Osservatore Romano: Chiesa faccia autocritica, ascoltare il popolo

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Città del Vaticano, 21 ago. (askanews) - La "ingarbugliata crisi della politica italiana" può essere l'occasione per la Chiesa di fare una "profonda autocritica" a tornare ad ascoltare il popolo, "parte essenziale della dimensione sinodale che il Papa con insistenza sta proponendo sin dall'inizio del suo pontificato": lo scrive in un editoriale di prima pagina il direttore dell'Osservatore Romano, Andrea Monda, che parte dalla diatriba sull'uso pubblico dei simboli religiosi da parte del ministro dell'Interno Matteo Salvini - mai citato espressamente - per sottolineare che, al di sotto della cronaca, "il popolo non è stato ascoltato".

Nel corsivo intitolato "Un'occasione per ripartire", il direttore del giornale vaticano parte da un passaggio-chiave del discorso pronunciato al Senato dal premier Giuseppe Conte prima di salire al Quirinale per dimettersi: "Chi ha compiti di responsabilità dovrebbe evitare di accostare agli slogan politici i simboli religiosi. Sono episodi di incoscienza religiosa, che rischiano di offendere il sentimento dei credenti e nello stesso tempo di oscurare il principio di laicità, tratto fondamentale dello Stato moderno". Questo passaggio "tocca un punto cruciale non solo dell'attuale momento politico ma della storia politica italiana", chiosa Monda, che imposta il suo ragionamento a partire dal motto di Spinoza "non ridere non lugere neque detestari sed intelligere": "Cerchiamo di frenare i nostri primi impulsi e di non deridere, non compiangere né disprezzare ma di comprendere: come si è arrivati a questo?", ossia alla pubblica esposizione dei simboli religiosi. "L'educazione è in effetti il punto chiave, un'educazione che forse nel corso dei decenni è stata ridotta a istruzione, a una forma di mera guida e governo 'dall'alto', e questo slittamento di significato ha riguardato sia la politica sia la Chiesa cattolica, entrambe si sono dimenticate che per educare è essenziale come primo passo l'ascoltare. Il popolo - scrive il direttore dell'Osservatore Romano - non è stato ascoltato. I fattori che hanno causato questo stato di cose sono molteplici e infatti sembra indubbio che - paradossalmente - un posto di rilievo lo ha avuto anche la progressiva emarginazione del 'religioso' dalla scena pubblica attraverso il complesso fenomeno che passa sotto il nome di secolarizzazione. In Italia non si è arrivati alla situazione propria della Francia, in cui proprio i simboli religiosi sono stati messi sotto accusa e espulsi anche fisicamente dalla vita pubblica attraverso legislazioni e normative penali, però anche in Italia si è affermato un assetto sociale che ha reso superfluo e superato ogni riferimento alla dimensione religiosa per cui il dominus è oggi il principio economico e tecnologico che inevitabilmente spinge verso un prepotente individualismo inaridendo ogni senso di appartenenza, tanto più se legata alla sfera religiosa vista come un residuo folkloristico di epoche antiche, tendenzialmente "buie" e superstiziose. Il discredito che a livello 'alto', della politica e del mondo culturale e intellettuale, è stato riversato sulla religione ha finito per provocare una reazione quasi istintiva per cui quei simboli religiosi hanno di fatto tradito la loro stessa natura: se infatti 'sim-bolo' significa ciò che unisce, oggi assistiamo ad una spaccatura, tra chi li vede con fastidio e avversione e cerca di espungerli dalla vita sociale e chi invece a quei simboli si aggrappa come ad un feticcio dal forte valore identitario che però rischia di tradire il significato che essi rappresentano".

Per Monda, "se non si scioglie questo nodo la crisi politica potrà pure risolversi a livello parlamentare, con un passaggio elettorale o con un nuovo governo, ma la vera crisi, quella che affonda le radici nel vivere quotidiano e nelle esistenze reali degli italiani, non sarà minimamente affrontata".

"In questa situazione - scrive ancora il direttore dell'Osservatore Romano - la Chiesa cattolica, cioè il popolo dei cristiani, può senz'altro giocare un ruolo decisivo. Potrà farlo se innanzitutto avrà il coraggio di fare una profonda autocritica, in particolare per quella mancanza di ascolto già accennata e che è parte essenziale della dimensione sinodale che il Papa con insistenza sta proponendo sin dall'inizio del suo pontificato".

Monda sottolinea che "dal Vangelo è scaturita quella forza che ha portato all'affermazione della laicità, che non può però essere ridotta a laicismo, cioè a liquidare snobisticamente in nome di un malinteso razionalismo tutto ciò che riguarda la sfera religiosa anche perché questa rimozione impoverisce l'esperienza umana e fa torto alla sua ricchezza e complessità creando inevitabili reazioni che spesso si spingono agli eccessi opposti del fanatismo irrazionale e alla fine del fondamentalismo. Su questo sentiero sottile e delicato tra i due rischi opposti si è sempre mossa e deve continuare a farlo con coraggio la Chiesa cattolica e allora anche questa ingarbugliata crisi della politica italiana può (e deve) rivelarsi un'occasione per una severa riflessione sul passato in vista di una urgente ripartenza dalle basi, cioè dall'ascolto del popolo e dei suoi bisogni e quindi dall'educazione, una ripartenza di cui l'Italia ha drammaticamente bisogno".