazione” - scrivono le tre giudici nel provvedimento di 110 pagine - con tale nota respingeva ogni responsabilità al riguardo, evidenziando che i minori a bordo della nave spagnola dovevano ritenersi soggetti alla giurisdizione dello Stato di bandiera anche con riferimento alla tutela dei loro diritti umani".  

"Che, inoltre, non vi erano evidenze per escludere che gli stessi viaggiassero accompagnati da adulti che ne avevano la responsabilità, comunque ricadente sul comandante della nave - si legge ancora nella richiesta di autorizzazione a procedere - che, infine, aveva già dato mandato all’Avvocatura Generale dello Stato per impugnare il decreto di sospensiva del Presidente del Tar del Lazio, che di fatto aveva rimosso ogni ostacolo all’ingresso della nave in acque territoriali". 

Sempre dalla carte in possesso dell'Adnkronos si legge: "È dello stesso giorno la nota di risposta del ministro Salvini alla richiesta, avanzata congiuntamente in data 8.8.2019 dal Presidente del Tribunale per i Minori di Palermo e dal Procuratore della Repubblica presso lo stesso Tribunale, di informazioni circa i provvedimenti che il Governo intendesse adottare con riferimento ai minori non accompagnati trasportati a bordo della Open Arms: nota con cui il ministro dell’Interno, ribadendo la sussistenza della giurisdizione spagnola in materia, tornava a declinare ogni competenza ad assumere provvedimenti in ordine alla protezione di detti soggetti", scrivono ancora le tre giudici del Tribunale dei ministri di Palermo. 

"Sempre il 16 agosto il Presidente del Consiglio dei Ministri rispondeva alla citata missiva del ministro Salvini, ribadendo con forza la necessità di autorizzare lo sbarco immediato dei minori presenti a bordo della Open Arms, anche alla luce della presenza della nave al limite delle acque territoriali (in effetti vi aveva già fatto ingresso) e potendo, dunque, configurare l’eventuale rifiuto un’ipotesi di illegittimo respingimento - scrivono le magistrate - aggiungeva di aver già ricevuto conferma dalla Commissione europea della disponibilità di una pluralità di Stati a condividere gli oneri dell’ospitalità dei migranti della Open Arms, “indipendentemente dalla loro età”. Invitava, dunque, il ministro dell’Interno ad attivare le procedure, già attuate in altri casi consimili, finalizzate a rendere operativa la redistribuzione". 

A questo invito il ministro Salvini ha risposto con un'altra missiva il 17 agosto, "assicurando che, nonostante non condividesse la lettura della normativa proposta dal Presidente Conte, suo malgrado avrebbe dato disposizioni tali da non frapporre ostacoli allo sbarco dei “presunti” minori a bordo della Open Arms, provvedimento che definiva, comunque, come di “esclusiva determinazione” del Presidente del Consiglio", si legge nella richiesta.  

"Alle ore 20 del 17 agosto veniva eseguita, su delega della Procura della Repubblica di Agrigento, dalla Polizia giudiziaria e da personale medico dell’Usmaf (Uffici di sanità marittima, area di frontiera), un’ispezione della nave, nel corso della quale si constatava il sovraffollamento e le pessime condizioni in cui versavano i migranti a bordo". 

Insomma, nella lunga corrispondenza tra Salvini e Conte, l'ex ministro dell'Interno ha ribadito al premier la sua contrarietà allo sbarco. "Il ministro assicurava suo malgrado che avrebbe dato disposizioni tali da non opporre ostacoli allo sbarco dei (presunti) minori a bordo della Open Arms". Cosa che poi avvenne solo su disposizione della magistratura che ordinò l'evacuazione. 

  • Coronavirus, scienziati: "Bassi rischi con la regola dei 6 secondi"
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    Coronavirus, scienziati: "Bassi rischi con la regola dei 6 secondi"

    Quando non si possono rispettare le distanze di sicurezza consigliate per evitare il contagio da coronavirus, è importante non superare la soglia dei sei secondi di vicinanza. E' quanto sottolineano il professore di chimica e genomica Joshua D. Rabinowitz e la ricercatrice Caroline R. Bartman che, in un lungo editoriale sul New York Times, si occupano di un aspetto di questa pandemia finora poco approfondita, ovvero "l'importanza della quantità virale" a cui si è esposti.  "Come per qualsiasi altro veleno, i virus sono di solito più pericolosi in quantità maggiori. Piccole esposizioni iniziali tendono a portare a infezioni lievi o asintomatiche, mentre dosi più grandi possono essere letali" spiegano i due studiosi, aggiungendo che "non tutte le esposizioni al coronavirus sono uguali". "Entrare in un edificio per uffici in cui è stato qualcuno infetto, non è pericoloso come stare seduto accanto a quella persona infetta per un'ora sul treno. Questo può sembrare evidente, ma molte persone non fanno questa distinzione. Dobbiamo concentrarci maggiormente sull'evitare le infezioni con grandi cariche virali", poiché "la carica virale influisce sulla gravità della malattia", affermano. Da qui, l'importanza del distanziamento sociale e delle misure di igiene. "Le persone dovrebbero fare molta attenzione alle esposizioni ad alte cariche virali, che hanno maggiori probabilità di verificarsi durante le interazioni ravvicinate con una persona infetta, come ad esempio durante gli incontri per un caffè, i bar affollati o quando si visita la nonna nella sua stanza o ci si tocca il viso dopo essere stato in contatto con grandi quantità di virus. Le interazioni con le persone infette sono più pericolose al chiuso e a distanza ravvicinata e la dose aumenta con il tempo di esposizione. Per le interazioni rapide, che non rispettano la regola di mantenere 2 metri di distanza, come quando si paga una cassiera al supermercato, dovrebbero essere brevi e si dovrebbe cercare di rimanere sotto i 2 metri per soli sei secondi". "Allo stesso tempo - sostengono i due ricercatori - dobbiamo evitare reazioni di panico esagerate alle esposizioni a basse dosi. Gli indumenti e gli imballaggi per alimenti che sono stati esposti a una persona infetta sembrano presentare un rischio basso. Le persone sane che stanno insieme in un supermercato o in ufficio corrono un rischio tollerabile, purché prendano precauzioni come indossare maschere chirurgiche e prendere le distanze dalle persone". I due studiosi concordano sul fatto che "un confinamento totale della società è il modo più efficace per fermare la diffusione del virus, ma è una misura costosa sia economicamente che psicologicamente. Quando la società torna alla normalità, le misure di riduzione del rischio come il mantenimento dello spazio personale e il lavaggio delle mani saranno essenziali per ridurre le infezioni con elevate cariche virali. I luoghi ad alto rischio per l'esposizione a carichi elevati, ad esempio stadi e sedi di convegni, dovrebbero rimanere chiusi. I servizi essenziali ma rischiosi, come i trasporti pubblici, devono continuare a funzionare, ma le persone devono adottare misure di sicurezza come indossare maschere, tenersi a distanza e non viaggiare mai se hanno la febbre". "Adesso è tempo di stare a casa. Speriamo che sia un breve periodo. Quando ricominciamo a uscire insieme, facciamolo con consapevolezza, ora che conosciamo l'importanza della carica virale", concludono.

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    E' stato arrestato dai carabinieri il medico di base di Calimera, in provincia di Lecce, che l'altro ieri pomeriggio ha picchiato un suo paziente anziano. Ora si trova ai domiciliari. L'anziano è ricoverato nell’ospedale ‘Vito Fazzi’, con una prognosi di 25 giorni. Ha riportato una vasta ecchimosi al volto e la frattura di alcune costole. Il medico di medicina generale, oltre a schiaffeggiarlo e spintonarlo fino a farlo cadere a terra, gli ha rifilato alcuni calci anche quando la vittima era a terra. Solo l'intervento di una donna ha evitato conseguenze peggiori. La scena è stata ripresa con un telefonino da due persone che erano in un'auto. Nei confronti del medico i militari della Stazione di Calimera hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari emessa dal Tribunale di Lecce - Ufficio gip, a firma di Giulia Proto, su richiesta della Procura della Repubblica. Il medico deve rispondere del reato di lesioni personali aggravate. L'anziano gli aveva chiesto spiegazioni in merito a una prescrizione medica per una visita ortopedica che doveva eseguire.  I militari dell’Arma hanno acquisito il filmato video che riprendeva l’accaduto e hanno ascoltato a verbale le persone presenti. La denuncia dell’anziano è stata formalizzata ai militari che si sono recati in ospedale dove è stato medicato e poi ricoverato.

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    Pregliasco: "Virus rallenta ma plateau resiste, ecco perché"

    Lo si potrebbe chiamare 'il paradosso del plateau'. "Il virus rallenta in Italia, e ce lo dice soprattutto il dato bello delle terapie intensive, ma i nuovi casi continuano ad essere identificati e il plateau", la sorta di altipiano che sembra aver preso il posto del tanto atteso picco, "resiste. Il fatto è che ci sono meno casi, ma noi li rileviamo di più: una sensibilità maggiore che fa sfuggire meno soggetti positivi, e che influenza il conteggio. Un paradosso", dice all'Adnkronos Salute il virologo dell'Università di Milano Fabrizio Pregliasco. "Un paradosso che deve dirci due cose: le misure stanno funzionando, ma non è ancora il momento di abbassare la guardia". "E' corretto uscire con la mascherina: in Lombardia per precauzione dovremmo considerarci tutti positivi a Covid, inoltre vedere le persone con naso e bocca coperte rafforza il messaggio di distanziamento sociale, importante per non far tornare il virus a 'correre'", evidenzia Pregliasco commentando l'ordinanza del presidente della Regione Lombardia che "introduce l'obbligo per chi esce dalla propria abitazione di proteggere se stesso e gli altri coprendosi naso e bocca con mascherine o anche attraverso semplici foulard e sciarpe". "Resta il problema della disponibilità delle mascherine per la popolazione", aggiunge il virologo.

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    «Per chi ha bisogno può prendere gratis». Il cartello in stampatello azzurro è affisso a un palo e sotto ci sono tre cassette che trabocca cibo dalle 8 del mattino alle 8 della sera.Siamo a Orsenigo, provincia di Como nella verde e benestante Brianza, ma anche qui, racconta Mesut Karakurt, titolare del negozio `Blue Star', «c'è chi fa fatica, ora poi col coronavirus anche diversi ristoratori, costretti a chiudere, sono in difficoltà». Qualche giorno fa questo imprenditore di origini turche che tutti chiamano `Felice' non solo perché è la traduzione del suo nome ma soprattutto perché «sorride sempre», ha deciso di mettere a disposizione alimenti di prima necessità in questo punto vendita e nell'altro che gestisce a Como.«Riempiano il cesto con pasta, sugo, frutta, verdura, patate e latte, battendo sempre lo scontrino \- racconta all'AGI - tutta roba non scaduta e nemmeno prossima alla scadenza. Alcuni clienti si sono offerti di integrare con cibo portato da loro, ma voglio farlo solo io finché riesco». Mesut spiega che, già fuori da questo periodo di emergenza, ha sempre regalato cibo ai poveri in modo silenzioso. «Ogni anno, tra l'altro, butterei via 30mila euro di roba scaduta che dò volentieri a chi ne ha bisogno. E poi faccio sempre credito con libretto, lascio il tempo ai clienti, tanti sono turchi perché vendiamo prodotti del mio Paese, di pagare quando ce la fanno». Ora però è diverso, anche in questo angolo in apparenza idilliaco della Brianza la crisi economica sta colpendo duro e chi prima galleggiava ora non riesce più a portare in tavola di che sfamarsi. «C'è per esempio la giovane badante con tre bimbi e chi, dopo un mese senza lavoro, inizia ad accorgersene. Per noi è un buon periodo a livello di incassi, abbiamo triplicato le entrate, viene tanta gente mai vista», dice Mesut, 42 anni di cui 20 in Italia per molto tempo come chef e che adesso 5 dipendenti, tra cui la moglie. La sua iniziativa ha raccolto tanto successo: «Sto ricevendo complimenti da tutti e sono contento di dare un mano al Comune che pure sta facendo la sua parte nell'aiutare chi ha bisogno. Quanti soldi ci perdo? Quel conto non lo faccio, non ha senso. Quando decidi di dare non puoi tenere il conto di quanto entra e quanto esce».

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    Maria Sharapova si sente sola e pubblica il suo numero: "Chiamatemi"

    Maria Sharapova si sente sola e così ha deciso di pubblicare il suo numero di telefono. Per restare vicina ai suoi tifosi l'ormai ex tennista russa ha scritto su Instagram la sua utenza (310-564-7981) dove è possibile raggiungerla telefonicamente o via sms. "Mandatemi i vostri messaggi e risponderò a tutti", ha scritto Maria, per tutti Masha, 32 anni nativa di Njagan in Siberia.Sharapova, che resta stella del tennis mondiale inseguita da milioni di fans, circa un mese fa aveva annunciato il ritiro e ora si trova in quarantena domiciliare causa la pandemia di coronavirus. La settimana scorsa Maria aveva tenuto una conference call su Zoom della durata di due ore con 150 tifosi. Quell'esperienza era piaciuta alla vincitrice di cinque Grand Slam (2004 Wimbledon, 2006 US Open, 2008 Australian Open, 2012 e 2014 Open di Francia) e adesso ha pensato di pubblicare sui social il suo numero rendendosi disponibile per domande o semplicemente salutarla. Maria ha aggiunto che "sono ben accette anche fantastiche ricette".

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    Omicidio Sarah Scazzi, oggi avrebbe compiuto 25 anni

    Uccisa a soli 15 anni ad Avetrana, nell'estate del 2010, oggi Sarah Scazzi avrebbe compiuto 25 anni.