Ora di religione insegnata da docenti di tutte le fedi: è rivoluzione

scuola senza compiti Milano

Rivoluzione in Germania. Durante l’ora di religione, ad Amburgo, in cattedra docenti d’ogni credo: ebrei, musulmani, evangelici e cattolici. L’esperimento varato in accordo con le differenti comunità religiose: “Un’idea meravigliosa per la nostra città che accoglie diverse culture“, ha commentato Ties Raven, assessore alla Scuola.

Rivoluzione per l’ora di religione

Ad Amburgo la lezione di religione cambia veste. O per lo meno, ne cambia più di una. L’esperimento che coinvolge le scuole delle città dove docenti di ogni credo potranno insegnare indipendentemente dal loro essere ebrei, musulmani, evangelici o cattolici. Ma solo dopo un percorso completo, ovvero l’esser capaci di presentare le differenti visioni dei diversi temi. Un esperimento varato in accordo con le diverse comunità religiose in tre scuole differenti della città, già un successo alla Kurt Tucholsky Schule, nel sobborgo di Altona. A commentare l’esperienza Ties Raven, assessore alla Scuola ed ex insegnante di religione: “Un’idea meravigliosa per la nostra città che accoglie diverse culture“. Frankfurter Allgemeine Zeitung sottolinea come questo sia un passo più difficile da compiere per i cattolici, dati gli insegnamenti della Chiesa di Roma, ma le autorità scolastiche del Land hanno subito chiarito i dubbi: l’ora di religione non deve essere opera di proselitismo, ma un impegno di educazione e maturità.

Amburgo, città all’avanguardia

Ad Amburgo, però, l’ora di religione è sempre stata all’avanguardia: un’unica ora per tutti con contenuti condivisi, cosa che finora non ha creato imbarazzi e problemi. Questione differente per gli altri Lander, le cui scuole sono caratterizzate da 13 diversi indirizzi. Quella dell’istruzione è però una mossa che era già stata attuata dall’ex sindaco Ole von Beust, che già dal 2012 aveva garantito il diritto ad un’istruzione religiosa diversa. Ora, nel nuovo modello di educazione, quello che si chiede ai docenti non è tanto la responsabilità singola, ma quanto della comunità stessa nell’adottare una visione equilibrata. Un’iniziativa che sta facendo incetta di commenti positivi grazie ad un approccio meno vincolante e una visione più “filosofica“, considerata – in questo caso – strumento d’integrazione e stimolo della tolleranza.