Su Autostrade se la veda Conte

Gabriella Cerami
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Conte (Photo: ANSA)
Conte (Photo: ANSA)

Attendere, prego. Dicono tutti che ora la decisione spetta a Giuseppe Conte, che però una decisione non l’ha presa e la cerca nella collegialità del Consiglio dei ministri. “Il premier nell’intervista al Fatto ha parlato di revoca della concessione ai Benetton, ora vediamo cosa fa”, fanno trapelare diversi esponenti dem, che giudicano quella del presidente del Consiglio una mossa affrettata oltreché impraticabile. Tanto che alcuni sono rimasti sbalorditi, convinti che alla revoca non si arriverà perché è impraticabile: “Chissà come riuscirà a venir fuori da questo groviglio. Se un presidente del Consiglio dice una cosa così forte deve essere capace di portarla avanti”.

Nello stesso tempo il Pd però non ha una posizione univoca, di certo, ed è questo l’unico collante, non vuol far cadere il Governo sul dossier Autostrade. Anche perché sostengono che la partita in realtà sia tutta tra Conte e Luigi Di Maio. È la loro resa dei conti. Di fatto i dem sono pronti ad accodarsi in nome di “una visione giuridica”. In sostanza non voglio rischiare di risultare impopolari rispetto a chi sta chiedendo di mandare via i Benetton per un senso di giustizia nei confronti delle vittime del ponte Morandi.

Un fatto ha cambiato il corso delle cose. A sconvolgere gli equilibri già precari del governo è stata la lettera datata 13 marzo che il ministro Paola De Micheli ha inviato a Giuseppe Conte in cui mette nero su bianco il parere dell’Avvocatura dello Stato in cui viene precisato che togliere la concessione ai Benetton può costare 23 miliardi. Per questo i dem, che più volte hanno cambiato idea e che fra le tante hanno sempre mantenuto un profilo negoziale con l’azienda, ora tirano un respiro di sollievo. Ma al premier la pubblicazione della lettera non va giù, gli appare come un modo da parte del Mit di scaricare le colpe su Palazzo Chigi. Convoca i capi delegazione per parlare della nuova proposta che Autostrade ha presentato, altro fatto che cambia il corso delle cose. Non invita la ministra De Micheli, ma solo il ministro dell’Economia. A questo punto Dario Franceschini rifiuta di andare e la riunione salta. Si va direttamente in Consiglio dei ministri.

Il Movimento 5 Stelle attende di vedere “quanto Conte sarà coerente con ciò che ha detto fino a ieri mattina”. In fondo il premier ha detto le parole che i 5 stelle volevano sentirsi dire, ma non è scontato che adesso possa mantenerle. “Il Movimento non può accettare i Benetton dentro la società”, è il presupposto con cui i grillini entrano in Consiglio dei ministri: “Il commissariamento deve essere funzionale a far uscire i Benetton dalla società e non a perdere altro tempo”.

Nella sede del Nazareno la revoca della concessione autostradale sembra essere un’ipotesi ormai stroncata. L’azzeramento delle quote dei Benetton appare molto difficile. E l’unica strada praticabile dovrebbe essere il commissariamento, ma per poterlo fare è necessario che lo Stato entri nella società. Dunque, ben che vada, questa sera in Consiglio dei ministri non si può far altro che avviare la discussione e l’iter. Tutto ciò toglierebbe le castagne dal fuoco a un Pd spaccato al suo interno sulla posizione da assumere ed eviterebbe una conta in Cdm. Il capogruppo dei senatori Andrea Marcucci così come il capo delegazione Dario Franceschini e lo stesso ministro dei Trasporti Paola De Micheli sono contrari alla revoca.

E infatti dall’interno del partito viene rimproverato a Zingaretti di essersi appiattito sulle posizioni del Movimento 5 stelle quando ha condiviso le parole di Conte contro Autostrade: “Ha avuto paura di assumere una posizione impopolare e si è voluto smarcare dall’idea che il Pd fosse il partito dei Benetton”. La revoca però, ragionano i dem, sarebbe una slavina per lo Stato che andrebbe incontro a penali colossali. Anche Conte è molto più soft sull’argomento, cerca sponde nella sua squadra di Governo, ma per molti ministri si è esposto troppo, ora tocca a lui.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.