Padri separati non collocatari: i genitori dimenticati

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padri separati non collocatari
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Quando i coniugi si separano, il marito subisce spesso un danno economico rilevante sia per se stesso, arrivando talvolta addirittura a compromettere la dignità della propria vita, sia per i figli. Per i padri non collocatari, a questo si affianca un danno emotivo provocato dal distacco dai figli, che potranno vedere solo in giornate stabilite, come se fossero dei genitori di categoria B, che hanno un ruolo minore nella crescita e formazione dei figli, nei casi estremi (ma oggi questo accade sempre più raramente) relegati a bancomat con l’unico compito di versare gli assegni di mantenimento, a volta senza tenere conto delle reali disponibilità.

Per questo, a mio avviso e alla luce degli anni trascorsi in tribunale come avvocato esperto in diritto di famiglia, una delle riforme più urgenti riguarda proprio i padri non collocatari dei figli minori, che, quindi, devono allontanarsi da quella che è stata la loro casa e devono versare un contributo economico per il loro mantenimento.

Da tempo, oramai, i Tribunali valutano con attenzione non solo i modelli fiscali, e cioè i redditi al netto percepito, ma anche le spese che bisogna sostenere e, quindi, il reale netto con cui un soggetto può garantire per sé un tenore di vita dignitoso.

Si fa una valutazione detraendo dallo stipendio netto le spese da sostenere necessariamente: affitto di casa, utenze, alimenti, spese varie di vita, e si considera solo dopo tale analisi la somma da statuire per il contributo economico al mantenimento dei figli.

Ricordiamo, che la spesa che più di tutte impoverisce il soggetto che deve allontanarsi da casa è il canone di locazione di un nuovo immobile, che deve essere sufficientemente spazioso da permettere al genitore di ospitare decorosamente i figli. Più volte si è discusso di alloggi comunali per i padri separati, ma la realtà, purtroppo, è ben diversa, e i fatti di cronaca riportano spesso di alcuni padri che, spiace ricordarlo, sono costretti a vivere in auto!

Certamente nella valutazione del Giudice primariamente si ha l’obiettivo di tutelare i minori, ma sempre tenendo nel giusto conto anche la vita dei genitori. Bisogna aiutare questi soggetti a condurre una vita dignitosa per se stessi e per garantire ai loro figli una bigenitorialità, che dovrebbe essere sempre il fine in una causa di separazioni, salvo quando questo costituisca una minaccia per i minori.

I progetti di riforma in questo ambito sono tanti e devono essere approvati con celerità, soprattutto per assicurare alloggi ai padri separati che non hanno possibilità di pagare affitti nei quartieri dove vivono i loro figli. Anche ciò rappresenta e dimostra la civiltà di un paese.

I dati della Caritas sono allarmanti, sempre più padri chiedono aiuto a tali strutture dopo la rottura matrimoniale, poiché anche mettere la cena in tavola diventa una vera impresa. Ad oggi poi con la grave crisi economica che stiamo vivendo a causa della pandemia, i dati stanno diventando ancora più critici. Per questo bisogna intervenire con urgenza.

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