Ore 18, Palermo si spegne. Cala la paura del virus su movida e negozi

Wlady Pantaleone

Ore 18: calma piatta nel cuore di Palermo. Tutti gli esercizi commerciali, dalle grandi catene ai piccoli negozi etnici, calano le saracinesche per adeguarsi alle disposizioni legate all'emergenza coronavirus, emanate dal governo e in vigore su tutto il territorio nazionale. E dunque chiusi i bar - di solito affollati nel tardo pomeriggio - di via Principe di Belmonte, il salotto pedonale della città. Locali chiusi anche in piazzetta Bagnasco, ritrovo della movida palermitana fino a notte fonda, ma deserta.

C'è la coda - ordinata - per entrare al market mentre da Mc Donalds porte chiuse al pubblico e all'esterno ci sono solo i riders per le consegne a domicilio. "Noi possiamo soltanto sensibilizzare e invitare le persone a restare a casa - dice un maresciallo dei carabinieri di ronda nei pressi del Teatro Massimo con alcuni colleghi -  non possiamo di certo obbligarle. Ma devo dire che c'è stata grande collaborazione anche da parte dei commercianti: hanno chiuso anche alcuni che potevano non farlo".

Si avvicina un tassista, mentre i carabinieri spiegano ad alcuni giovani perché è preferibile rinunciare per qualche giorno "alla passeggiatina". "Maresciallo voi fate il vostro lavoro e noi vi rispettiamo e ci adeguiamo - dice - però certo tutti questi crocieristi che arrivano in centro adesso chi li controlla?". In via Maqueda - storico asse pedonale e colmo di locali food - non ci sono negozi aperti.

Il mesto viaggio fino ai Quattro Canti è un susseguirsi di saracinesche abbassate, dai mini market gestiti da cittadini del Bangladesh ai negozi di videogame, al popolare mercato all'aperto di via Bandiera: via le bancarelle, i venditori di street food sono scomparsi. Il timore del virus ha reso, almeno il primo giorno, tutti più responsabili.