Orban da Macron: gli spiegherò mia visione diversa migranti-VIDEO

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Roma, 11 ott. (askanews) - Il presidente francese Emmanuel Macron ha ricevuto Viktor Orban all'Eliseo, primo bilaterale del premier ungherese a Parigi. Al centro dell'incontro politica migratoria, clima, difesa e bilancio europeo.

"Uno dei nostri membri si appresta a lasciarci e l'unione deve organizzarsi in questo quadro. Abbiamo, l'attualità ce lo ha ricordato ancora, dei temi di crisi di conflitti che implicano anche l'unità europea e una parola forte".

"Sulla politica migratoria, anche sul clima, forse sul bilancio europeo, abbiamo delle differenze note, ma su questi temi, sono convinto che possiamo trovare un accordo nei prossimi mesi, anche con l'impulso della nuova commissione. È per questo che credo sia indispensabile uscire dalle tensioni attuali per avere una commissione forte".

Le differenze su migranti e clima permangono, come ha spiegato il leader sovranista:

"I nostri punti di vista sono molto vicini per quanto riguarda la protezione delle frontiere, altrettanto vicini per quanto riguarda il fatto di avere un esercito europeo comune. Spiegherò al presidente perché le nostre visioni sono diverse riguardo l'immigrazione".

Nel paese magiaro Greta Thunberg è stata definita "una bimba malata" da un ministro ungherese.

"Siamo tra i primi scaglioni con meno emissioni di Co2. Dobbiamo continuare a migliorare, ma è importante trovare un equilibrio tra la crescita e la lotta contro il surriscaldamento climatico", ha spiegato Orban.

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    AGI - Individuato il target terapeutico per contrastare lo stato infiammatorio che si accompagna alla progressione del Covid-19. Si tratta di un anticorpo monoclonale già conosciuto che è in grado di bloccare la reazione infiammatoria indotta dall'infezione.Lo documenta lo studio condotto dai ricercatori dell'Università di Firenze su 30 pazienti dell'Azienda ospedaliero-universitaria Careggi sui quali è stata testata con successo la terapia che permette di regolare la risposta del sistema immunitario all'aggressione del virus.I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Journal of Clinical Investigation. Il team tutto fiorentino - composto dai ricercatori Unifi e dell'Aou Careggi - ha osservato nel sangue dei pazienti affetti da Covid-19 la diminuzione e l'alterazione nel funzionamento di un gruppo di cellule del sistema immunitario, causate dall'incremento dello stato infiammatorio che si associa alla progressione della malattia. “L'infezione del virus SARS-CoV-2, causa dell'insorgenza della malattia Covid-19, può decorrere asintomatica così come provocare vari gradi di polmonite, che possono richiedere anche supporto meccanico alla respirazione - spiega Francesco Annunziato, responsabile dello studio e docente di Patologia generale dell'Ateneo fiorentino -. La risposta immunitaria ha un ruolo cruciale nel combattere l'infezione virale, tuttavia, se è incontrollata, in alcuni casi può essere essa stessa causa di danno e portare allo sviluppo di una malattia acuta da distress respiratorio”. Nello studio sono stati reclutati 30 pazienti ricoverati presso l'Aou Careggi, a vari stadi della malattia. “Abbiamo osservato che nel sangue periferico dei pazienti affetti da Covid-19 ci sono ridotti livelli di tre sottopopolazioni di linfociti, i linfociti T e B e le cellule Natural Killer - prosegue il ricercatore -. Oltre a una riduzione numerica, queste cellule del sistema immunitario mostrano una capacità ridotta di produrre molecole ad azione antivirale, ancora inferiore nei pazienti che richiedono ricovero in terapia intensiva. Inoltre, il peggioramento della malattia è associato all'incremento della presenza nel sangue di IL-6, una proteina responsabile della ridotta funzionalità delle cellule Natural Killer”.Applicando una terapia basata sull'uso di un anticorpo monoclonale (già utilizzato per il trattamento dell'artrite reumatoide moderata-grave, dell'artrite idiopatica giovanile sistemica, della poliartrite idiopatica giovanile e per la sindrome da rilascio di citochine indotta dai linfociti CAR-T), i ricercatori sono riusciti a neutralizzare l'azione infiammatoria di IL-6 e a ripristinare alcune funzionalità delle cellule Natural Killer. “Un risultato - conclude Annunziato - che va nella direzione di aiutare il nostro sistema immunitario a rispondere con maggiore efficacia all'aggressione del SARS-CoV-2”.

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    De Luca contro Report: "Doppia querela"

    "Non perderemo tempo nei confronti di protagonisti campagne di aggressioni mediatiche. Zitti zitti, in questi due mesi e mezzo abbiamo già fatto come Regione Campania 6 querele per diffamazione. Lunedì scorso vi è stata un'altra trasmissionaccia per la quale le nostre querele arriveranno a 8, ne faremo altre 2". Lo ha detto il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, con riferimento alla trasmissione 'Report' di Rai3, senza nominarla nel corso della sua diretta social del venerdì pomeriggio.  "Quando vediamo qualche porcheria sugli organi di stampa e di informazione - ha spiegato De Luca - un minuto dopo arriva la querela per diffamazione, ma in silenzio, senza fare pubblicità gratuita a nessuno. Lunedì scorso vi è stata un'altra trasmissionaccia per la quale le nostre querele arriveranno a 8, ne faremo altre 2 in relazione a quella vergognosa campagna di aggressione mediatica su una rete della tv pubblica, con dei falsi vergognosi e clamorosi. Una doppia denuncia, perché in quel caso andremo sul piano penale ma anche sul piano civile, cioè del risarcimento". De Luca ha aggiunto che "in ogni paese civile del mondo un sedicente giornalista che dà una notizia clamorosamente falsa rispetto a un'Asl verrebbe licenziato dopo 5 minuti. In Italia viviamo in un contesto da circo equestre, per cui ognuno pensa di fare quello che vuole. Siamo un Paese nel quale si confonde per giornalismo d'inchiesta quello che in altri Paesi si chiama violenza privata o semplicemente cafoneria. Tra l'altro - ha concluso - lunedì sera in contemporanea c'era il film 'L'ultimo samurai' con Tom Cruise: come si fa a essere così masochisti da vedere quella trasmissionaccia invece di un film meraviglioso e coinvolgente? Vale per il futuro, non siate depravati da perdervi con le scemenze".

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    Esclusivo - Arresto Torzi, estorsione da 15 milioni alla Segreteria di Stato

    Estorsione da 15 milioni al Vaticano. E’ l’inquietante ipotesi che emerge dall’inchiesta di Oltretevere che ha portato oggi all’arresto di Gianluigi Torzi nell’ambito delle indagini sull’acquisto del palazzo di Sloane Avenue a Londra da parte della Santa Sede. Torzi, imprenditore molisano, stando alle ricostruzioni dell'accusa sarebbe entrato in contatto con la Segreteria di Stato per aiutarla a risolvere l’impasse della partecipazione al fondo Athena di Raffaele Mincione, partecipazione finanziata con i soldi dell’Obolo di San Pietro - destinati ai poveri - e costata alle casse vaticane - sempre secondo quanto ricostruito dagli inquirenti - perdite per svariati milioni di euro. Il broker ora agli arresti, però, stando alle accuse si sarebbe ben presto trasformato nell’uomo in grado di tenere in pugno la segreteria di Stato fino a portare a compimento una estorsione di 15 milioni. A mettere Torzi nelle condizioni di portare a segno un’estorsione al Vaticano è la truffa che, sempre secondo gli investigatori, l’imprenditore avrebbe commesso ai danni della Segreteria di Stato. In particolare, a quanto apprende l’Adnkronos, Torzi, che con la sua Gutt Sa aveva triangolato per la Santa Sede l’acquisto da Mincione dell’immobile di Londra al centro dell’inchiesta, avrebbe trattenuto senza farlo sapere alla Segreteria di Stato mille azioni (le uniche con diritto di voto) della società, con ciò impedendo di fatto al Vaticano (cui aveva ceduto 30mila azioni ma senza diritto di voto) di disporre del palazzo. Gli inquirenti avrebbero scoperto che nel corso di una riunione per convincere l’imprenditore a cedere le sue azioni e alla quale parteciparono anche monsignor Edgar Pena Parra, Sostituto della segreteria di Stato Vaticana, Giuseppe Maria Milanese, che avrebbe agito nell’interesse della Segreteria, l’avvocato dello studio Ernst & Young Manuele Intendente e Renato Giovannini, rettore vicario Università Guglielmo Marconi, Torzi si sarebbe detto disponibile a rinunciare, previo risarcimento delle spese e con un piccolo margine guadagno, somma che in un successivo incontro venne quantificata in 3 milioni di euro.  Tuttavia, nonostante l’accordo verbale, nell’ipotesi investigativa Torzi non avrebbe restituito le azioni residue della Gutt Sa. Anzi, la sua strategia ‘al rialzo’ sarebbe emersa nel corso di una drammatica e lunghissima riunione nello studio di Giovannini, dalla quale sarebbe venuto fuori che più persone erano state coinvolte nell’operazione e che somme di denaro erano state date o promesse anche ad “altri”. Vero? Falso? E chi sarebbero questi “altri”? E, ancora, che Enrico Crasso, gestore delle finanze della Segreteria di Stato attraverso Sogenel Capital Holding, e Fabrizio Tirabassi, responsabile dell’ufficio amministrativo della Segreteria di Stato, qualche giorno prima in un incontro a Milano gli avessero offerto 9 milioni di euro per cedere le azioni.  Una cifra consistente, ritenuta però insufficiente da Torzi che, secondo quanto riferito agli investigatori da più testimoni, sarebbe arrivato a ipotizzare la somma di 24 milioni e perfino di 30 milioni per restituire l’immobile di Londra alla Santa Sede, in un’escalation che a quanto apprende l’Adnkronos avrebbe spinto Giovannini, interrogato dagli inquirenti vaticani, a non poter negare che le richieste dell’imprenditore molisano avessero i toni di una “estorsione”.  Successivamente, nel corso di un incontro con il Sostituto della Segreteria Vaticana, Tirabassi e monsignor Alberto Perlasca, responsabile dell’ufficio amministrativo della Segreteria, dalle indagini sarebbe emerso che avrebbero proposto di prelevare i 20 milioni necessari a chiudere la transazione con Torzi dal cosiddetto Fondo discrezionale, un fondo creato nel 2015 per le spese discrezionali del Papa. Operazione che sarebbe finìta nel nulla anche grazie alla mediazione di monsignor Mauro Carlino che avrebbe convinto Torzi ad accettare 15 milioni anziché 20, al pagamento dei quali, secondo la procura vaticana, si sarebbe consumata l’estorsione. (di Mia Grassi e Tommaso Gallavotti)

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    Meloni e Salvini contro Bersani: "Dichiarazioni disgustose"

    "L'odio ideologico della sinistra non si ferma nemmeno davanti ai morti. Ascoltate queste vergognose dichiarazioni di Bersani". Il tweet è di Giorgia Meloni che posta una dichiarazione di Pier Luigi Bersani. L'ex segretario del Pd, intervistato da 'Carta Bianca', ha affermato: "Con il centrodestra al governo non sarebbero bastati i cimiteri".  "Il messaggio che il centrodestra sta dando da fuori e da dentro il parlamento è una coltellata al Paese - ha detto ancora Bersani - E questa gente qua, lo lasci dire a uno di Piacenza", città in cui ci sono stati molti morti da Covid, ricorda Bianca Berlinguer, "viene il dubbio che se avessero governato loro non sarebbero bastati i cimiteri".  'Bersani? Dichiarazioni disgustose. A me sembra una dichiarazione di un cretino... Ci sono 30mila morti e si scherza su questo. Davvero c'è qualcuno che non sta bene. Quando si fa polemica sui cimiteri, vuol dire che non stai bene'', ha commentato Matteo Salvini ospite del tg4.   "Chiaro che ho usato un’iperbole. Ma un ex ministro dell’interno che ridicolizza mascherine e distanziamento dopo che a pochi giorni dalla prima zona rossa chiedeva di aprire tutto si espone a un giudizio che, ripeto, per iperbole, confermo assolutamente", ha scritto su Twitter Bersani, replicando a Matteo Salvini e Giorgia Meloni.

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  • Sondaggio: Lega al top e Conte 'candidato' sposta voti
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    Sondaggio: Lega al top e Conte 'candidato' sposta voti

    Lega al top. E se il presidente del Consiglio Giuseppe Conte si candidasse sposterebbe voti nelle urne. E' il quadro delineato dal sondaggio realizzato dall'istituto di ricerca Quorum/YouTrend per Sky TG24 diffuso oggi dalla testata.  Il sondaggio ha rilevato le intenzioni di voto se domani ci fossero le Elezioni Politiche, misurando anche l’impatto che potrebbe avere una candidatura del premier Giuseppe Conte. Nella situazione attuale resta alto il tasso di indecisi e astenuti, pari al 55,1%. Tra chi ha espresso una preferenza, la Lega è il primo partito in Italia, con il 26,2% seguito dal Pd con il 21,6%. Il M5S si attesta nelle intenzioni di voto al 15,5%, poi Fratelli D’Italia al 15%, Forza Italia al 6,5%. Seguono Italia Viva con il 3,1%, la lista “La Sinistra” al 2,7%, Azione! al 2,4%, +Europa al 2,3% e la lista “Cambiamo” di Giovanni Toti allo 0,1%. Il 4,6% degli intervistati si orienterebbe invece verso altri partiti.  Queste invece le intenzioni di voto qualora il premier Giuseppe Conte fosse il candidato premier del M5S: indecisi e astenuti sarebbero il 53,5%, mentre tra chi esprime una preferenza la Lega sarebbe primo partito al 27,9%, seguita dal Movimento 5 Stelle – Conte al 19,9%, il Partito Democratico al 18,9%, Fratelli d’Italia al 14,6%, Forza Italia al 6,7%, La Sinistra al 2,5%, Azione! al 2,2%, Italia Viva al 2,1%, +Europa al 1,6%, Cambiamo al 0,9%, mentre sceglierebbe un altro partito il 2,7%.  La situazione muta in parte ipotizzando che il presidente del Consiglio presenti una sua lista: la voterebbe sicuramente o probabilmente il 24,1% del campione. Il 66,7% degli intervistati non la sceglierebbe, mentre è indeciso il 9,2%. A considerare l’idea di votare una lista del premier Conte sono il 33,7% degli elettori di centrosinistra, il 15,9% degli elettori del Centrodestra, il 66,3% degli elettori del M5S e il 20,4% degli indecisi.  Per quanto riguarda le intenzioni di voto, gli astenuti in questo caso sarebbero il 51,1%. Tra chi esprime una preferenza, la Lega sarebbe primo partito al 26,3%, seguita dal Partito Democratico al 16,5%, Fratelli d’Italia al 15,4%, la lista di Giuseppe Conte al 14,3%, Il Movimento 5 Stelle al 9,7%, Forza Italia al 5,7%, La Sinistra al 4,2%, Italia Viva all’1,8%, Azione! al 1,7%, +Europa al 1,5%, Cambiamo al 0,2%, mentre sceglierebbe un altro partito il 2,7%.  Gli elettori della eventuale lista del premier si sposterebbero principalmente dal bacino di indecisi e astenuti (ben il 51,1%), dagli elettori del M5S (19,4%) e del Partito Democratico (11,5%). Dagli altri partiti arriverebbero percentuali di elettori tra il 4,6% e lo 0,9%. In caso si verificasse una crisi di Governo la maggior parte degli intervistati vorrebbe nuove elezioni in autunno (il 35%). Seguono l’ipotesi di un nuovo Governo tecnico o di larghe intese guidato da Mario Draghi (17,6%), un nuovo Governo appoggiato da PD e Movimento 5 Stelle (8,6%), un nuovo Governo appoggiato da Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia e alcuni esponenti del Movimento 5 Stelle (8,5%), un nuovo Governo tecnico o di larghe intese guidato da una figura differente (7,3%). Non esprime un’opinione il 23% del campione.  Alla domanda se il presidente del Consiglio Conte sia più vicino al Partito Democratico o al Movimento 5 Stelle, il 37,6% del campione sostiene che sia intermedio fra i due partiti. Per il 28,7% è invece più vicino al Movimento 5 Stelle, mentre per il 15,7% è più vicino al Partito Democratico. Non sa o non risponde il 18%.

  • Lampedusa, incendiati vecchi barconi: aperta inchiesta
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    Lampedusa, incendiati vecchi barconi: aperta inchiesta

    Sono stati domati intorno alle 4 del mattino i due incendi appiccati nella notte a Lampedusa (Agrigento) nelle aree in cui sono stoccati i vecchi barconi utilizzati dai migranti per la traversata del Canale di Sicilia. Sulla natura dolosa dei roghi non sembrano esserci dubbi: le fiamme, infatti, sono divampate in due punti diversi e distanti, a Capo Ponente e a Cala Salina. Per tutta la notte diverse squadre dei vigili del fuoco e i carabinieri hanno lavorato per avere ragione del vasto fronte di fuoco con altissime lingue di fumo nero visibili anche a distanza. Sulla vicenda la Procura di Agrigento ha aperto un’inchiesta. Mercoledì scorso ignoti avevano imballato con sacchetti di plastica per la spazzatura e nastro adesivo la Porta d’Europa, il monumento di Mimmo Paladino omaggio allo spirito di accoglienza che da sempre contraddistingue la più grande delle Pelagie. Il sindaco Totò Martello, che aveva immediatamente presentato una denuncia, aveva parlato di "un'azione meschina che fa male all'immagine di Lampedusa e soprattutto fa male ai lampedusani". Ma sui social qualcuno aveva scritto: "Lampedusa comincia ad essere stufa di sbarchi e di un governo che favorisce l'immigrazione". Oggi sull'isola è atteso il ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano.    "Un’offesa a Lampedusa e al suo popolo, da sempre in prima linea sul fronte dell’accoglienza e un tentativo di destabilizzazione fatto da chi, approfittando dell’emergenza Covid-19, pensa di affermare con la forza e la violenza principi che non sono condivisi dal resto della popolazione", commenta all’Adnkronos è il sindaco di Lampedusa. Appena qualche giorno fa un altro episodio aveva suscitato l’indignazione del primo cittadino. Ignoti avevano imballato con nastro adesivo e sacchi per la spazzatura la Porta d’Europa, il monumento simbolo dello spirito di accoglienza della più grande delle Pelagie. "Lampedusa resta una terra ospitale e l’azione meschina di pochi non rappresenta l’intera comunità", dice adesso il sindaco. Quella di Provenzano è "una visita programmata prima degli incendi di stanotte", spiega Martello. Il faccia a faccia sarà l’occasione per discutere della situazione drammatica in cui si trova l’isola. "Qui è tutto bloccato, non ci sono turisti né prenotazioni. E d’altra parte qualcuno mi spieghi come potrebbero arrivare sull’isola se non ci sono i posti sufficienti in aereo. Impossibile così pensare di far ripartire il turismo".  Nelle scorse settimane gli operatori turistici erano scesi in piazza per lanciare il loro grido d’allarme e chiedere "concrete misure di sostegno". E dal primo cittadino arriva un appello al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli, perché sia convocato "al più presto" un tavolo tecnico per assicurare "collegamenti regolari a residenti, pendolari e turisti".

  • "Chi decide il ritorno alla normalità?" chiede Walter Veltroni
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    AGI

    "Chi decide il ritorno alla normalità?" chiede Walter Veltroni

    “Chi avrà il coraggio civile e la responsabilità istituzionale di dire, quando si potrà, che lo stato d'emergenza è finito e che si può ritornare a una vita davvero normale?” Se lo chiede in un intervento su Corriere della Sera Walter Veltroni.”Ci è voluto molto tempo, troppo tempo, per percepire la penetrazione del virus tra noi" seguita Veltroni "e molto per decidere, giustamente, di determinare, attraverso il lockdown, quella barriera alla diffusione del contagio che ha, evidentemente, funzionato”.“Da settimane, ormai, la velocità della curva dell'epidemia ha dapprima rallentato e ora sembra quasi essersi arrestata” ma “non bisogna abbassare la guardia, il virus può ripresentarsi in autunno o in inverno” sostiene ancora Veltroni che però si chiede anche: “Ma quale è il momento in cui qualcuno deciderà che si può tornare a lavorare, intraprendere, imparare e insegnare, relazionarsi con gli altri secondo quella 'normalità' della vita umana che non può essere considerata un'anomalia o un pericolo ma, semplicemente, il primo obiettivo da riconquistare?” perché “non è naturale usare le mascherine, non darsi la mano, non abbracciarsi, non poter condividere un luogo di lavoro, una classe scolastica o un evento culturale”. E se il Paese ha accettato tutto questo “con ben maggiore senso di responsabilità di quello mostrato da uomini politici che convocavano manifestazioni senza nessuna cura delle precauzioni rese necessarie” si deve immaginare anche “cosa questa frase produce in cittadini che vivono una così radicale trasformazione del modo di vivere”.“Questa non può essere la normalità” asserisce Veltroni, che aggiunge: “Ma, diciamoci la verità, molti virologi, epidemiologi, clinici di varia natura e orientamento hanno confessato onestamente la verità: questo virus, nella sua violenta e bruciante manifestazione, segue percorsi difficilmente prevedibili e spiegabili”.Secondo Veltroni, pertanto, la domanda è: fino a quando? Fino a quando, in presenza di una tendenza al 'contagio zero' si potrà tenere il Paese in ginocchio, le persone terrorizzate di perdere il lavoro, i bambini a scuola separati dal plexiglas e tutti impossibilitati a vivere una vita normale?”E la risposta che si dà è che “ci deve essere una scadenza. Senza forzature irresponsabili ma con la chiarezza dell'obiettivo. E, se possibile, in un clima civile come quello auspicato da Mattarella. Con la certezza che al momento dato, forse tra poco, qualcuno abbia il coraggio di decidere”, perché conclude “bisogna, da parte delle istituzioni, garantire ai cittadini l'onestà civile che muove le decisioni più difficili. Si deve assicurare che non si rinvierà per pavidità o furbizia politica”. Restituendo “presto agli italiani il diritto di vivere una vita normale”, anche perché “non si rimette in piedi un paziente morto”.