Oxfam/Emergency: "Dal G20 nessun passo concreto su vaccino globale"

·5 minuto per la lettura
(Photo: Andreea Campeanu via Getty Images)
(Photo: Andreea Campeanu via Getty Images)

Nel Patto di Roma – documento composto da 33 punti in 11 pagine – il tema dell’accessibilità ai vaccini e agli strumenti diagnostici è solo una delle quattro “aree di priorità” individuate dai ministri della Salute del G20 riuniti da due giorni a Roma. Nel testo i ministri si impegnano a “lavorare per migliorare l’accesso tempestivo, equo e globale a vaccini, terapie e strumenti diagnostici anti-Covid sicuri, convenienti ed efficaci”. Ma si tratta, appunto, di impegni generici che tradiscono ancora una volta il disperato bisogno di vaccini che affligge i paesi più poveri. Come denunciano Emergency e Oxfam, unite nel criticare l’assenza di passi concreti per arginare lo scandalo della diseguaglianza vaccinale.

I ministri del G20, in linea con l’OMS, affermano di sostenere l’obiettivo di vaccinare almeno il 40% della popolazione mondiale entro la fine del 2021. “Riaffermiamo – si legge nel documento - l’impegno dei nostri leader al Global Health Summit per rafforzare le attività locali e la capacità di produzione regionale, sviluppare la capacità di regolamentazione regionale e promuovere standard minimi per la qualità dei prodotti medici. Sosteniamo gli sforzi di collaborazione in questo senso, in particolare l’Access to COVID-19 Tools Accelerator (ACT-A) e la sua struttura Covax, compreso il rafforzamento di Health Systems Connector e altre iniziative pertinenti, e invitiamo i partner a sostenere la chiusura del deficit di finanziamento dell’ACT-A”.

E ancora: “Dobbiamo continuare sostenere il lavoro di partner chiave come OMS, Unitaid e Medicines Patent Pool per facilitare il trasferimento volontario di tecnologia a condizioni concordate, il modellamento del mercato e l’aumento delle capacità produttive locali in tutto il mondo, così come importanti iniziative globali di ricerca e innovazione come la Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (CEPI) e la Global Research Collaboration for Infectious Disease Preparedness (GloPID-R)”.

Dichiarazioni che lasciano profondamente insoddisfatte due delle ong che dall’inizio della pandemia più si sono battute per chiedere una vaccinazione alla portata di tutti. “Nella risposta alla pandemia, in termini di accesso globale ai vaccini, nessun passo decisivo e concreto è stato impresso per la definizione di strategie e strumenti di medio e lungo periodo, che di fronte a future pandemie, permettano di cambiare il paradigma e mettere fine alle vergognose disuguaglianze nell’accesso alle cure e ai vaccini”, affermano Sara Albiani, policy advisor sulla salute globale di Oxfam Italia, e Rossella Miccio, presidente di Emergency.

I dati sono eloquenti, come ha riconosciuto il presidente Draghi in occasione del G20 Compact with Africa: nei paesi ad alto reddito quasi il 60% della popolazione ha ricevuto almeno una dose, mentre in quelli a basso reddito appena l’1,4%. Da tempo si parala di fallimento morale: il British Medical Journal è arrivato a chiedersi se non possa essere considerato un crimine contro l’umanità. Ma si tratta anche di un fallimento di politica sanitaria globale: vaccinare solo una fetta (per altro minoritaria) della popolazione mondiale e lasciare che il virus circoli indisturbato nei paesi a basso e medio reddito, semplicemente significa lasciare le porte aperte a pericolose varianti, come l’esperienza indiana dovrebbe aver insegnato.

Per Albiani e Miccio, “l’inerzia dei governi è inaccettabile”. “La dichiarazione adottata oggi dalla Ministeriale Salute, al netto di importanti dichiarazioni di principio, per altro condivisibili, sui vaccini come bene pubblico globale, non offre risposte concrete alla sfida più drammatica e urgente posta dalla pandemia. Abbiamo bisogno adesso di soluzioni, di un vaccino per tutti ovunque, non di un vaccino per pochi a difesa degli interessi di alcuni. Nella migliore delle ipotesi, un posizionamento più chiaro in proposito sarà demandato al summit dei leader del G20 di fine ottobre. Nella peggiore, si continuerà a navigare a vista, perpetrando il sistema vigente: Covax, donazioni delle dosi (iniziative lodevoli, ma al momento insufficienti), licenze volontarie e generico supporto al trasferimento tecnologico”.

È una corsa contro il tempo, nella quale siamo già drammaticamente in ritardo. Secondo le due ong, parte della People’s Vaccine Alliance, servono soluzioni più incisive e coraggiose, che rivedano il sistema monopolistico che tutela la proprietà intellettuale delle case farmaceutiche, che sostengano con forza il trasferimento di tecnologie e know-how, che intervengano a supporto della capacità produttiva a livello globale.

Ormai un anno fa India e Sud Africa hanno presentato all’Organizzazione Mondiale del Commercio una proposta di sospensione dei brevetti; più di un anno fa l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato la prima “call to action” per la condivisione della tecnologia e del know-how sui vaccini Covid-19. Nel frattempo il virus continua a circolare, le persone a morire e i vaccini a scarseggiare.

Dall’inizio della pandemia a livello globale i morti sono stati 4.5 milioni, secondo le stime ufficiali. Tuttavia proprio di pochi giorni fa è l’aggiornamento delle stime elaborate dall’Economist secondo cui le morti in eccesso a livello globale dall’inizio della pandemia, hanno raggiunto un totale di 15 milioni. Quattro sono le varianti potenzialmente in grado di “bucare” i vaccini e monitorate dall’OMS: Alpha, Beta, Gamma e Delta.

A maggio, il direttore generale dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus aveva chiesto un impegno globale per assicurare che entro fine settembre in ogni paese del mondo la copertura vaccinale fosse del 10%, obiettivo di per sé bassissimo e che comunque in molti paesi non sarà possibile raggiungere se si conferma il trend attuale.

“Ci appelliamo ai leader del G20 perché possano recuperare nel summit finale il coraggio e l’ambizione per intraprendere un reale cambio di rotta adottando misure, come la sospensione dei monopoli sui vaccini, la condivisione della tecnologia e del know-how, che possano disinnescare la spirale di disuguaglianza nell’accesso alle cure che la pandemia ha ulteriormente esacerbato, rendendo così attuale e non solo dichiarato il principio dei vaccini come bene pubblico globale”, concludono Albiani e Miccio. L’auspicio, dopo aver letto le 11 pagine del Patto di Roma, è che ci siano almeno le basi per non ripetere in futuro un fallimento così macroscopico.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

Leggi anche...

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli