"Ora basta", terremoto M5S

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"Il ruolo del capo politico singolo ha fallito", "ora basta", "uomo solo al comando scoppia". All'indomani del voto su Rousseau che ha sconfessato la linea di Luigi Di Maio sulle regionali in Emilia Romagna e Calabria il Movimento Cinque Stelle si interroga sul ruolo del capo politico. 

Anche se per il presidente della Camera, Roberto Fico, "la riflessione dev'essere sul Movimento, sulla sua identità, sui progetti e sui programmi", "una riflessione vera a 360 gradi su tutto". Intanto per mercoledì 27 novembre a partire dalle 20.30 è stata convocata l'assemblea dei deputati con all'ordine del giorno "aggiornamento della situazione politica" per fare il punto con il capo politico. Come di consueto, la riunione si terrà nell'Auletta dei Gruppi di Montecitorio. 

In un durissimo post su Facebook, in cui chiede che ora siano gli attivisti dell'Emilia Romagna e della Calabria a decidere se stringere alleanze e con chi, Roberta Lombardi scrive: "Usiamo Rousseau per davvero, non come scudo dietro cui nascondersi! E non per procrastinare la presa di coscienza dell’inevitabile, ovvero che il ruolo del Capo politico singolo ha fallito e che l’unica grande riappropriazione della propria identità è lavorare come intelligenza collettiva, riconoscendola e rispettandola". "Il piccolo principe ricordava a se stesso che l'essenziale è invisibile agli occhi, perché non si vede che col cuore. Quello che abbiamo regalato e condiviso con il MoVimento fino ad oggi e che ci permette di vedere davvero se lo vogliamo!", conclude Lombardi. 

Duro j'accuse anche del senatore M5S Emanuele Dessì. Il parlamentare si rivolge direttamente al leader pentastellato. "Luigi, ora basta", scrive su Facebook Dessì. "Arriva sempre il momento, per ognuno di noi, di guardarsi allo specchio e ammettere che nonostante gli enormi sforzi fatti, il grande lavoro prodotto, stiamo fallendo. Abbiamo sbagliato? Sì, tutti e tanto, soprattutto quando abbiamo pensato che bastasse uno di noi, il più bravo, per condurre il Movimento. Non è cosi". "Gli uomini soli al comando, nei gruppi come il nostro, non funzionano. Non mi piaceva Berlusconi, non mi piaceva Renzi, non mi piaceva Salvini... ma in quel ruolo non piace neanche Luigi Di Maio. Noi dovevamo e dobbiamo essere qualcosa di diverso. Dovevamo e dobbiamo dare un segnale di cambiamento, soluzioni innovative, nel merito ma soprattutto nel metodo", lo sfogo del senatore di Frascati. 

"Certo - aggiunge Dessì - lo so benissimo che quando si governa non si ha troppo tempo da perdere in grandi discussioni con platee ampie, ma avremmo dovuto e dobbiamo trovare il modo per cui le istanze, le competenze, le passioni e le proposte circolassero tra di noi. Sai qual è il dramma Luigi? Non ci abbiamo nemmeno provato. E oggi siamo a questo punto, governiamo con enorme impegno un Paese in grande difficoltà ma non sappiamo come governare noi stessi". "Vogliamo continuare a fare inutili e distruttive polemiche sui social che servono solo a renderci ridicoli tutti. No. Io non ho grandi soluzioni ma solo una proposta, la faccio qui e la farò al mio gruppo in Senato e nei territori: torniamo immediatamente alla gestione collegiale. Insieme. Questa deve tornare ad essere la nostra parola d'ordine", conclude il parlamentare M5S. 

Critico anche il senatore del M5S Nicola Morra. "Il voto di ieri su Rousseau dimostra che l'uomo solo al comando scoppia, c'è la necessità di gestire il Movimento in maniera più collegiale e plurale" dice a 24 Mattino di Simone Spetia e Maria Latella su Radio 24. Il presidente della Commissione Antimafia afferma: "Noi i voti li rispettiamo ma Emilia Romagna e Calabria sono realtà diverse. Le mele non si associano alle pere e per questo io ho deciso di non votare. Dobbiamo difendere la nostra identità, perché dovremmo sostenere Bonaccini? La richiesta degli attivisti è un'altra". 

"Ho votato sì e lo rivendico. Ma rivendico anche la necessità di dire: Houston abbiamo un problema!" scrive in un lungo post su Facebook, Paola Taverna, vicepresidente del Senato e volto storico del M5S. "Non ho mai scritto una sola riga per influenzare le nostre votazioni e ho sempre accettato l’esito delle medesime mettendo tutta me stessa nella direzione che la rete indicava. Questa, come altre, mi vede dalla parte di coloro che accettano una decisione diversa dalla loro posizione. Ho votato per permettere al MoVimento di fermarsi e ritrovarsi - illustra Taverna - senza la frenesia elettorale che ogni mese vede impegnato il nostro Paese in una rincorsa, anzi in una eterna corsa. Ho votato affinché il MoVimento avesse il tempo di riflettere sui propri errori, sulla sua organizzazione, sulla sua azione di governo, sulle sue prestazioni elettorali e non". 

"Ho votato affinché il MoVimento avesse una chance di uscire dalle dinamiche elettorali per dedicarsi a un nuovo progetto di Governo con l’attuale maggioranza. Ho votato perché ci mettessimo in ascolto dei tanti, troppi, che anche a me hanno chiesto cosa dovessero aspettarsi dal MoVimento. Ho votato Sì e lo rivendico. Ma rivendico anche la necessità di dire: Houston abbiamo un problema! Ma comprendo il desiderio reale e condiviso di coloro che hanno detto: 'meglio un cittadino nelle istituzioni come presidio di legalità'”. Dopo aver assicurato il suo impegno alle prossime tornate elettorali, "resto comunque fortemente convinta - puntualizza Taverna - che il MoVimento stia vivendo una fase che non può e non deve essere dimenticata dopo l’esito di questa votazione".  

Per il presidente della Commissione per le Politiche Ue della Camera, Sergio Battelli, del M5S, "il voto di ieri sulla piattaforma Rousseau è stato, come sempre, un grande esercizio di democrazia. Un risultato che non sconfessa Luigi Di Maio ma, casomai, chi ci dà per morti e chi non crede nella forza delle decisioni prese collegialmente, interrogando la nostra base, la nostra forza. Nel Movimento le decisioni si prendono insieme e poi vengono rispettate da tutti, a prescindere da come la si pensi". "Il risultato raggiunto è la dimostrazione che il M5S non solo è vivo ma intende combattere per superare questo momento di difficoltà e stanchezza per far riemergere i valori che ci hanno resi grandi. Il Movimento farà il Movimento: saremo la terza via rispetto agli schieramenti tradizionali e daremo un'alternativa di governo ai territori. Siamo partiti nel 2009, non guardiamo solo alle prossime elezioni regionali ma ai prossimi 10 anni per radicarci sempre di più sul territorio e costruire, mattone su mattone, un Paese migliore. Il voto di ieri, inoltre, non getta alcuna ombra sull'esecutivo ma, semmai, lo rafforza perché consolida il Movimento che ha la maggioranza in Parlamento e al governo" conclude Battelli.