Open Fiber e South Working, insieme per nuova cultura digitale

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Roma, 18 mar. (askanews) – Trasformare una situazione di difficoltà, legata al particolare momento storico rappresentato dalla pandemia, in un valore aggiunto attraverso: fare rete. E’ questo l’obiettivo dell’intesa siglata tra Open Fiber e South Working – Lavorare dal Sud A.P.S.

Un progetto volto al coordinamento di un programma di azioni per la diffusione della banda ultra larga nel territorio nazionale. Un obiettivo strategico che accomuna le due realtà, impegnate su fronti diversificati nella volontà di estendere una piena e compiuta “cittadinanza digitale” al maggior numero possibile di individui, diffondendo la cultura digitale tra cittadini e amministratori.

Rappresentante di questa alleanza, in Sicilia, è l’architetto Gaetano Basile, dipendente di Open Fiber, che dopo tre anni a Roma ha fatto ritorno a casa, a Terrasini, in provincia di Palermo, trasformando una stanza della sua abitazione in ufficio.

“Sono tornato a Terrasini dopo una fase a Roma, nel periodo del lockdown, nel quale ho vissuto un periodo di smart working, specialmente i primi due mesi a Roma. Adesso qui in Sicilia la mia vita è cambiata perchè sono cambiati i ritmi. Mi sono avvicinato alla famiglia ed ho avuto la possibilità di vivere la mia terra cosa che ovviamente non potevo fare quando ero a Roma”.

South Working è un’associazione senza fini di lucro di giovani animati dalla volontà di promuovere e studiare un modello di lavoro flessibile che permetta di lavorare a distanza da dove si desidera, indipendentemente dai contesti ad alta urbanizzazione storicamente contraddistinti dalla presenza di infrastrutture tecnologiche, col fine di ridurre i divari economici, sociali e territoriali attualmente esistenti. A raccontare l esperienza della neonata associazione è Salvatore Ducato, social media manager della South Working.

“L’idea è quella di rendere il problema che abbiamo vissuto sulla nostra pelle una opportunità per il paese intero, cambiando approccio al lavoro che non si basa più nello stare fisicamente presente in un ufficio in un dato orario ma guardando invece agli obiettivi da raggiungere e sull’importanza di assicurare la produttività”.

Quello tra South Working e Open Fiber è un percorso avviato anche grazie alla volontà condivisa di analizzare dati, raccogliere studi e best practice al fine di garantire una più estesa comprensione del crescente fenomeno del lavoro a distanza. Ben 6,58 milioni di italiani, nel corso del lockdown, hanno del resto sperimentato questa forma occupazionale. In particolare, la Svimez, nel suo rapporto 2020, proprio in collaborazione con l’associazione South Working, ha calcolato che nel 2020 sono stati già circa 145.000 i lavoratori che hanno sperimentato il South Working. A scattare una fotografia della situazione è l’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano, che ha inoltre registrato un calo degli smart worker (5,06 milioni) nello scorso mese di settembre davanti alle incertezze e alle difficoltà relativa alle riaperture delle sedi di lavoro. I numeri resteranno comunque importanti: al termine dell’emergenza si stima che gli smart worker, impegnati completamente o almeno in parte nel lavoro da remoto, ammonteranno a 5,35 milioni, dato decuplicato rispetto ai circa 570mila lavoratori prima della pandemia.