Opere d'arte che non vedrete facilmente

L'autoritratto di LeonardoTutto ciò che esiste è inesorabilmente destinato a degradarsi, rovinarsi e trasformarsi in qualcos'altro. Non fanno eccezione i grandi capolavori della storia dell'umanità, spesso definiti "immortali", ma in realtà fragili e sensibili a fattori ambientali come la luce, la temperatura, l'umidità e la polvere.

Proprio per proteggerle e conservarle in condizioni ottimali, alcune delle opere d'arte più importanti e famose della storia non sono facilmente accessibili al pubblico. È il caso per esempio del celeberrimo autoritratto di Leonardo da Vinci, che versa in pessime condizioni (soprattutto per via della sua esposizione incauta, a inizio '900, in una sala in cui veniva colpito dalla luce diretta del sole) e il cui delicato restauro è stato ritenuto troppo rischioso e quindi rimandato in attesa della creazione di una task force internazionale in grado di affrontarlo. Il disegno in cui il genio toscano ha ritratto se stesso è custodito nel caveau della Biblioteca Reale di Torino ed è stato esposto al grande pubblico solo l'anno scorso, all'interno della mostra dedicata all'artista all'interno della Reggia di Venaria Reale. In futuro verrà probabilmente mostrato solo per periodi non più lunghi di 14 settimane e per un numero limitato a 100 visitatori per volta, con divieto assoluto di flash e illuminazione costantemente monitorata.

Sempre di Leonardo è anche l'Ultima cena, una delle opere più famose al mondo, la cui posizione però, nel refettorio del convento domenicano annesso alla chiesa di Santa Maria delle Grazie, a Milano, mal si accompagna alle tecniche utilizzate dall'auore. Il degrado dell'opera è iniziato infatti già nei primi anni dopo la sua creazione. Dopo l'ultimo restauro, che si è concluso nel 1999, l'accesso è limitato a 25 persone ogni quindici minuti, per mantenere la temperatura ambiente costante.

Anche per la Cappella Sistina, tra i luoghi più visitati dai turisti di tutto il mondo (cinque milioni all'anno, con picchi di ventimila al giorno), si è discusso recentemente di limitare gli accessi al pubblico, per difendere gli affreschi di Michelangelo, ma per il momento non è stata adottata alcuna misura in merito.
Spostandoci in Francia e andando indietro nel tempo di ben 32mila anni, possiamo risalire agli albori dell'arte umana, nella Grotta Chauvet, che prende il nome dal suo scopritore, lo speleologo e fotografo Jean-Marie Chauvet, che il 18 dicembre 1994, insieme a due accompagnatori, scoprì al suo interno, nella cornice di uno spettacolo naturale mozzafiato, un gran numero di pitture parietali e incisioni raffiguranti animali, come mammut, rinoceronti, gufi e leoni e altre figure simboliche e antropomorfe risalenti al Paleolitico superiore e attribuite all'uomo di Cro-Magnon.
La grotta si trova in Francia, presso Vallon-Pont-d'Arc, nell'Ardèche (regione della Rhône-Alpes) e l'accesso è assolutamente vietato al pubblico e consentito solo a un numero limitatissimo di persone autorizzate (che devono a loro volta rispettare protocolli molto rigidi di comportamento all'interno della grotta), per proteggere il delicato equilibrio climatico che ha consentito la conservazione delle opere. Nel 2010 il regista Werner Herzog ha ottenuto l'autorizzazione per effettuare delle riprese cinematografiche al suo interno, solo per poche ore e per un numero limitato di giorni, realizzando, insieme ad alcuni studiosi, uno dei suoi ennesimi capolavori, "The cave of forgotten dreams", attraverso il quale è possibile godere della meraviglia del luogo, anche se in modo indiretto.

Ed è proprio il virtuale a ridare vita alle opere inserite all'interno del progetto dell'ACRIR’accolte”, che raccoglie oltre 9000 pezzi collezionati dalle fondazioni bancarie italiane, tutti visibili online in una sorta di museo digitale a cui si affiancheranno mostre temporanee reali presso le diverse fondazioni aderenti. Opere della nostra cultura spesso dimenticate o chiuse in magazzini possono così riprendere vita e affascinare nuovamente il pubblico.
Anche la Giornata FAI di Primavera è un'iniziativa che ogni anno, a fine marzo, apre le porte di ville, edifici e monumenti italiani normalmente chiusi al pubblico, per restituire la bellezza alle persone.
Oltre alle opere d'arte, anche le reliquie religiose hanno bisogno di essere conservate in modo appropriato e quindi di non essere esposte al pubblico troppo spesso. Il caso più famoso è sicuramente quello della Sacra Sindone, conservata all'interno di una teca protettiva ipertecnologica nel Duomo di Torino ed esposta ai fedeli solo per brevi periodi a distanza anche di molti anni, durante le Ostensioni, l'ultima delle quali si è tenuta nei mesi di aprile e maggio del 2010.