I Paesi poveri guardano a Cina e Russia per il vaccino contro il Covid

Francesco Russo
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AGI - L'efficacia dei vaccini contro il Covid sviluppati da Pfizer/BionTech e Moderna è finora un'eccellente notizia solo per i Paesi ricchi. Quasi tutte le dosi che queste aziende prevedono di produrre nel 2021 sono già state prenotate da potenze economiche come Usa, Europa e Giappone. Le nazioni più povere del mondo rimangono invece ancora alla finestra e guardano con speranza ai vaccini prodotti dalla Cina e dalla Russia, che nella risposta alla pandemia trovano così un'occasione formidabile per espandere il loro 'soft power' in aree come l'Africa o il Sud Est asiatico.

Il presidente russo, Vladimir Putin, ha oggi assicurato che Mosca è pronta a fornire ai Paesi più bisognosi i vaccini che sta sviluppando. Quello nello stadio più avanzato della sperimentazione è lo Sputnik V dell'istituto Gamaleya, il quale ha comunicato lo scorso 11 novembre che il farmaco è risultato efficace al 90%. Parte della comunità scientifica è però perplessa di fronte a questo annuncio, in quanto il protocollo seguito rimane segreto e i dati riguardano solo 16 mila pazienti dei 40 mila che stanno prendendo parte ai test.

Alcune settimane fa era emerso che la Russia non aveva abbastanza dosi da completare la 'Fase 3' della sperimentazione a causa di una catena produttiva ancora indietro rispetto alle necessità del Paese. Prima di poter aiutare gli altri, la Russia ha quindi bisogno di assicurarsi abbastanza dosi per poter vaccinare la propria popolazione, a fronte di un bilancio dell'epidemia che vede infezioni e decessi continuare a macinare nuovi record. Ciò spiegherebbe perché la Russia sia una delle pochissime nazioni a non fare ancora parte di Covax, l'iniziativa lanciata dall'Oms per garantire un'equa distribuzione del vaccino nel mondo.

Il piano Covax dell'Oms

Il piano Covax, al quale solo gli Usa hanno detto no in maniera preventiva, prevede che le nazioni più ricche forniscano fondi per consentire la distribuzione dei vaccini in 92 Paesi a basso o medio reddito che altrimenti non potrebbero permetterseli. Non si conosce l'entità della cifra stanziata dalla Cina ma l'obiettivo di due miliardi di dollari è stato non solo raggiunto ma superato in seguito all'adesione di Pechino.

La vera differenza non la faranno però i soldi versati a Covax bensì le dosi fornite direttamente ai bisognosi, ed è qua che il Dragone ha da giocare una carta formidabile per l'espansione della propria leadership globale, una volta che sarà riuscito a mettere sul mercato una quantità sufficiente di vaccini (a economie emergenti come Messico e Brasile sono state invece fornite le tecnologie per produrre i vaccini cinesi in loco).

Alcune nazioni del G7, se con una mano donano a Covax, con l'altra fanno incetta di vaccini lasciando a bocca asciutta in partenza quelle stesse nazioni che dovrebbero aiutare. Chi poteva permetterselo ha infatti effettuato prenotazioni in misura molto più larga delle reali necessità, così da massimizzare la possibilità di una rapida campagna di vaccinazioni. Secondo la Duke University della North Carolina, sono già state comprate 6,4 miliardi di dosi di potenziali vaccini e l'acquisto di altri 3,2 miliardi è già opzionato o oggetto di trattativa. E, al momento, i vaccini di Moderna e Pfizer non fanno nemmeno parte di Covax.

Da tenere d'occhio anche l'India che, data la sua enorme popolazione, è al momento tra le nazioni che hanno prenotato più dosi ma si candida al ruolo di futuro benefattore. "Ci sono vaccini che stanno venendo sviluppati in India e, con la nostra capacità produttiva, prevedo che i prezzi potrebbero scendere molto velocemente e la disponibilità per i Paesi a medio e basso reddito sarà molto alta", ha spiegato alla Bbc il virologo indiano Chandrakant Lahariya.