Orban alla Conferenza dei conservatori statunitensi: "Washington e Mosca devono scendere a patti"

I nazionalisti cristiani uniscano le forze tanto in Europa quanto negli Stati uniti. L'appello accorato arriva da Viktor Orban, ospite sul palco del CPAC, conferenza politica annuale che negli Stati Uniti richiama ogni anno i principali nomi del conservatorismo nazionale e internazionale.

Il premier ungherese, cui è toccato l'onore del discorso d'apertura sul palco di Dallas, ha invitato, tra le altre cose, l'amministrazione Biden ad aprire colloqui con Mosca sull'Ucraina

"L'attacco della Russia contro l'Ucraina - ha detto - ha costretto quasi un milione di rifugiati a raggiungere l'Ungheria. Attualmente sono più di 10.000 al giorno. La maggior parte di questi rifugiati si avventura verso l'Europa, ma un milione di persone che entrano in un Paese di 10 milioni è molto. A mio avviso, la strategia dei leader globalisti aggrava e prolunga la guerra e diminuisce le possibilità di pace".

"Senza colloqui russo-statunitensi non ci sarà mai pace in Ucraina" ha aggiunto. "Sempre più persone moriranno e soffriranno e le nostre economie saranno sull'orlo del collasso. Non posso dirvi cosa fare. È una vostra decisione sovrana. Posso però dirvi una cosa. Solo i leader forti sono in grado di fare la pace. E noi abbiamo un disperato bisogno di leader forti che siano in grado di negoziare un accordo di pace. Mayday. Mayday, per favore aiutateci. Abbiamo bisogno di un'America forte con un leader forte".

Nel suo discorso al CPAC - sigla che sta per Conferenza per l'azione politica conservatrice - Orban ha dipinto la società occidentale come assediata da un progressismo decadente, al quale, dice, bisogna reagire.

Bersagli delle sue invettive, come sempre, sono stati l'immigrazione illegale, i matrimoni gay, i media di sinistra e la sua nemesi per eccellenza, il suo compatriota George Soros

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