Ora gli oppositori di Di Maio guardano a Patuanelli

Pietro Salvatori
ROME, ITALY - JANUARY 08: Italian Minister of Economic Development, Stefano Patuanelli, during tv broadcast Porta a Porta. Rome (Italy), January 8th, 2020 (Photo by Massimo Di Vita/Archivio Massimo Di Vita/Mondadori Portfolio via Getty Images)

I critici guardano a Stefano Patuanelli. Il Movimento 5 stelle non è di certo un monolite, né tanto meno una testuggine, come piacerebbe a Luigi Di Maio. Il leader continua a smentire decisamente un suo passo indietro, nonostante le voci continuino a rincorrersi senza sosta. E continua a immaginare la costituzione di un Gran consiglio del grillismo, un organo politico con il quale condividere decisioni pesanti, oneri e onori. Dentro tutti i big, da Paola Taverna a Chiara Appendino, passando per Alessandro Di Battista e Roberto Fico. “Beh sì – ragiona un parlamentare dimaiano – anche Stefano lì ci starebbe bene”.

Fatto sta che è un po’ di tempo che la fronda al capo politico guarda al ministro dello Sviluppo economico come possibile sostituto alla guida dei pentastellati. L’interessato è stato costretto a smentire in tempi non sospetti. Ma il suo carisma semplice e la sua capacità di mediare i conflitti gli sono riconosciuti da tutti coloro che imputano a Di Maio come colpa principale quella di essere un leader chiuso in un fortino con la sua cerchia stretta, poco comunicativo e tendenzialmente autocratico. Sentite un senatore finora mai incasellato quale dissidente: “Patuanelli sarebbe la figura giusta per tenere tutto insieme e fermare l’emorragia che ci sta dissanguando” “E poi – aggiunge sorridendo – se tutto va bene per i prossimi tre anni stiamo al governo. Non ci serve un animale da battaglia, ma un leader calmo come lui”.

Di Maio, impegnato nella complicata partita a scacchi che lo porterà domenica alla conferenza di Berlino sulla Libia, tace. Ma dal suo quartier generale filtra un misto fra minimizzazione e irritazione per le parole che il ministro ha pronunciato in un’intervista a Repubblica. “Credo ci possa essere l’esigenza di arrivare a una guida collegiale del Movimento”, ha spiegato Patuanelli. Un messaggio nemmeno troppo in bottiglia proprio nel senso auspicato dalla corrente di pensiero interna che vorrebbe...

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