##Operazione anti-Stidda tra Gela e Brescia: decine di arresti

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Palermo, 26 set. (askanews) - La Stidda, l'organizzazione mafiosa della provincia di Caltanissetta era pronta a dar vita ad una nuova guerra coi clan rivali di Cosa nostra. È quanto accertato dalle indagini della Polizia che hanno portato in Sicilia all'esecuzione di 35 ordinanze di custodia cautelare, di cui 28 in carcere e 7 agli arresti domiciliari, nei confronti di indagati a vario titolo per associazione mafiosa, estorsione, associazione per delinquere finalizzata al traffico e spaccio di stupefacenti e detenzione illegale di armi. L'organizzazione criminale aveva nel tempo esteso le sue ramificazioni al nord. Altre 15 persone, infatti, sono state fermate in Lombardia su disposizione della Dda di Brescia, nell'ambito di un'ordinanza che riguarda 75 persone, accusate di reati finanziari e di essere state legate agli affari dei clan. Dagli accertamenti finanziari, poi, si è giunti al sequestro di beni per 35 milioni di euro.

L'ordinanza è stata eseguita dagli agenti del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, della Squadra Mobile di Caltanissetta e del Commissariato di Gela, con l'ausilio del Reparto Prevenzione Crimine e di Unità cinofile di Palermo e Catania e delle Squadre Mobili di Catania, Siracusa, Chieti, L'Aquila, Brescia e Cosenza. Secondo gli inquirenti, la Stidda di Gela disponeva di un vero e proprio esercito con "500 leoni" armati che avrebbero potuto dar vita ad una guerra di mafia. L'indagine, denominata "Stella Cadente", ha avuto origine nel 2014 dopo il ritorno in libertà dei fratelli Bruno e Giovanni Di Giacomo, che una volta fuori dal carcere hanno riallacciato le fila di una fitta rete di contatti con sodali, vecchi e nuovi, della stidda gelese. In particolare, i due fratelli sono riusciti a imporre la loro supremazia nel territorio gelese avvalendosi d'imprese mafiose, intestate a prestanome, dedite alla distribuzione dei prodotti per la ristorazione e di prodotti alimentari, in quello delle serate in discoteca e nel settore immobiliare. I magistrati sono riusciti a documentare diversi episodi di estorsione ai danni di commercianti e imprenditori, anche avvalendosi di attentati incendiari nei confronti di chi si rifiutava di sottostare alla legge del clan. La Stidda, capeggiata da Bruno Di Giacomo, aveva imposto l'acquisto di prodotti per la ristorazione e alimentari a numerosi commercianti gelesi che erano costretti ad acquistare, talvolta a prezzi maggiorati e in altre occasioni in quantità maggiori rispetto al loro volere. Altro settore economico d'interesse dell'organizzazione era quello delle costruzioni, della ristrutturazione e compravendita immobiliare, dove la Stidda si era inserita attraverso società di comodo, intestate ad Alessandro Emanuele Pennata, costituite al chiaro scopo di "ripulire" il danaro proveniente dalle attività illecite. (segue)