Operation Smile: "Così portiamo il sorriso sul viso di chi non può sorridere"

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Valeria Battista ad Antsirabe, Madagascar (Photo: Margherita Mirabella)
Valeria Battista ad Antsirabe, Madagascar (Photo: Margherita Mirabella)

In Italia un bambino ogni 700 nati può essere affetto da malformazioni del volto come la labiopalatoschisi. Se nei Paesi ricchi i bambini che nascono con queste malformazioni vengono operati in tenerissima età, inserendosi fin da subito in un percorso di cura, nei Paesi a basso e medio reddito nascere con una schisi del labbro o del palato può significare doversela portare per tutta la vita, con il suo carico di problemi medici e psicologici. È per rispondere a questa esigenza, con l’obiettivo di rendere accessibili e gratuite le cure chirurgiche a tutti i bambini, che oltre venti anni fa è nata la Fondazione Operation Smile Italia Onlus, parte dell’Organizzazione internazionale Operation Smile impegnata da quasi quarant’anni nella cura di queste patologie.

Valeria Battista è chirurgo maxillo facciale dell’Ospedale San Paolo di Milano. Si occupa delle malformazioni cranio-facciali e delle labiopalatoschisi, ed è stata più volte in missione con Operation Smile. “Ho partecipato a diverse missioni dal 2015 in poi: sono stata in Honduras, in Nicaragua, in Ghana e in Madagascar. Andare in missione è bellissimo perché si incontra una marea di volontari che sono lì con degli intenti comuni; si lavora 12 ore al giorno, ma con un’adrenalina che cancella ogni fatica”, racconta ad HuffPost. “Spesso i Paesi a basso e medio reddito non hanno personale medico-chirurgico in grado di trattare queste patologie. Operation Smile da un lato manda volontari internazionali in questi Paesi, dall’altro ha come mission anche la formazione di personale in loco: in tutte le missioni ci sono sempre chirurghi locali in training, oltre ad anestesisti pediatrici, infermieri e altro personale di sala operatoria. C’è un’attenzione alla formazione di tutto il personale che ruota attorno alle labiopalatoschisi, non ultimi i logopedisti e gli ortodonzisti, perché si tratta di malformazioni che necessitano sia di un trattamento chirurgico sia di cure ortodontiche e lodopediche”.

Operation Smile è una delle più grandi organizzazioni mediche, su base volontaristica, per la cura delle labiopalatoschisi e delle malformazioni cranio-maxillo-facciali. Ad oggi ha curato, grazie anche al sostegno di migliaia di donatori nel mondo, negli oltre 30 Paesi in cui è presente, più di 300.000 persone. Nell’ultimo anno sono oltre 5.600 i pazienti che hanno ricevuto un intervento chirurgico e oltre 7.200 i pazienti sottoposti a cure dentali. Operation Smile si prende cura soprattutto dei bambini e degli adulti affetti da labiopalatoschisi nelle comunità più emarginate, per garantire loro il diritto alla salute e rendere accessibili, sicure e gratuite le cure chirurgiche.

“La presenza di Operation Smile all’estero è importante perché altrimenti queste persone – bambini ma anche adulti – non sarebbero trattate”, spiega Battista. “Mi è capitato di operare ragazzi di 18 anni, ma anche persone di 60. Spesso queste persone vengono emarginate: in alcune culture, vengono considerate malauguranti”. “La malformazione più conosciuta è quella comunemente nota come ‘labbro leporino’; in questi casi abbiamo solo la schisi del labbro, a cui si può associare o meno la schisi del palato duro e del palato molle”.

La scelta del nome Operation Smile non è casuale, perché in molti casi si tratta effettivamente di portare il sorriso su volti nati senza la possibilità di farlo. “È molto toccante assistere al momento in cui bambini e adulti si guardano allo specchio per la prima volta dopo l’intervento”, racconta la dottoressa. “In Italia operiamo soprattutto bambini molto piccoli, tra i quattro e i sei mesi: quando li riconsegniamo ai genitori, vediamo la meraviglia nei loro occhi. Quando invece operiamo bambini più grandi e adulti nei Paesi a basso e medio reddito, è davvero emozionante metterli davanti a uno specchio e assistere al momento in cui scoprono il loro nuovo sorriso”.

Valeria Battista a Managua, Nicaragua (Photo: Margherita Mirabella)
Valeria Battista a Managua, Nicaragua (Photo: Margherita Mirabella)

Accanto alle missioni all’estero, c’è l’impegno per il progetto italiano Smile House, che da dieci anni integra il Servizio Sanitario Nazionale con cure e assistenza del paziente e dei familiari. La Smile House di Milano è stata la prima a essere realizzata, nel settembre 2011, all’Ospedale San Paolo di Milano. Oggi il progetto conta sei realtà: tre centri di diagnosi, chirurgia, cura, formazione e ricerca a Milano, Roma e Vicenza, e tre ambulatori a Cagliari, Ancona e Taranto dedicati alla diagnosi e alle cure complementari alla chirurgia. In 10 anni i pazienti visitati sono stati 31.447, i pazienti operati 2.022 e sono state erogate 61.758 consulenze multidisciplinari.

La Fondazione senza scopo di lucro ha ricevuto il sostegno di settori dell’imprenditoria: è il caso della campagna di solidarietà lanciata il mese scorso da ClioMakeUp. A ottobre il marchio specializzato in cosmesi ha lanciato un prodotto speciale per sostenere la Fondazione, e le vendite sono state un successo: l’edizione limitata del Lip Balm&Glam è andata sold out in meno di 24, con il 100% del ricavato – pari a 70mila euro - devoluto alla Fondazione.

Grazie all’impegno dei volontari, l’Organizzazione internazionale riesce a portare cure anche nelle zone più remote del mondo. Operation Smile può contare sulla professionalità, sulla passione e sulla dedizione di oltre 6.000 medici e operatori sanitari volontari provenienti da circa 67 Paesi.

Una di loro è la dottoressa Giulia Amodeo, chirurgo maxillo-facciale, che ha partecipato ai programmi internazionali in Honduras, Messico, Perù e Filippine. Oggi lavora al Centro Smile House dell’Ospedale San Filippo Neri di Roma: “La nascita di un bimbo è un momento magico per una coppia ma sapere che il bambino avrà un piccolo problema può essere destabilizzante per i neogenitori”, racconta Amodeo. “Ecco perché il supporto psicologico è fondamentale. Ed è importante che le mamme e i papà capiscano che una malformazione come la labiopalatoschisi è piuttosto comune e, soprattutto, che il bimbo riuscirà lo stesso ad avere una vita piena, grazie anche ai percorsi di cura che diamo come opportunità alla famiglia, ma è importante trattare tempestivamente la malformazione. Nelle Smile House seguiamo il bimbo dalla nascita, addirittura a volte da quando la mamma è in gravidanza, fino alla fine del periodo della crescita”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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