Open Arms, Gasparri: "Parlamento adeguato a peggior palamarismo"

webinfo@adnkronos.com
·2 minuto per la lettura

"All’indomani della votazione del Senato confermo che la mia relazione sul caso Salvini-Open Arms andava approvata. Conte ed altri ministri hanno partecipato alle attività dell’allora ministro dell’Interno Salvini che ha eseguito gli ordini di Conte anche quando non li condivideva, riconoscendo il ruolo gerarchico del presidente del Consiglio e la natura collegiale dell’azione del governo in materia di immigrazione. Salvini aveva mille ragioni che gli verranno riconosciute nelle sedi in cui i fatti verranno eventualmente giudicati". Lo dichiara il senatore Maurizio Gasparri presidente della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari.

"Il Senato - aggiunge l'azzurro - aveva già, sulla base della mia relazione, tutti gli elementi per impedire un tentativo di processo ingiusto, ma poi le vicende di Palamara e dintorni rendevano doveroso un voto che affermasse il rispetto dei ruoli di governo - governo che io personalmente non ho mai sostenuto - e il ruolo del Parlamento. Invece votando contro la mia relazione il Parlamento si è adeguato al peggior ‘palamarismo’. Questo va detto con chiarezza".

"È stato un errore, del quale sono certo sono consapevoli anche tanti che per ragioni puramente politiche - come ho detto ieri in aula - hanno votato contro la mia relazione. Il palamarismo sarà comunque sconfitto perché rappresenta una degenerazione della democrazia e delle istituzioni. La magistratura non può essere rappresentata da gente simile e il Parlamento men che mai si può accodare a comportamenti di figure come quella tragica di Palamara”.

"Il Senato ha fatto liberamente le sue scelte, ma sono scelte che non condivido. I fatti stanno come li ha descritti la mia relazione. E non ho fatto riferimento a episodi successivi, che poi si sono conosciuti in altri contesti. Le affermazioni di Palamara, già capo dell’Anm e membro del Csm, secondo il quale 'Salvini andava fermato' anche se aveva agito correttamente - continua Gasparri - . La famosa intercettazione riguarda un colloquio tra Palamara e un suo collega. L’altro magistrato diceva che Salvini aveva ragione e Palamara ribadiva che comunque andava fermato", conclude Gasparri.