P2, Teodori: "Non volevano colpo di Stato ma 'stabilizzare' potere di cui erano parte"

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"La scoperta delle liste confermò che sotto la politica ufficiale, vi era un livello sotterraneo che trattava gli affari illegittimi". Così Massimo Teodori, leader radicale offre la sua lettura del fenomeno P2, ricordando con l'AdnKronos quanto successe 40 anni fa. "La scoperta" delle liste della P2 "fece sensazione per il numero di persone implicate della politica, stampa, economia pubblica e privata, finanza, forze armate, servizi segreti", ricorda il radicale: "Ma non si trattava, come gran parte della Dc e del Pci sostenevano, di una congrega che voleva fare un colpo di Stato, bensì esattamente del contrario".

"Per me, all'epoca parlamentare radicale estraneo ai giochi di potere - spiega Teodori, che fu membro della Commissione d'inchiesta parlamentare guidata da Tina Anselmi, istituita nell''81 - quello che emergeva era l’effetto della democrazia senza ricambi e del continuismo consociativo che includeva non solo le forze allora di maggioranze (dalla Dc al Psi) ma anche settori importanti del partito di opposizione, il Pci, tutto proteso a cercare di co-governare".

Per Teodori, che lavorerà alla sua relazione di minoranza della Commissione d'inchiesta "Gelli e la gran parte dei pezzi grossi delle liste avevano interesse a stabilizzare il sistema di potere dove erano inseriti per come era, con un volto ufficiale e uno sotterraneo dedicato ad operazioni illegittime e agli affari personali di denaro e carriera. La loggia aveva al suo centro il potere, da chiunque fosse esercitato".

Teodori distingue tra massoneria 'tradizionale' e quanto messo in piedi da Gelli: "A me - sottolinea - è sempre sembrato che quella rete avesse poco a che fare con la storia della massoneria, se non per il fatto che usava l’etichetta della vecchia loggia d’eccellenza del Grande Oriente d’Italia". E non risparmia una frecciata a chi "con mentalità cattolico-tradizionalista e complottista, come la presidente Tina Anselmi, puntavano sulla demonizzazione della massoneria che faceva comodo alla politica".

"In realtà Gelli - sostiene l'ex parlamentare del partito di Marco Pannella - era un genio organizzativo avendo collegato, all’insegna di chiacchiere massoniche, sotto il suo dominio i più potenti settori della vita pubblica". "Non ho mai creduto al programma 'sovversivo' e di riforma costituzionale della P2. Ostentavano tanti pezzi di riforme istituzionali che circolavano in diversi ambienti e messi insieme con maestria dall’ex segretario generale della Camera Casentino, per dare una facciata politicamente rispettabile alla rete degli affaristi".

"Certo negli anni settanta il mondo era diviso in due blocchi e i piduisti delle forze armate e dei servizi facevano comodo ai settori più avventuristi dell’atlantismo, ma anche questi circuiti erano inseriti in un grande gioco di potere la cui chiave di volta restava l’informazione occulta e il ricatto. Non appena si conobbero nomi e carte, tutto svanì", conclude Teodori.