Osteoporosi, regole più chiare per prescrivere la vitamina D

Roma, 26 nov. (askanews) - Osteoporosi, carenza di vitamina D e nuove regolamentazioni prescrittive. E' il tema al centro dell'intervista con Salvatore Minisola, professore ordinario di Medicina interna all'Università La Sapienza di Roma.

Il professore spiega l'importanza della vitamina D che, ha detto "ha il ruolo essenziale di favorire l'assorbimento intestinale del calcio, per farlo arrivare ai tessuti scheletrici. La carenza si manifesta con alcune malattie specifiche che sono costituite dal vecchio rachitismo e da un'altra malattia metabolioca dello scheletro. Ma gradi lievi di carenza di vitamina D esistono anche nell'osteoporosi".

La possibilità di avere una adeguata quota di vitamina D, ha proseguito Minisola, "dipende essenzialmente da due fattori: vi è la possibilità di introdurla con la dieta, ma la dieta mediterranea non è tale da fornire una adeguata quantità. La seconda e più fisiologica via di avere un patrimonio vitaminico D adeguato è quella di esporsi alla luce solare. Altrimenti bisogna ricevere una supplementazione farmacologica".

Secondo il professore, ci sono "quattro categorie di persone a cui la vitamina D va somministrata: innanzitutto, i bambini che devono calcificare le loro ossa; secondo le donne gravide perché un adeguato livello di vitamina D può avere effetti benefici nel neonato dopo la nascita; terzo, tutte le persone che assumono farmaci per la osteorpori. Quarta categoria tutte le perrsone in cui è documentata una carenza di vitamina D".

"L'Aifa recentemente, nel tentativo di contenere il prezzo dei farmaci in genere e della vitamina D - ha aggiunto il professore - ha dato delle regole per le prescrivibilità del farmaco. Io non vedo la nota Aifa come molto brillante perché non risolve alla base alcuni problemi, alcuni passaggi creano confusione". Ad esempio, si prescrive la vitamina D nel caso di dolori ossei di lunga durata, ma chi non li ha, soprattutto ad una certa età?, si chiede il professore. "Credo che forse sentendo le persone che quotidianamente hanno di fronte questi malati, forse questo problema si sarebbe potuto affrontare in un modo migliore. Io penso che ci sia stata una overprescrizione di vitamina D in persone che non ne avevano bisogno ma sono altrettanto convinto che ci sia una larghissima fetta di popolazione in cui c'è una carenza di vitamina D che non viene trattata". Così si sposta la spesa dal settore farmaceutico al settore diagnostico "senza pensare ai problemi delle singole unità sanitarie locali. Io penso che sicuramente l'intento era lodevole ma personalmente per me che ho passato una vita a studiare questi problemi, credo che la nota poteva sicuramente essere impostata in maniera migliore".

In conclusione, "credo che la nota sia da rivedere sentendo il parere di coloro che vivono quotidianamente" queste esperienze e "hanno una caratura scientifica in questo ambito".