Ozonoterapia, una speranza nella lotta al Coronavirus

(Foto Claudio Furlan - LaPresse)

Una speranza nella lotta al Coronavirus arriva dall'ozonoterapia. Le sperimentazioni sono partite in diversi ospedali e dimostrano come il trattamento contribuisca a evitare la terapia intensiva. A Udine, su 36 malati con polmonite e difficoltà respiratorie, soltanto uno è stato intubato: gli altri sono tutti migliorati e alcuni addirittura già dimessi dall’ospedale.

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Come funziona

Con l’ozonoterapia, vengono prelevati 200 millilitri di sangue dal paziente affetto da COVID-19 che poi vengono ozonizzati con un apposito macchinario e infine reiniettati. L’infusione di ozono contribuisce a potenziare la risposta dell’organismo. Associata ai farmaci antivirali, ha dimostrato un rallentamento dell'infiammazione e una riduzione dei danni ai polmoni. Effetti collaterali non se ne evidenziano, sottolinea chi l'ha sperimentata come il direttore del Dipartimento di anestesia e rianimazione dell’Azienda sanitaria universitaria “Friuli centrale”, Amato De Monte.

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I benefici

“Dopo sole tre sedute – spiega De Monte a Repubblica – abbiamo visto miglioramenti clamorosi, con una decisiva riduzione del bisogno di supporto di ossigeno”. La sperimentazione è partita ufficialmente anche al Policlinico Umberto I di Roma, come racconta il professor Fabio Araimo Morselli, direttore dell’unità operativa “Ospedale senza dolore” alla Stampa: "Ero in contatto da gennaio con colleghi cinesi che già utilizzavano questa tecnica ma per alleviare il dolore nello stadio avanzato della malattia. Io ho pensato potesse essere utilizzata prima. L’ozono infatti ha la capacità di ridurre l’infiammazione polmonare che questa malattia causa nei malati. Il difficile è capire il punto esatto in cui intervenire, ma ci stiamo lavorando”.

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La richiesta all'Aifa

Visti i dati positivi ottenuti, è partita la richiesta di autorizzazione all’Agenzia italiana del farmaco e al Comitato etico dell’istituto Spallanzani di Roma per procedere con uno studio su 200 pazienti affetti da Coronavirus. In modo da poter avere un riconoscimento ufficiale dal punto di vista metodologico a livello di comunità scientifica internazionale.

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